Castel Volturno, l'eldorado jihadista a Napoli

Nel Casertano si trafficano armi, documenti falsi e droga. Un giro di affari illeciti gestito dalla mafia nigeriana. Che finanzia anche i terroristi. Il viaggio di L43.

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30 Marzo 2016

Castel Volturno ospita 30 mila immigrati.

Castel Volturno ospita 30 mila immigrati.

Napoli covo dei jihadisti?
La “discrezione” (omertà?) dei vicoli fa da sempre assai comodo a chi intende nascondersi.
La “disponibilità” a fornire, senza far domande (ma a pagamento), coperture, passaporti falsi e pistole a go go rende, poi, il capoluogo campano un luogo particolarmente friendly per fuggiaschi, uccel di bosco e terroristi.
Quasi idem per Salerno, dove la presenza di foltissime comunità di extracomunitari sparsi nelle campagne dell’immenso agro circostante e le attività di un fiorente porto commerciale “aiutano” chi vuole confondersi fino a scomparire nel nulla.
Eppure, secondo più di un pentito, «quantità inimmaginabili di ordigni e di armi da guerra destinate ai terroristi di Isis e di Boko Haram giacciono sepolte non nei vicoli a Napoli e neanche a Salerno, ma nel Casertano, anzi nelle campagne intorno a Castel Volturno», il paese lungo la costa domiziana già devastato dalle tonnellate di rifiuti tossici scaricati dalla camorra targata Terra dei fuochi.
BUCHE FRA ORTI E FRUTTETI. A “custodire” sul fondo dei laghetti artificiali e di altre migliaia di buche scavate con astuzia fra gli orti e i frutteti “l’arsenale europeo” degli uomini del jihad è - secondo gli informatori - la mafia nigeriana, la feroce Black Axe (l’Ascia nera) che a Castel Volturno «ha preso il sopravvento sui clan di camorra locali (Casalesi compresi) e comanda senza rivali sugli affari illeciti, sul traffico di armi e di documenti falsi, sulla droga e su tutto il resto».
ALMENO 30 MILA EXTRACOMUNITARI. Luogo unico. Demografia da sballo.
Sono 15 mila gli abitanti nativi, esasperati e sconfitti, 30 mila gli africani e gli extracomunitari (ma la cifra racconta solo di quelli “ufficiali”, perché altrimenti sarebbero almeno il triplo) sparpagliati nei campi, nelle baracche di lamiera, nelle centinaia di villette estive abbandonate dai napoletani che qui non mettono più piede perché - dicono - «Castel Volturno non è più Italia» e «lì ci sentiamo forestieri come quando siamo all’estero».
ARIA DI RIVOLTA SOCIALE. Prostituzione, droga, criminalità dilagante e feroce, una tensione tra residenti indigeni e “ospiti stranieri” che - nonostante gli sforzi di un sindaco onesto - è spesso sfociata in episodi di violenza e in rivolte sociali.
 

Un rifugio “ideale” per i disperati del Sud del mondo

Disordini a Castel Volturno.

Disordini a Castel Volturno.

Castel Volturno, Africa.
Un porto di mare, ma privo di dogana, sede tra l'altro del campo di allenamento del Napoli calcio.
Raccontano in piazza: «Qui ogni giorno c’è chi compare e chi scompare, si arriva e si parte verso i luoghi più a rischio del pianeta senza che nessuno abbia la possibilità di chiedere o di controllare alcunché».
MARE INQUINATO. E non c’è da meravigliarsi se questo paesone che dalle campagne si snoda fino al mare (inquinato) della costa domiziana in molte zone dell’Africa “che emigra” rappresenta un mito e risulta più conosciuto (e vagheggiato) di metropoli come Napoli o Roma, della pizza, del Colosseo, di piazza San Pietro o della Torre Eiffel.
Castel Volturno, eldorado d’Africa.
Il rifugio “ideale” per i disperati del Sud del mondo.
LO STATO HA ABDICATO. «Ma anche», aggiunge un residente, «per i terroristi jihadisti o aspiranti tali, che qui dove il nero prevale sul bianco, si vive senza regole e lo Stato italiano ha abdicato a qualsiasi tipo di presenza sanno di poter facilmente insediarsi, restare nascosti e tramare a piacimento senza dover rendere conto a nessuno».
Racconta un inquirente: «Quelli che qui nascondono sotto terra le armi e le bombe per gli attentati si rivelano astuti, ben addestrati. E aiutati, senza volerlo, da una legislazione che non prevede accertamenti specifici per le armi da guerra se viaggiano scomposte: basta perciò impacchettare pezzo su pezzo pistole, fucili, mitra e kalashnikov perché vengano ritenute innocua carpenteria metallica e sfuggano a seri controlli».
ARMI IN MANI ESPERTE. I boss della mafia nigeriana e i (numerosi?) jihiadisti presenti in terra domiziana «sanno bene come si fa a ricomporre quei pezzi una volta giunti a destinazione» e sanno «far sì che ammazzino o esplodano senza mai incepparsi».

Procurarsi documenti falsi è impresa senza rischi

La piazza centrale di Castel Volturno.

La piazza centrale di Castel Volturno.

