Cesena calcio, accusa di frode da 11 milioni

Indagati Campedelli e Lugaresi. Avrebbero svuotato le casse della società.

08 Gennaio 2016

Giorgio Lugaresi e Igor Campedelli.

Giorgio Lugaresi e Igor Campedelli.

La Guardia di finanza ha chiuso l'indagine sul Cesena calcio ipotizzando una frode fiscale da oltre 11 milioni.
Nell'inchiesta, coordinata dal procuratore di Forlì-Cesena Sergio Sottani, risultano indagati sia l'ex presidente del Cesena Igor Campedelli sia l'attuale Giorgio Lugaresi, l'ex direttore generale Luca Mancini, il professionista Luca Leoni, gli imprenditori Potito Trovato e Coclite Mastrorazio.
Gli indagati avrebbero svuotato le casse del Cesena calcio creando con quei soldi fondi neri che poi finivano sui propri conti correnti.
Le accuse ipotizzate sono a vario titolo riciclaggio, frode fiscale, associazione a delinquere finalizzata all'appropriazione indebita, simulazione di reato e falso in bilancio.
CASSE DELLA SOCIETÀ SVUOTATE. La vicenda è scaturita dall'analisi delle carte sequestrate nella sede del Cesena calcio nell'aprile del 2014, un migliaio di faldoni contenenti documenti relativi agli apparati contabili di 25 società, e dagli accertamenti svolti su un centinaio di conti correnti bancari, anche di San Marino. Le verifiche, dicono gli investigatori e gli inquirenti, hanno consentito di accertare come le casse della società siano state svuotate attraverso la realizzazione di falsi contratti per fornitura di servizi, realizzazioni di lavori e consulenze, giustificati con fatture false per un totale di 7 milioni.
DOCUMENTI FALSI E FONDI NERI. In sostanza l'ex presidente, gli imprenditori e i commercialisti, sostengono ancora gli investigatori della Guardia di finanza, avrebbero costituito una vera e propria associazione e, approfittando dei loro ruoli, avrebbero messo in atto una serie di raggiri contabili e amministrativi attraverso la creazione di documenti falsi, con l'obiettivo di realizzare indebiti risparmi d'imposta e creare fondi neri.
SOLDI RICICLATI NEI CONTI CORRENTI PERSONALI. Grazie alle rogatorie con San Marino, i finanzieri sono riusciti a seguire i soldi che, una volta usciti dalle casse del Cesena e transitati sui conti riconducibili ad un imprenditore edile e alberghiero che li riciclava, finivano nei conti correnti personali di Campedelli o nelle casse delle società immobiliari a lui riconducibili. Il commercialista ed ex direttore generale Luca Mancini aveva invece un altro ruolo: dopo aver procurato finanziamenti alla società per milioni di euro, sostiene la Gdf, con la complicità di Campedelli ha raggirato i soci facendosi pagare per prestazioni professionali mai eseguite e intascando circa un milione. L'indagine consentirà ora alla Gdf di avviare una serie di controlli fiscali per verificare i danni provocati all'erario, sotto forma di omesso pagamento delle imposte dirette o indirette.
NEL MIRINO LA CESSIONE DI NAGATOMO. Ci sarebbe anche la cessione di Yoto Nagatomo all'Inter nel gennaio del 2011 tra le vicende finite al centro dell'indagine della Gdf sulla gestione del Cesena Calcio. L'accusa di falso in bilancio è infatti ipotizzata in relazione alle plusvalenze realizzate dal Cesena con la compravendita di diversi calciatori, tra cui appunto il giapponese Nagatomo. Secondo gli investigatori della Guardia di Finanza dunque, in alcuni casi il valore dei giocatori sarebbe stato sopravvalutato, con l'obiettivo di ridurre sensibilmente le perdite d'esercizio. Una circostanza che, in base al dlgs 231 del 2001 - quello sulla responsabilità amministrativa delle società e degli enti - potrebbe costare al Cesena una sanzione pecuniaria molto elevata.

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