Brasile, sciopero nazionale l'11 luglio

Non è bastato il referendum voluto da Dilma per riformare la politica.

25 Giugno 2013

Le manifestazioni in Brasile.

(© Getty Images) Le manifestazioni in Brasile.

Alla fine la presidente Dilma Rousseff, davanti alle più imponenti proteste di piazza del Brasile democratico, ha ceduto. E ha promesso di sottoporre a referendum popolare una profonda riforma del sistema politico brasiliano, attraverso la creazione di una assemblea costituente.
L'inedita iniziativa della presidente brasiliana non sembra però aver colto nel segno e ha avuto finora l'effetto di spaccare la classe politica senza fermare le proteste.
Il movimento degli indignados ha infatti annunciato che le proteste devono continuare fino a quando non «ci saranno fatti concreti».
SCIOPERO GENERALE L'11 LUGLIO. Dilma è anche caduta vittima del fuoco amico: i sindacati, tradizionali alleati del suo partito e molto vicini al suo precedessore, l'ex sindacalista Lula, hanno indetto a sorpresa uno sciopero generale in tutto il Paese per l'11 luglio per richiamare l'attenzione del governo sui temi del lavoro.
La convocazione dello sciopero ha spiazzato la presidente perché è stata annunciata giusto alla vigilia della convocazione a Planalto dei vertici sindacali.
Critiche sul governo sono piovute anche dall'ex presidente Fernando Henrique Cardoso, leader storico dell'opposizione di destra, che ha definito «autoritaria» la proposta di un referendum.
LE APERTURE DI ROUSSEFF. La presidente, che ha incontrato i rappresentanti dell'Ordine degli avvocati e il presidente del Tribunale supremo federale, ha spiegato che vorrebbe un referendum popolare proprio per dare voce al popolo e decidere assieme come riformare la classe politica nazionale.
«Il governo ascolta le voci democratiche che provengono dalle strade per andare avanti più velocemente e con umilità», ha spiegato.
Dilma ha anche concordato con i 27 governatori e i 26 sindaci delle capitali (Brasilia non ha il sindaco) un piano nazionale articolato in cinque punti per migliorare i servizi pubblici, come chiede il movimento di protesta.
La presidente ha pure promesso pene più severe per politici e funzionari pubblici che si macchiano del reato di corruzione, altro tema caro al movimento, ottenendo una risposta fredda.
«Bene il dialogo ma la protesta continua fino a quando non ci saranno fatti concreti», ha annunciato Mayara Vivian, portavoce di Passe Livre, il movimento che ha convocato sui social network le manifestazioni di protesta.

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