Cizre, la città turca prigione dei curdi col coprifuoco h24

Rinchiusi in casa. Per 79 giorni. Storia dei 120 mila abitanti di Cizre, nel Sud-Est della Turchia. Che per Erdogan è roccaforte del Pkk. E dove sono morti 211 civili.

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13 Marzo 2016

da Beirut

La città turca di Cizre ha vissuto nel coprifuoco totale, 24 ore su 24, per 79 giorni.

(© GettyImages) La città turca di Cizre ha vissuto nel coprifuoco totale, 24 ore su 24, per 79 giorni.


Jamil Mousa era un docente di origine curda dell’Università di Aleppo.
Insegnava algebra, ma da tre anni è uno dei tanti profughi siriani arrivati nel Paese dei Cedri.
«La vostra Unione europea sta trattando con la Turchia. Il Sultano di Ankara per impedire a chi fugge dalla guerra di arrivare alle vostre porte vuole soldi e vuole entrare nella vostra ricca Unione. Al tavolo delle trattative, però, nessuno ha dato la parola ai morti di Cizre, che si stanno seppellendo in questi giorni».
INFERNO PER 79 GIORNI. Cizre è una cittadina di 120 mila abitanti, nel Sud-Est della Turchia, composta in maggioranza da curdi.
Da poco gli abitanti sono stati liberati dal coprifuoco totale, 24 ore su 24, che dal 14 dicembre 2015 l’esercito turco aveva imposto sulla città.
Dopo 79 giorni in cui non era permesso circolare, a Cizre da marzo si può uscire per la strada dalle 5.30 del mattino alle 19 della sera.
ROCCAFORTE DEL PKK? Secondo le forze di sicurezza agli ordini di Recep Erdogan l’assedio si era reso necessario perché la città era una roccaforte del Pkk, il Partito dei lavoratori del Kurdistan, un gruppo che combatte da decenni contro il governo della Turchia per l’autonomia delle zone curde.
Le autorità turche hanno dichiarato che nelle operazioni militari a Cizre e in altre località della regione sono stati ammazzati più di 600 ribelli. Secondo alcune associazioni umanitarie sono rimasti uccisi anche 211 civili.
«PEGGIO CHE CON L'ISIS». Jamil spiega: «La mia famiglia veniva da Cizre, là ho ancora molti parenti che mi hanno raccontato di aver vissuto momenti orribili. Peggio dei nostri fratelli in Iraq e Siria sotto il dominio dell'Isis».
La situazione nel Sud-Est della Turchia è particolarmente tesa da quando sono ricominciati gli scontri tra governo e Pkk.
Nelle ultime settimane la tensione si è fatta maggiore, in seguito a quello che sta succedendo in Siria.
CURDI NEL MIRINO TURCO. Il Pkk è alleato con i curdi siriani dell’Ypg, il gruppo armato appoggiato dagli Stati Uniti che controlla i territori strappati all'Isis nel Nord della Siria al confine con la Turchia.
Anche l’Ypg sta subendo pesanti attacchi da parte dell’esercito turco, preoccupato della nascita di un’autonomia curda ai suoi confini.  
 

Case devastate e civili sotto le macerie

Le autorità turche hanno dichiarato che 60 ribelli sono stati uccisi a Cizre. Ma si parla anche di 211 civili morti.

(© GettyImages) Le autorità turche hanno dichiarato che 60 ribelli sono stati uccisi a Cizre. Ma si parla anche di 211 civili morti.

Continua Jamil: «Mio cugino aveva lasciato la città appena era arrivato l’esercito. I suoi due figli maschi erano rimasti a proteggere la casa. Giovedì, quando è tornato, ha trovato i cadaveri di Serif e Orior sotto le macerie della loro abitazione».
Con il coprifuoco allentato molti abitanti hanno fatto ritorno a Cizre.
Molti tra loro hanno trovato la loro casa devastata. Interi edifici sono stati rasi al suolo, altri incendiati.
Per chi è rimasto le cose non sono andate meglio.
PAURA E SOPRAVVIVENZA. Un amico di Jamil al telefono da Cizre racconta: «Non potevamo uscire da casa per il coprifuoco e la paura degli scontri, ma ci mancava tutto. Così ogni due o tre giorni ero comunque costretto a uscire per cercare da mangiare».
I prigionieri della città con il passare del tempo hanno cercato di organizzare la sopravvivenza.
NASCOSTI NEGLI SCANTINATI. «Nel nostro palazzo eravamo rimasti solo uomini: donne e bambini avevano lasciato la città all’inizio dell’assedio. Dopo un po’ di giorni siamo scesi tutti negli scantinati per essere al sicuro e a turno facevamo giri di guardia ai piani superiori e per andare a cercare acqua e cibo. Per fortuna siamo ancora tutti vivi e al ritorno le nostre famiglie hanno trovato ancora la loro casa».

Coprifuoco totale anche nel quartiere centrale di Sur

Sul destino dei curdi è scontro tra l'Hdp e il governo di Erdogan.

(© GettyImages) Sul destino dei curdi è scontro tra l'Hdp e il governo di Erdogan.

Quella che emerge è la storia di una battaglia combattuta per più di due mesi.
«I militanti del Pkk si sono sicuramente battuti contro l’esercito, ma cosa c’entrano i civili? I figli di mio cugino non erano combattenti, volevano solo evitare che la loro casa fosse occupata o saccheggiata».
Le operazioni delle forze di sicurezza turche non si sono limitate a Cizre.
Il coprifuoco totale dal 2 dicembre 2015, per esempio, è ancora in vigore nel quartiere centrale di Sur, a Diyarbakir, la principale città curda della Turchia.
ALMENO 25 CIVILI UCCISI. Secondo il Partito popolare democratico pro-curdo (Hdp), almeno 25 civili sono già stati uccisi durante il coprifuoco di Sur, mentre diverse secolari edifici storici e religiosi sono stati distrutti.
Ankara ha più volte imposto il coprifuoco durante le sue operazioni militari nei centri urbani del Sud-Est, il governo afferma che è una misura necessaria per sradicare i militanti del Pkk, che potrebbero assumere il controllo di quelle zone.
SCONTRO HDP-GOVERNO. Selahattin Demirtas, presidente dell’Hdp, ha dichiarato: «Il nostro partito si oppone e si opporrà alla distruzione delle città e all’uccisione dei civili perpetrate in nome della lotta al terrorismo».
Il primo ministro turco Ahmet Davutoglu ha risposto dicendo che i membri dell’Hdp, terzo partito in parlamento, collaborano con i terroristi e cercano di trascinare la Turchia nel caos.
«L’immunità parlamentare non dovrebbe proteggere i deputati che commettono questi crimini».


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