BpVi, ora arrivano le denunce anche contro Kpmg

Bruciato il 90% del valore delle azioni. Ferretto: «Con la quotazione si può dimezzare ancora». E ora esposti anche contro i revisori contabili. 

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17 Febbraio 2016

Una filiale della Banca popolare di Vicenza.

Una filiale della Banca popolare di Vicenza.

Arrivano denunce per truffa anche contro la società di revisione dei conti Kpmg tra le centinaia ormai presentate contro Banca d'Italia, Consob, vecchio consiglio di amministrazione e collegio sindacale, dai piccoli azionisti della Banca Popolare di Vicenza.
Nove sono state depositate il 17 febbraio 2016 presso la procura di Vicenza, ma ne sono in arrivo almeno una novantina, spiega l'avvocato Renato Bertelle, presidente dell'associazione nazionale azionisti della BpVi, che raccoglie soprattutto i piccoli soci.
Kpmg è revisore contabile dell'istituto di credito da oltre un decennio - per le società non quotate il limite di mantenere lo stesso revisore per massimo nove anni non vale - e si è occupata dei bilanci del gruppo anche negli anni 2013-2014, quando gli aumenti di capitale sono stati usati per coprire ingenti perdite. 
BRUCIATO IL 90% DELL'INVESTIMENTO. La scelta di coinvolgere la società nelle class action arriva a poche ore dalla decisione del consiglio di amministrazione del gruppo BpVi di fissare il diritto di recesso a 6,3 euro ad azione.
Un valore che per i 43 mila che nel 2013 2014 hanno sottoscritto il titolo dell'istituto a 62,5 euro corrisponde a una perdita del 90% dei risparmi.
Il cda ha inoltre annunciato che limiterà «in tutto e senza limiti di tempo il rimborso delle azioni con fondi propri».
In sostanza coloro che decidessero di non partecipare all'aumento di capitale non hanno certezza di quando saranno ripagati i loro titoli. 
«Dipenderà essenzialmente dai corsi di borsa delle azioni di Bpvi», avverte la relazione pubblicata sul sito dell'istituto di credito. 

 


AUMENTO DI CAPITALE POCO SOPRA LE PERDITE. Del resto a dicembre 2015 la banca ha registrato perdite per 1,4 miliardi di euro, poco meno del valore complessivo del prossimo aumento di capitale necessario per riportare il Cet 1 ratio, il parametro che misura la solidità della banca, sopra ai valori richiesti dalla Banca centrale europea (Bce).
Se si dovesse prendere in considerazione il valore di recesso, oggi Banca popolare di Vicenza vale formalmente appena 600 milioni, meno della cugina Veneto Banca e 3,2 miliardi in meno di poco più di un anno fa.
Ma poteva andare persino peggio.
Se a settembre le stime più fosche prevedevano un valore di di quotazione attorno ai 10 euro, ora le attese sono precipitate.
Per dare un'idea, lo studio Gualtieri e associati che ha realizzato una delle perizie per determinare il valore di recesso dei titoli (tutte pubblicate sul sito dell'istituto di credito) aveva fissato una forchetta che partiva da 5,5 euro. 

Dai rischi legali alle mancanza del fondo di garanzia

Gianni Zonin si è dimesso dalla carica di consigliere e di presidente del consiglio di amministrazione di Banca Popolare di Vicenza.

Gianni Zonin si è dimesso dalla carica di consigliere e di presidente del consiglio di amministrazione di Banca Popolare di Vicenza.

Il cda di via Framarin ha fissato per il 5-6 marzo l'assemblea dei soci destinata a deliberare sull'aumento di capitale da 1,5 miliardi e sulla quotazione in Borsa.
Per venire incontro ai vecchi soci, il consiglio di amministrazione ha riservato il diritto di prelazione fino al 45% dell'aumento complessivo oltre a incentivi di fidelizzazione.
Mentre il 50% è destinato a fondi istituzionali e grandi investitori.
Il consigliere delegato Francesco Iorio, incaricato di fare pulizia e costretto in un sentiero obbligato, è in partenza per Boston e e New York proprio per convincere i fondi a investire. 
«Il 45% riservato ai vecchi soci dimostra il rispetto delle promesse che ci sono state fatte, un riguardo minimo verso i vecchi azionisti. Di più era difficile ottenere, in una situazione drammatica e con le casse vuote», spiega Gian Carlo Ferretto, tra i fondatori dell'associazione ''Futuro 150 - Soci Banca Popolare di Vicenza'' che in poco più di due mesi ha raccolto l'adesione di 200 azionisti soprattutto nel mondo imprenditoriale.
Per Andrea Baretta, portavoce dell'associazione,  la determinazione del diritto di recesso «non ha cambiato niente: gardiamo a come reagiranno i mercati».
IL 45% RISERVATO AI VECCHI SOCI.  Nei prossimi anni il titolo può  riprendersi, ma le illusioni per la partenza sono poche: «Con la quotazione il titolo perderà ancora, io credo che il valore possa dimezzarsi», dice Ferretto.
Il mercato è il ragionamento dell'industriale è destinato a valutare al ribasso le «difficoltà» della banca.
Quelle che la stessa Kpmg ha messo nero su bianco nella sua valutazione della determinazione del valore di recesso dei titoli.
Al capitolo «Limiti e difficoltà incontrati nel nostro incarico», la società di revisione contabile cita «eventuali oneri aggiuntivi» per la banca derivanti dai nuovi meccanismi di finanziamento delle nuova garanzia unica dei depositi bancari e dal nuovo meccanismo di risoluzione unica delle crisi bancarie e «eventuali impatti negativi» delle nuove regole sul bail in.
Spiega che l'accordo di pregaranzia con Unicredit Group è vincolato all'«efficacia» della quotazione in Borsa.
Torna più volte sulla volatilità e le turbolenze del mercato. E mette in conto rischi «ulteriori e non prevedibili» dai procedimenti ispettivi in corso.
Per ora non è stata avviata nessuna azione di responsabilità contro la vecchia dirigenza. Il nuovo statuto della banca dovrebbe peraltro prorogare il cda in carica almeno fino alla fine della quotazione. E è probabile che un'iniziativa sia intrapresa soltanto dopo lo sbarco in Borsa.
LA SPERANZA? IL RISARCIMENTO DANNI. Ma i soci che hanno sottoscritto le azioni negli ultimi tre anni, quelli che hanno perso tutto, non aspettano.
Dopo aver visto i loro risparmi dissolversi, «possono solo sperare nella causa legale per ottenere un risarcimento danni», commenta Bertelle. E anche per questo nelle loro denunce la fila di presunti responsabili va allargandosi. E, circolo vizioso, i rischi legali citati dagli stessi revisori contabili vanno aumentando.

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