Blitz Greenpeace, 11 Nobel scrivono a Putin: «Non sono pirati»

«Liberi gli attivisti arrestati a settembre».

17 Ottobre 2013

Tensione tra agenti della Guardia costiera russa e attivisti di Greenpeace alla piattaforma petrolifera  Prirazlomnaya di Gazprom nel Mare della Pečora, nel Nord della Russia.

(© Ansa) Tensione tra agenti della Guardia costiera russa e attivisti di Greenpeace alla piattaforma petrolifera Prirazlomnaya di Gazprom nel Mare della Pečora, nel Nord della Russia.

Greenpeace ha reso noto che 11 premi Nobel per la pace, tra i quali l'arcivescovo sudafricano Desmond Tutu, la guatelmateca Rigoberta Menchu e l'ex presidente del Costa Rica Oscar Arias Sanchez, hanno scritto una lettera congiunta al presidente russo Vladimir Putin per chiedergli di far cadere l'accusa di pirateria nei confronti dei 28 attivisti di Greenpeace, tra i quali c'è l'italiano Cristian D'Alessandro, e dei due giornalisti freelance trattenuti dal 19 settembre 2013 dalle autorità russe per la manifestazione, nell'Artico, contro la piattaforma petrolifera della Gazprom.
«L'ARTICO È UN TESORO». L'associazione ha precisato che nella lettera i premi Nobel hanno chiesto a Putin «di fare tutto il possibile», e che «ogni accusa contestata trovi riscontro nel diritto internazionale e nella legge russa». Descrivendo l'Artico come «tesoro prezioso dell'umanità», i firmatari hanno sostenuto gli sforzi per proteggere la regione dallo sfruttamento petrolifero e dal cambiamento climatico, sottolineando i gravi rischi collegati alle trivellazioni.
RACCOLTE 1 MLN E MEZZO DI FIRME. Greenpeace ha fatto anche sapere che la petizione rivolta alle ambasciate russe per richiedere il rilascio degli attivisti ha raccolto quasi 1 milione e mezzo di firme.
IL CREMLINO: «HANNO SBAGLIATO INDIRIZZO». Dal Cremlino, il portavoce di Putin Dmitri Peskov ha fatto sapere all'agenzia Ria che la lettera dei Nobel è stata inviata «all'indirizzo sbagliato».
Pur dicendo che il presidente russo «ha un enorme rispetto per i premi Nobel e si riferisce alla loro opinione sempre con grande attenzione», Peskov ha affermato che in questa situazione «il presidente non è il corretto destinatario», perché sollevare o rimuovere le accuse non sarebbe di sua competenza.
L'ENI SCRIVE A GAZPROM. L'amministratore delegato di Eni Paolo Scaroni si è invece rivolto direttamente a Gazprom, scrivendo al suo omologo Aleksej Miller, che è anche viceministro dell'Energia del governo russo, una lettera per chiedere la liberazione di Cristian D'Alessandro.
Nella missiva Scaroni ha scritto: «Caro Aleksej, capisco che la competenza sulle accuse rivolte agli attivisti sia delle autorità russe, e che Gazprom non ha alcun ruolo nell'indagine. Tuttavia, vista la tua grande reputazione, un appello alla clemenza da parte tua potrebbe essere di aiuto a coloro che sono detenuti», aggiungendo che un intervento diretto della compagnia russa «aiuterebbe l'industria dell'energia a stabilire un dialogo trasparente e costruttivo con tutte le entità interessate».
«SCARONI BUSSA ALLA PORTA SBAGLIATA». Negativa la risposta della Gazprom, che in una nota ha scritto che «Scaroni sta bussando alla porta sbagliata», aggiungendo che «Gazprom è una società privata e come tale non ha né i mezzi né il diritto di influenzare il sistema legale russo».
La compagnia energetica ha anche dichiarato che «prende molto sul serio la sicurezza ambientale in tutte le sue operazioni. Solo nel 2012, la società ha investito 1 miliardo di dollari in politiche ambientali».

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