Brasile, la macchia di Lula

Mensalão: condannati deputati a lui vicini.

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10 Ottobre 2012

José Dirceu, braccio destro dell'ex presidente Lula.

José Dirceu, braccio destro dell'ex presidente Lula.

Il Supremo tribunale federale, la massima corte di Giustizia del Brasile, ha condannato per corruzione José Dirceu, Delúbio Soares e José Genoíno, rispettivamente primo ministro, presidente e tesoriere del Partito dei lavoratori (Partido dos trabalhadores, Pt) all'epoca del primo governo di Luiz Inácio Lula da Silva. Secondo i giudici infatti, tra il 2003 e il 2005, i vertici del Pt intascarono milioni di euro di finanziamenti illeciti da imprese pubbliche e private, attraverso consulenze e appalti fittizi o gonfiati. I soldi venivano poi girati ad alcuni deputati della coalizione di governo per garantire all'interno del Congresso fedeltà e voti favorevoli all'esecutivo guidato da Lula. Le condanne hanno riguardato anche altri 25 imputati per vari reati: associazione a delinquere, concussione, corruzione, riciclaggio di denaro sporco e peculato. Altri sette imputati sono in attesa di giudizio, mentre le pene saranno definite solo al termine del processo.
I PARLAMENTARI COINVOLTI SONO 38. Lo scandalo, ribattezzato Mensalão per via delle “mesate”, cioè degli stipendi mensili ricevuti dai deputati corrotti, scoppiò nel 2005 in seguito alla denuncia di Roberto Jefferson, anch'egli condannato per concussione e riciclaggio, che per primo rivelò la compravendita di parlamentari. Sul banco degli imputati di uno dei processi alla politica più importanti della storia brasiliana sono finiti 38 indagati, tra parlamentari, dirigenti pubblici e imprenditori; sono stati oltre 600 i testimoni ascoltati e 50 mila le pagine del processo.
LULA, REPUTAZIONE COMPROMESSA. Adesso la politica verdeoro trema perché dimostra di non godere più di quell'impunità di cui ha sempre largamente beneficiato. Ed anche la figura di Lula, l´ex presidente operaio simbolo della rinascita del Brasile, ne esce irrimediabilmente macchiata: lo scandalo potrebbe mettere fine alle sue ambizioni, che lo vorrebbero nuovamente candidato alla guida del Paese nel 2014.
SCANDALO DA 60 MLN DI EURO. Seppur non sia stato toccato direttamente dall´inchiesta infatti, molti elementi emersi nel processo inducono a credere che l´ex presidente brasiliano, che ha sempre negato l´esistenza del Mensalão e il suo coinvolgimento, sia stato per lo meno al corrente del gigantesco schema di corruzione, che secondo i giudici mobilizzò circa 153 milioni di reais, circa 60 milioni di euro.

Il giudice non ha dubbi: «Lula sapeva, è lui il mandante»

Luiz Inacio Lula da Silva, ex presidente brasiliano.

(© LaPresse) Luiz Inacio Lula da Silva, ex presidente brasiliano.

I giudici hanno infatti stabilito che a mettere in piedi e a comandare l´intero sistema criminale fu il suo braccio destro José Dirceu insieme con i vertici del Pt, la formazione politica fondata dallo stesso Lula nel 1980.
Lo stesso Joaquim Barbosa, giudice relatore nel processo, non ha dubbi sul coinvolgimento di Lula: «Se il presidente della Repubblica può essere giudicato solo dal Supremo tribunale federael», ha detto in aula, «chiedo che questo tribunale rispetti la legge e che il procuratore della Repubblica convochi il presidente Lula davanti a questa Corte, perché è lui il mandante di questi reati». Parole pesantissime che se accolte dall'accusa potrebbero portare Lula direttamente sul banco degli imputati e confermare anche la tesi sostenuta dalla difesa di Roberto Jefferson, il politico che per primo ha rivelato l'esistenza del Mensalão.
PRESIDENTE OPERAIO, AVVIÒ IL MIRACOLO ECONOMICO. Oltre alle già pesanti accuse penali, lo scandalo ha assunto una rilevanza maggiore anche per il ruolo ricoperto da Lula, Dirceu e Genoíno, tre personaggi di spicco della politica brasiliana che hanno contribuito a scrivere importanti capitoli della storia brasiliana durante e dopo la dittatura militare. Le battaglie sindacali dell'ex presidente operaio tra gli Anni 70 e 80 sono note così come la sua carriera politica decennale, che lo ha portato al governo del Brasile e alla guida del miracolo economico per il quale tutt'oggi è amato in patria e stimato all'estero. José Dirceu, 66 anni, fu invece uno dei militanti anti regime più attivi tra gli Anni 60 e 70: esiliato in Messico e ritornato in Brasile dopo una plastica facciale visse per alcuni anni in clandestinità prima di contribuire alla fondazione del Partito dei Lavoratori. Una sorte simile a quella toccata a Genoíno, 66 anni, che dopo un periodo passato in clandestinità, fu imprigionato per cinque anni e torturato dai militari negli Anni 70.
IL CONSENSO DEL PT IN CRESCITA. Per il momento tuttavia, lo scandalo che da mesi occupa le prime pagine dei giornali brasiliani, non ha avuto contraccolpi elettorali: alle elezioni amministrative che si sono svolte domenica 7 ottobre, il consenso del Partito dei lavoratori è cresciuto del 4,3% in tutto il Paese rispetto al quello registrato nel 2008. Così come non ha scalfito la figura di Dilma Rousseff, la delfina di Lula che ne ereditato il testimone alla presidenza del Paese, che sull'intera vicenda ha sempre tenuto un profilo molto basso.
GLI AVVERSARI CHIEDONO L'ANNULLAMENTO DELLE RIFORME. Ma le conseguenze giuridiche e politiche potrebbero avere riverberi pesanti. Il Psol, il Partito Socialismo e Libertà, fondato nel 2004 da una costola di dissidenti del Pt, ha infatti già annunciato di voler chiedere al Supremo tribunale federale l´annullamento della riforma previdenziale approvata dal primo governo Lula: «Questa e altre leggi approvate con pochi voti di scarto e che hanno conseguenze significative per il Paese e per i diritti dei lavoratori possono e devono essere rimesse in discussione», ha detto Ivan Valente, presidente del Psol.
Ma per la prima volta in Brasile, ad essere rimesso seriamente in discussione è anche il mito di Lula.

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