Casa di Firenze, Maiorano denuncia Carrai per evasione fiscale

Ritorna l'ombra della casa fiorentina per cui pagò l'affitto di Renzi. Maiorano lo denuncia per evasione fiscale: «Soldi in nero». E sulla Cyber security...

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28 Gennaio 2016

Marco Carrai.

(© Imagoeconomica) Marco Carrai.

Ci mancava solo una denuncia per evasione fiscale sulla strada che avrebbe dovuto portare Marco Carrai a diventare lo 007 di palazzo Chigi per la cyber security.
E invece, dopo l'irritazione degli esperti del settore legati a doppio filo con Stati Uniti e Israele, i malumori del ministro dell'Interno Angelino Alfano alla prese con il rimpasto di governo, qualche appunto da parte dei servizi segreti italiani per come la notizia è stata riportata sui giornali, è arrivato pure Alessandro Maiorano.
Il dipendente del comune di Firenze, assistito dall'avvocato Carlo Taormina, bestia nera di Matteo Renzi, ha depositato il 27 gennaio presso il tribunale di Firenze una querela dove contesta al Richelieu del presidente del Consiglio «di aver pagato in nero per 35 mesi l'affitto della casa di Renzi dal 2011 al 2013 al signor Dini proprietario dell'immobile». 
CARRAI NELL'OCCHIO DEI CICLONE. Sulla vicenda «abitazione di via degli Alfani 8» si è già scritto molto, anche perché il presunto caso di «corruzione» è già stato archiviato dal tribunale fiorentino nel settembre dello scorso anno.
Ora bisognerà vedere se il giudice intenderà accoglie la denuncia di Maiorano, fatto sta che per Carrai non c'è un attimo di pace. E al momento l'unica possibilità è che a entrare sia almeno l'azienda Cys4, come quelle che potrebbero dire la loro nell'ambito della sicurezza informatica dei vari ministeri. 
MASSOLO AL DIS: «DEL SETTORE SI OCCUPA L'INTELLIGENCE». La matassa legata alla creazione di una struttura addetta alla cyber security non è ancora del tutto dipanata.
Giampiero Massolo, direttore generale del Dis, è stato ascoltato dal Copasir martedì 26 gennaio. Di fronte al comitato parlamentare per la sicurezza l'ex capo della cegreteria particolare del presidente del Consiglio del primo governo Berlusconi, ha ribadito che del settore cyber security secondo il decreto Monti del 2013 deve occuparsi «l'intelligence» a meno di modifiche della legge.
Non solo. Nel frattempo il Copasir ha acquisito informazioni sulla Cys4, la start up avviata da Carrai insieme con l'ex Eni Lorenzo Bellodi. Nei prossimi giorni sarà ascoltato anche Marco Minniti, sottosegretario di Stato con delega ai servizi.
L'ATTESA DEL DECRETO DI PALAZZO CHIGI. A questo punto la palla passa al presidente del Consiglio, che durante la trasmissione Porta a Porta ha confermato le indiscrezioni stampa sul possibile ingresso del suo amico d'infanzia a Palazzo Chigi.
Nelle prossime settimane, a febbraio, il premier dovrà varare il Dpcm, un decreto ad hoc che modifichi quello vecchio per creare l'ufficio addetto alla cyber security di palazzo Chigi.
Nel decreto, a quanto trapela, dovrebbero essere modificate le funzioni del dirigente che dovrà occuparsi di gestire gli ormai famosi 150 milioni di euro (135 per l'esattezza, perché 15 sono andati alla polizia postale, ndr) da affidare a delle aziende: non sarà quindi più il consigliere militare, come aveva individuato il governo Monti. Ma, anche in questo caso, non è ancora chiaro quali saranno imprese che potrebbero accedere ai finaziamenti e in che modo dovranno coordinarsi i vari ministeri. 
CARRAI SENZA LAUREA NON PUÒ DIVENTARE 007. Dopo l'audizione con Massolo, al Copasir sono convinti che si tratterà di un dirigente con esperienza qualificata nel settore e, soprattutto, una laurea, in linea con i principi della nostra pubblica amministrazione.
Quel ruolo, quindi, non potrà essere affidato a Carrai, che non ha qualifiche specifiche né un titolo di studio adeguato, come hanno ribadito più volte in queste settimane gli esperti italiani di cyber security: l'unica possibilità è che a entrare potrebbe essere la Cys4 come azienda di consulenza.
IL RIMPASTO E LE NOMINE. Ma chi potrebbe essere a questo punto lo 007 per la cyber security? Qui il gioco è molto complesso perché si interseca con la battaglia in corso in queste ore a livello di governo per il 'rimpastino' che dovrebbe varare Renzi tra il 28 e 29 gennaio con un occhio di riguardo nei confronti del Nuovo Centrodestra.
Il caos è grande sotto il ciello. Un gioco a incastri dove Alfano dovrà dire la sua. E sul tavolo ci sarà pure da individuare la figura di questo nuovo dirigente che dovrà occuparsi del «controllo delle reti informatiche per le ragioni di sicurezza pubblica».
IL CONVEGNO DI POLIZIA DI STATO E ANITEC. Di sicuro sulla questione farà sentire la sua voce anche la polizia di Stato, che dipende dal ministero dell'Interno e che il 14 gennaio scorso, il giorno prima della notizia data dal Fatto Quotidiano, ha partecipato con il direttore generale della pubblica Sicurezza Alessandro Pansa a un convegno con numerose aziende del settore appunto sulla cyber security. Tra i temi affrontati «l'esigenza di poter controllare le reti di comunicazione a fini di sicurezza senza violare la privacy e la natura libera del web; il legame fra antispionaggio industriale e strategie antiterrorismo; l’impatto su cloud e big data».
Tra le personalità intervenute Cristiano Radaelli, presidente Anitec, l’associazione confindustriale del settore Ict ed elettronica di consumo e Luigi Nicolais, presidente del Cnr.
La lista di aziende che potrebbero quindi accedere ai 135 milioni è molto lunga. La Cys4 di Carrai e Bellodi ci spera.
Ma andando avanti di questo passo sarà difficile.

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