Qui, nell’eldorado del Terrore, anche procurarsi documenti fasulli appare un’impresa assurdamente semplice e senza rischi.
C’è chi ricorda una banda di ladri specializzati nel furto di carte di identità che tra il 2013 e il 2015 ha fatto razzìa negli uffici comunali di decine di paesini del Casertano.
La banda faceva capo a Melito, paese a Nord di Napoli, e aveva tra i suoi covi più accorsati proprio Castel Volturno (ma anche Boscotrecase, Striano, Pollena Trocchia e molti piccoli Comuni del Centro e del Nord d’Italia).
FURTI ALL'ANAGRAFE. La banda rubava carte di identità vergini negli uffici anagrafe e le vendeva a caro prezzo (dai 150 ai 500 euro) a siriani, italiani, palestinesi, albanesi, afghani e a personaggi oscuri provenienti dai Paesi di mezzo mondo e sparpagliati nelle villette lungo la Domiziana.
Dopo ogni furto, i ladri si ritiravano nella base di Melito o negli altri covi locali, dove si sentivano ultra-protetti, ed entravano in contatto con i ricettatori maghrebini.
PREZZO ALTO, QUALITÀ PURE. Prezzi salati, ma “merce” di indubbia qualità: quei documenti risultano ben confezionati.
E difficilmente confutabili, senza esami approfonditi.
Non a caso Giugliano, grosso centro a due passi da Melito, è da molti inquirenti considerato la capitale europea per la fabbricazione del denaro falso.

La camorra è poco credibile per i jihadisti: meglio trattare con gli africani

Rivolte a Castel Volturno dopo il ferimento di due immigrati.

Rivolte a Castel Volturno dopo il ferimento di due immigrati.

Lo scenario, nel frattempo, si è evoluto.
Da tempo la procura di Napoli avverte: «A rendere più fiorenti gli affari illeciti della mafia nigeriana sono stati proprio i boss della camorra, entrati in crisi e spesso soppiantati da torme di nuovi criminali giovani, in perenne guerra intestina e incapaci di sancire una credibile leadership».
Troppa immaginazione? Niente affatto.
Il più recente rapporto del Dis (Dipartimento informazioni per la sicurezza) conferma che la camorra napoletana - frammentata e in disordine - «è ritenuta un interlocutore poco credibile da parte dei referenti del jihad che preferiscono trattare con gli africani immigrati».
IMMIGRATI ''ASSUNTI'' DAI CLAN. Un esempio napoletano aiuta a capire meglio: il clan dei Mazzarella, ritenuti i signori del falso nei santuari della Maddalena e della Duchesca, ha affidato ruoli importanti agli immigrati ghanesi e nordafricani nel giro milionario dei documenti contraffatti.
«Deleghe di tal genere», specifica il Dis, «sono avvenute in misura assai più consistente a Castel Volturno e nei dintorni».
IL PAESE DEGLI IMBROGLI. Dice un ex consigliere comunale: «Perciò i signori del Terrore qui sguazzano indisturbati. Siamo il paese degli imbrogli, dove è possibile costruire un edificio (abusivo) in 12 giorni e 12 notti senza che nessuna autorità se ne accorga e tantomeno intervenga. E dove i costruttori hanno l’abitudine di inoltrare richiesta di condono edilizio prima ancora di aver iniziato a costruire».

Il grido degli abitanti: «Siamo nel far west. Ma senza lo sceriffo»

Immigrati a Castel Volturno; nel riquadro Dimitri Russo, sindaco della città.

Immigrati a Castel Volturno; nel riquadro Dimitri Russo, sindaco della città.

Fa sapere chi a Castel Volturno abita: «Il mio paese è un far west. Ma senza lo sceriffo».
Al posto dello sceriffo impazzano gli Axe men.
Cioè le “guardie” nigeriane che - ogni volta che “mamma Axe” comanda - picchiano, stuprano e fanno a pezzi i disubbidienti e i ficcanaso.
Raccontano alla Caritas: «Per anni qui ha operato, indisturbato in un ex forno trasformato in centro di pseudo-assistenza, un falso vescovo nigeriano che prometteva aiuto legale, consigli e permessi di soggiorno al prezzo di 150 euro cadauno sotto l’insegna (mai autorizzata) della Caritas».
COINVOLTI PURE I CASALESI? «Ciò detto», spiegano alla procura di Napoli, «non va sottovalutato neanche il racconto di un collaboratore di giustizia, tal Roberto Vargas, secondo cui a coltivare reazioni pericolose con il terrorismo islamista sarebbero anche i Casalesi».
«Nicola Schiavone, il figlio del boss Francesco detto Sandokan», ha raccontato il pentito Vargas, «progettava attentati contro i magistrati della Direzione antimafia, in particolare contro il giudice Federico Cafiero de Raho (oggi procuratore capo a Reggio Calabria, ndr), nonché contro il boss rivale Michele Zagaria e altri suoi nemici.
BAZOOKA E LANCIAMISSILI. L’attentato», ha aggiunto il pentito, «avrebbe dovuto essere eseguito con i bazooka e i lanciamissili anticarro da terroristi di al Qaeda con cui il giovane criminale era entrato in contatto».
Fantasie? Secondo i magistrati, niente affatto.
Tanto è vero che ulteriori accertamenti hanno fatto emergere, oltre a svariati dettagli, una presunta rete di sostegno logistico denominata Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento.
Insomma, i magistrati ritengono che Vargas racconti «storie attendibili».
 

Twitter @enzociaccio

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