Calais, riprende lo sgombero della Giungla

Dopo un pomeriggio e una notte di scontri riprendono le operazioni nel campo migranti.

01 Marzo 2016

Un migrante con un bastone cerca di attaccare un tir sull'autostrada di Calais.

(© Ansa) Un migrante con un bastone cerca di attaccare un tir sull'autostrada di Calais.

Un pomeriggio di rabbia, una notte di tensione. Lo sgombero della Giungla di Calais, interrotto per gli scontri del 29 febbraio, riprende il primo marzo. Durante la notte la polizia in tenuta antisomma ha sparato gas lacrimogeni contro i migranti che lanciavano sassi contro le squadre di demolitori.
Le autorità cercano di spostare i migranti in container di spedizione situati in un'altra zona della Giungla, ma molti si rifiutano, temendo che in questo modo siano costretti a chiedere asilo in Francia e a dover rinunciare così al loro sogno di stabilirsi nel Regno Unito.
TRA 3.700 E 5.497 'ABITANTI'. Nella Giungla vivono tra 3.700 e 5.497 persone (la prima stima è delle autorità locali, la seconda dell'associazione Help refugees). Nella zona Sud, attualmente sottoposta a sgombero, sono tra il migliaio e le 3.455 unità. Tra questi, stando a Help refugees, ci sono 205 donne e 651 bambini, 423 dei quali non accompagnati.
Il 29 febbraio, circa 100 baracche sono state smantellate, altre 12 sono state date volontariamente alle fiamme dai migranti. Nella notte alcuni di essi si sono poi riversati sull'autostrada, diretti verso il porto, bloccando il traffico e cercando di colpire i tir con dei bastoni.
Almeno quattro persone (compresi alcuni attivisti dell'organizzazione britannica No borders) sono state arrestate durante gli scontri del pomeriggio. Il gruppo teatrale Good chance ha denunciato come la polizia abbia bloccato i volontari impedendo loro di entrare nel campo.
PER LA FRANCIA E UN'OPERAZIONE UMANITARIA. La tensione resta alta nonostante le rassicurazioni delle autorità francesi, che garantiscono che luoghi di preghiera e scuole non saranno toccati dallo sgombero e descrivono l'operazione come «umanitaria».
La situazione, nella zona Sud della Giungla, è allarmante dal punto di vista sanitario e l'idea è quella di spostare i migranti nei container della parte Nord, dove c'è posto per 1.500 persone, o in altri centri presenti in Francia. Ma in pochi vogliono andar via da Calais né chiedere asilo, perché questo significherebbe rinunciare per sempre al sogno di un futuro nel Regno Unito. «Andare in Gran Bretagna è ciò che la gente vuole», ha spiegato all'Associated press il migrante afgano Hayat Sirat, «distruggere una parte della Giungla non è la soluzione».

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