Caso Renault, cosa sappiamo

Sospetti sulla Renault per i test sulle emissioni. Perquisite quattro sedi e sequestrati computer addetti ai controlli sui motori. Le azioni crollano in Borsa. Il ministro Segolene Royal: «Non c'è frode».

14 Gennaio 2016

Un concessionario Renault a Parigi. Il governo ha preso le difese della casa automobilistica.

(© Ansa) Un concessionario Renault a Parigi. Il governo ha preso le difese della casa automobilistica.

Il solo sospetto che la casa automobilistica Renault possa essere coinvolta in uno scandalo emissioni sulla scia di quello della Volkswagen ha fatto crollare le sue azioni in borsa del 20%.
La raffica di vendite è iniziata quando è trapelato che agenti del governo francese hanno sequestrato dei computer dal sito Renault di Lardy (Francia), che realizza prove sulle emissioni dei veicoli.
I titoli sono risaliti nel pomeriggio, stabilizzandosi intorno a una perdita del 10%. Stessa percentuale con cui l'azienda ha chiuso la giornata. Il crollo totale è stato scongiurato anche grazie alle dichiarazioni della Renault e di esponenti del governo, primo azionista della casa automobilistica con il 20% delle azioni.
In una nota diramata per placare il panico, il costruttore francese ha dichiarato che «la Direction Générale de l'Energie et du Climat (Dgec) ritiene fin d'ora che la procedura in corso non evidenzierebbe la presenza di un software truccato sui veicoli Renault».
ROYAL: «NON C'È FRODE». Alla comunicazione è seguita una dichiarazione del ministro dell'Ambiente francese Segolene Royal, che ha dichiarato che «la frode sui motori di Renault non esiste. Gli azionisti e i dipendenti possono stare tranquilli».
Nella vicenda Renault è stato osservato «uno sforamento delle norme» sul Co2 e l'ossido di Azoto ma «nessuna frode», ha precisato il ministro, aggiungendo che «le analisi condotte sui motori Renault e di altri due costruttori stranieri non rivelano l'esistenza di un 'software illegale' per truccare le emissioni».
La notizia dei controlli è arrivata da fonti di stampa francese, che hanno citato un volantino sindacale della Cgt, secondo il quale quale gli ispettori si sono recati nell'impianto transalpino lo scorso 7 gennaio.

 

  • Il crollo delle azioni Renault (Bloomberg).

Oltre all'impianto di Lardy, altri due impianti sono stati perquisiti dalle autorità, incluso il quartier generale della casa automobilistica a Boulogne-Billancourt.
INDAGINE SUI SETTORI OMOLOGAZIONE. I settori oggetto dell'indagine - aveva rivelato il sindacato - riguardano la divisione 'omologazione e messa a punto dei controlli sui motori' e 'lasciano fortemente pensare' che 'queste perquisizioni siano legate alle conseguenze dell'affare dei motori truccati di Volkswagen'. Da qui è partita la vendita a tappeto delle azioni, che ha fatto registrare una delle giornate di Borsa peggiori di sempre per la Renault.
Le perquisizioni hanno riguardato anche gli impianti di Guyancourt (Yvelines) e Boulogne-Billancourt, alle porte di Parigi.
La Cgt afferma di essere stata informata dai delegati degli impianti di Lardy e Guyancourt.
TUTTO IL SETTORE IN CALO. Quello che rischia di essere un nuovo Volkswagen gate alla francese ha trascinato a fondo i titoli dell’auto in tutta Europa, con un calo di oltre il 6% del listino di settore. In difficoltà anche Fca, il cui titolo è sceso del 7,9% a 6,84 euro. Male anche Ferrari, che in Piazza Affari ha concluso in perdita del 4,6%.

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