SICUREZZA ALIMENTARE

Epatite A nei frutti di bosco surgelati

Alto Adige: il virus in alcune confezioni di congelati. Disposto il ritiro. Italia, allarme per il tipo C.

31 Maggio 2013

La Miscela di frutti di bosco surgelati Bosco Buono, nella confezione da 450 grammi, lotto 13015 e termine minimo di conservazione 12/2014 confezionato dalla ditta Green Ice Spa di Pavia, è stata ritirata dal mercato per presenza del virus dell'epatite A.
Ne ha dato notizia l'assessorato alla Sanità della Provincia di Bolzano che ne ha disposto il ritiro. L'assessorato invita tutti coloro che avessero acquistato questo prodotto con il lotto di produzione indicato a non consumarlo in via precauzionale.
NEL 2013 CASI AUMENTATI DEL 70%. L'allerta in Italia era scattata dopo una circolare del ministero della Salute, secondo cui nel nostro Paese i casi sono aumentati nel periodo marzo-maggio 2013 del 70% rispetto allo stesso periodo del 2012.
Nel mirino almeno quattro regioni del Centro-Nord: Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna e Veneto, e nel Mezzogiorno in Puglia.
«Stiamo lavorando per raccogliere i dati definitivi da tutte le Regioni e per determinare con certezza la causa dei contagi», ha spiegato Anna Rita Ciccaglione dell'Istituto Superiore di Sanità.
FONDAMENTALE L'IGIENE DEL CIBO. Di tutte le forme di epatite, quella di tipo A è probabilmente la meno preoccupante. L'infezione uccide nello 0,3% dei casi che sale all'1,8% sopra i 50 anni.
Fondamentale, spiegano gli esperti, è l'igiene del cibo che si consuma, che se non è cotto dovrebbe essere almeno ben lavato. Caratterizzata da un decorso acuto (stanchezza, febbre, disturbi gastrointestinali e ittero) e dalla prevalenza della trasmissione oro-fecale (come l’epatite E) rispetto a quella interumana, l’epatite A è causata da un virus a singolo filamento di Rna diffuso soprattutto attraverso l’acqua contaminata e gli alimenti venuti a contatto con la stessa. Tra i cibi incriminati, finora, c’erano soprattutto le cozze e i vegetali lavati con acqua sporcata da residui fecali. Ma più di qualche sospetto lo avevano destato proprio i frutti di bosco congelati.
IL CONGELAMENTO NON UCCIDE IL VIRUS. «Sappiamo che il congelamento non uccide i virus, ma non avevamo mai rintracciato l’Hav in un prodotto congelato», ha continuato Maria Triassi, ordinario di igiene all’università Federico II di Napoli, città in cui nel 2004 si registrò una vasta epidemia italiana: 421 i nuovi casi allora conteggiati tra gennaio e aprile. «Probabilmente si tratta di una contaminazione avvenuta all’origine del prodotto e che il congelamento non è riuscito a debellare». Soltanto la cottura ad alte temperature, infatti, può inattivare il virus.
I focolai della malattia, ha segnalato il ministero, sono in aumento in tutta Europa a causa di due cluster, il primo che ha coinvolto 85 pazienti dei Paesi nord-europei presumibilmente legato al consumo nei gelati a base di frutti di bosco surgelati o di torte guarnite con prodotti di importazione extra Ue e l'altro segnalato in 35 turisti di ritorno dall'Egitto.

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