Attentati a Bruxelles, le cose da sapere

Faysal Cheffou rilasciato. Ma resta indagato. El Bakroui passò dall'Italia. Cosa sappiamo degli attentati di Bruxelles.

29 Marzo 2016

Mentre Bruxelles cerca di risollevarsi dagli attentati terroristici più gravi mai avvenuti su suolo belga, gli inquirenti cercano di fare luce sui responsabili degli attacchi all'aeroporto e alla metropolitana, che hanno causato almeno 35 morti e 300 feriti.
Il primo ministro Charles Michel ha rifiutato le dimissioni del ministro degli Interni Jan Jambon e quelle del ministro della Giustizia, Koen Geens.
Dopo tre giorni, la sera del 24 marzo il livello di allerta in Belgio è stato abbassato dal livello 4 al livello 3.
Ecco il punto sugli attentatori, le vittime e le indagini in corso.

Gli attentatori: identificati tre kamikaze

È stata confermata l'identità di tre kamikaze: si tratta di Khalid e Ibrahim el Bakraoui, due fratelli identificati come responsabili rispettivamente degli attacchi alla fermata della metro Maelbeek e all'aeroporto di Zaventem.
Naijim Laachraoui è il terzo terrorista identificato: è l'uomo a sinistra nella foto tratta dalle telecamere di sorveglianza dell'aeroporto, e si è fatto saltare in aria.

 

  • La ricostruzione della strage all'aeroporto di Zaventem.


L'uomo col cappello, invece, è fuggito dopo aver lasciato il suo borsone con l'esplosivo e non è stato ancora identificato.
Ibrahim el Bakraoui, secondo quanto rivelato dalla Turchia, era stato arrestato al confine con la Siria nel giugno del 2015. Estradato in Belgio, era stato però rilasciato.
Secondo i media belgi ci sarebbe stato anche un altro uomo alla metro di Malbeek, al fianco di Khalid el Bakraoui. L'uomo è stato ripreso dalla telecamera di sorveglianza mentre trasportava una grossa borsa.
PRECEDENTI NON LEGATI AL TERRORISMO. I due avevano precedenti penali non legati a terrorismo, ed entrambi erano di nazionalità belga. Ibrahim è stato identificato grazie all'immagine ripresa da una telecamera all'aeroporto di Zaventem, mentre non è stata confermata l'identità dei due uomini che appaiono insieme a lui.
La polizia ha recuperato il computer appartenente a Ibrahim, nel quale è stato trovato il suo 'testamento'. In un messaggio audio recuperato dagli inquirenti i due fratelli dicono di voler agire per vendicare «l'arresto di Salah Abdeslam, il 18 marzo».
SALAH DOVEVA PARTECIPARE. I media belgi hanno reso noto che lo stesso Salah stava organizzando insieme ad altri due complici - Mohamed Belkaid e Amine Choukri - un attacco a colpi di kalashnikov per le strade di Bruxelles, mentre il gruppo di terroristi partito dal covo di Schaerbeek avrebbe dovuto farsi saltare in aria mettendo così in atto un piano analogo a quello di Parigi.

 

  • Da sinistra: il kamikaze dell'aeroporto non ancora identificato; Ibrahim el Bakraoui, morto nell'attentato a Zaventem; Najim Laachraoui (identità non confermata): la notizia del suo arresto è stata smentita.

L'uomo col cappello non è Faysal Cheffou

Il 25 marzo il suo nome era stato indicato come quello del terzo uomo dell'aeroporto Zaventem. Faysal Cheffou, giornalista free lance specializzato in fenomeni migratori, era stato arrestato dalla polizia belga dopo le accuse del tassista che ha accompagnato i terroristi sul posto.
SCARCERATO MA INDAGATO. Cheffou è poi stato scarcerato il 28 marzo per insufficienza di prove, ma rimane indagato. Secondo la ricostruzione fatta dagli investigatori, la mattina degli attacchi si sarebbe svegliato proprio mentre avveniva l'attentato in aeroporto.

El Bakraoui è passato dall'Italia

È passato dall'Italia Khalid el Bakraoui, l'uomo che si è fatto esplodere nella metro di Malbeek. Il 23 luglio 2015 era atterrato all'aeroporto di Treviso alle 8.30, con un volo Ryanair proveniente da Charleroi. La mattina successiva era ripartito per Atene dopo una notte all'hotel Courtyard di Tessera.
HA USATO L'IDENTITÀ DI UN CALCIATORE. El Bakroui avrebbe anche usato l'identità dell'ex calciatore dell'Inter Ibrahim Maaroufi per affittare un appartamento di Charleroi divenuto un covo del commando delle stragi di Parigi.
 

Le vittime: probabilmente c'è anche un'italiana    

L'ultimo bilancio parla di almeno 35 morti e 300 feriti. Di questi, 12 sono deceduti nella duplice esplosione all'aeroporto, e 20 in quella nella metropolitana di Maelbeek, che si trova vicino alle istituzioni europee.
LE VITTIME IDENTIFICATE. Procede con lentezza l'accertamento dei cadaveri. La peruviana Adelma Tapia Ruiz è stata la prima vittima ad essere identificata. La donna è morta negli attacchi all'aeroporto, dove doveva prendere un aereo insieme al marito e alle due figlie, che sono sopravvissuti.

 

  • Adelma Tapia Ruiz (Ansa).

Tra i morti c'è anche un'italiana, Patricia Rizzo, impiegata presso un'agenzia della Commissione Ue. È morta negli attacchi anche Jennifer Scintu, tedesca di origini sarde.
 

 

Le indagini: caccia a quattro uomini

Sarebbero almeno quattro gli uomini in fuga, legati in qualche modo agli attacchi del 22 marzo. Lo Stato islamico ha rivendicato le stragi poco dopo l'attentato. L'intelligence irachena, contattata dall'Associated press, ha spiegato che attacchi contro aeroporti e stazioni ferroviarie in Europa erano stati pianificati due mesi fa a Raqqa. Bruxelles «non rientrava tra gli obiettivi», ma l'Isis avrebbe «cambiato idea dopo l'arresto di Abdeslam» (leggi l'intervista al generale Luciano Piacentini).

 

  • L'operazione di polizia a Schaaeerbeek (Ansa).

 

Nel messaggio di rivendicazione, in cui si sottolinea «la pianificazione e l'attuazione a grande velocità degli attacchi» senza però fornire dettagli sull'operazione, si minaccia l'esecuzione di ulteriori attentati in Europa.
TROVATA BANDIERA DELL'ISIS. Un ordigno contenente chiodi, prodotti chimici e un bandiera dell'Isis sono stati trovati a Schaerbeek, un quartiere settentrionale di Bruxelles dove martedì è stata effettuata una vasta operazione di polizia.
«Quello che vi aspetta sarà ancora più duro e amaro», hanno minacciato i miliziani fedeli al Califfo.

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