VIOLENZE

Colpi di mortaio siriani, Israele risponde

Tensione sulle alture del Golan. Coinvolta anche la Turchia.

12 Novembre 2012

Alta tensione sulle alture del Golan, dove i tank israeliani hanno colpito l'artiglieria mobile siriana in risposta al colpo di mortaio caduto poco prima in Israele.
Il 12 novembre l'esercito israeliano, ha spiegato il portavoce militare che ha dato conto dell'accaduto, si è anche lamentato con le forze Onu che operano nella zona.
NETANYAHU: «RISPONDEREMO». Il colpo di mortaio partito dalle Siria è caduto in una zona aperta nelle vicinanze di una postazione dell'esercito di Israele.
«Stiamo monitorando da vicino quanto sta succedendo e risponderemo in maniera appropriata», ha fatto sapere il primo ministro di Israele Benyamin Netanyahu nel suo incontro ad Ashkelon con gli ambasciatori stranieri riferendosi alla Siria.
«Non consentiremo che i nostri confini siano violati o i nostri cittadini colpiti».
L'AVVERTIMENTO DELLA TURCHIA. Negli ultimi giorni, anche in territorio turco sono caduti colpi di mortaio ma il ministro degli Esteri Ahmet Davutoglu ha smentito che ci sia un'alleanza in vista tra Ankara e Tel Aviv contro Damasco.
Davutoglu ha però avvertito: «Finora gli aerei siriani non sono entrati nello spazio turco, se lo avessero fatto avremmo risposto. Comunque hanno volato talmente vicino al confine da costituire una minaccia» per la Turchia.

I Paesi del golfo riconoscono l'opposizione

Le sei monarchie arabe del Consiglio di cooperazione del Golfo (Ccg) hanno deciso di riconoscere la nuova coalizione dell'opposizione uscita dall'incontro di Doha come «rappresentante legittima del popolo siriano fratello».
Anche gli Stati Uniti hanno annunciato il loro sostegno alle opposizioni unite in Siria dopo l'accordo raggiunto l'11 novembre fra tutti i movimenti che combattono il governo del presidente Bashar al Assad.
TENSIONE CON LA PALESTINA. E sul fronte della striscia di Gaza, l'esercito israeliano pensa a un intervento di terra, oppure a dei raid per eliminare i quadri di Hamas, e sbloccare una situazione «invivibile per un milione di cittadini israeliani».
La possibilità di un intervento militare contro Gaza sarebbe possibile, specie dopo il fallimento di una tregua che ieri sembrava vicina e che è stata vanificata dalla ripresa il 12 novembre del lancio dei razzi.
I MISSILI DI HAMAS. Per il giornale Yediot Ahronot, «Israele non ha interesse che Hamas sia sostituita da elementi ancora più estremisti. Un'operazione militare limitata deve raggiungere l'obiettivo centrale: un cessate il fuoco a lungo termine. Del resto», ha avvertito il giornale, «Israele sa benissimo che Hamas detiene un limitato numero di missili Fajr 5 che possono colpire obiettivi non lontano da Herzliya», a nord di Tel Aviv, ben più lontano dalle cittadine vicino al confine.

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