Attacchi di Parigi, Roberti: «Soldi trasferiti in Italia da un attentatore»

Il Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo: «Flussi di denaro da un jihadista del 13 novembre verso la Penisola grazie al money transfer».

22 Settembre 2016

Il Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Franco Roberti.

(© Ansa) Il Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Franco Roberti.

«Dopo gli attentati di Parigi abbiamo ricostruito, seguendo i money transfer, una rete che, partendo da uno degli attentatori di Parigi è finita in Italia. Ci sono indagini in corso», ha detto il Procuratore nazionale antimafia ed antiterrorismo, Franco Roberti, in audizione alle commissioni riunite Affari costituzionali e Giustizia della Camera.
RETE DI MONEY TRANSFER. «I flussi», ha spiegato Roberti, «sono partiti dall'attentatore e sono finiti ad un tizio che stava qui in Italia. Poi da questo tizio sono partiti altri trasferimenti attraverso money transfer verso altri soggetti che stanno in Italia e all'estero. Stiamo ricostruendo la rete che può anche essere un gruppo predisposto a fare atti di terrorismo nel nostro e in altri Paesi».
«È importante», ha aggiunto il procuratore, «avere gli strumenti per intervenire e prevenire. Negli attentati di Parigi e Bruxelles siamo arrivati tardi a ricostruire i flussi finanziari ma ci siamo arrivati».
PIÙ CONTROLLI SUI TRASFERIMENTI E PIÙ INTERPRETI. Il Procuratore ha illustrato quelle che ritiene siano le misure più urgenti da approntare per la lotta al terrorismo. Il piano si può sintetizzare in due punti: più interpreti nei tribunali per le indagini sul terrorismo e maggiori controlli sui money transfer da cui passano i finanziamenti alle cellule jihadiste.
«Servono», ha spiegato Roberti,«interpreti affidabili per lingue e dialetti spesso incomprensibili. Questo è un problema serio sia per il numero esiguo che per la loro affidabilità». Il procuratore ha anche auspicato il «potenziamento degli uffici giudiziari che devono esser forniti di tecnologie più sofisticate per le intercettazioni telematiche».
LE RESPONSABILITÀ DELLE AZIENDE. Quanto ai money transfer, ha sottolineato, «è opportuno accentuare il controllo. Tutti gli attentati jihadisti, dall'11 settembre a Parigi e Bruxelles, sono stati preceduti da rimesse in denaro verso gli autori degli attentati stessi».
In proposito, il procuratore ha puntato l'indice contro agenzie che hanno filiali in Italia e sede legale in Paesi europei «e che difficilmente fanno segnalazioni di movimenti sospetti: così sfugge una parte di flussi potenzialmente destinati a finanziare attività terroristiche».

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