Claudio Lippi e i tweet a Renzi: «Scritti da un hacker»

Il conduttore in ospedale si rivolge al premier su Twitter: «Devo comunicare con lui». Ma poi spuntano altri messaggi: «Non sono opera mia».

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04 Gennaio 2016

Claudio Lippi e Matteo Renzi.

Claudio Lippi e Matteo Renzi.

«Sono opera di un hacker». Oppure di «qualcuno» che «mi ha sottratto il telefono mentre facevo degli esami». E c'è già chi parla di mistero, di giallo.
La vicenda nasce e si sviluppa su Twitter. Ha per protagonisti Claudio Lippi e il premier Matteo Renzi. E come oggetto alcuni messaggi (apparentemente) scritti dal conduttore televisivo.
Lippi è ricoverato in terapia intensiva all'ospedale di Matera, dopo il malore che gli ha impedito di essere presente all'ormai famigerata trasmissione di Capodanno in onda su Rai1. A un certo punto prende lo smartphone e decide di chiedere aiuto direttamente al presidente del Consiglio: «Sono ricoverato a Matera. Avrei urgente necessità di comunicare con Matteo Renzi. Qualcuno glielo può comunicare? Grazie». 
 


A questo primo tweet, però, ne fanno seguito degli altri. Alcuni particolarmente carichi di pathos.

 

Altri meno.

 

Fino al colpo di scena.

 

LA VERSIONE DI LIPPI. La curiosità s'impadronisce delle agenzie di stampa: cosa è successo? Urge una verifica.
A spiegare è lo stesso Claudio Lippi, raggiunto dall'Ansa per telefono all'ospedale di Matera: «Mi piacerebbe incontrare il premier Renzi, perché sono incuriosito dal suo modo di comunicare. Ma sul mio profilo Twitter ho scritto un unico messaggio, che adesso neanche si trova più: se qualcuno ha modo di mettermi in contatto con Renzi, avevo scritto, vorrei parlare con lui. Non era un appello, ma una richiesta. Gli altri messaggi, probabilmente, sono opera di un hacker. O qualcuno mi ha sottratto il telefono mentre facevo degli esami».
«HO SCRITTO IN UN MOMENTO DI NOIA». La cornice della storia è «un momento di noia», ha spiegato il conduttore.
«Sto meglio, aspetto di essere finalmente dimesso dopo il rammarico di aver dato forfait ad un appuntamento al quale tenevo molto. E mi sono incautamente avventurato in qualcosa che non immaginavo potesse diventare un'arma a doppio taglio. Vorrei incontrare Renzi, mi interessa come comunicatore, anche perché non mi appartiene giudicarlo sotto altri profili. Lavoro da 50 anni, mi sono sempre interessato alla comunicazione nelle sue varie applicazioni e sono incuriosito dal modo di comunicare del premier. Non sapendo come raggiungerlo, ho pensato di usare un canale che utilizza spesso. Ho una personale raccolta di primi ministri con cui ho avuto occasione di entrare in contatto: con Berlusconi ho lavorato per vent'anni, ma non l'ho più incontrato dal 1994».
QUELL'ISTINTO POCO SOCIAL DI LASCIARE TWITTER. D'accordo. Ma gli altri tweet? Quelli in cui comunicare con Renzi appare addirittura una questione di vita o di morte? «Non sono opera mia, evidentemente si è inserito un hacker che ha rubato il mio profilo», risponde il conduttore. «Non saprei neanche come cancellarli. Riconosco che ho trovato un'infinità di messaggi di auguri e questo fa piacere. Ma se in compenso si rischia di subire situazioni che montano sul nulla, allora... In buona fede, non ci avevo proprio pensato. Ma ora mi sembra corretto dire l'unica verità».
Lippi confessa: per un attimo ha avuto «l'istinto di lasciare Twitter». Ma visto che lo usa «relativamente», per leggere «quello che bonariamente mi scrivono», allora resta. Perché «cancellarsi sarebbe come una confessione di torto. Insomma rimango, ma starò più attento».
Da parte del sospetto hacker, o del presunto utilizzatore abusivo di smartphone, al momento, nessuna rivendicazione.

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