Corea del Nord, le ultime follie di Kim

Testa bombe nucleari e missili intercontinentali. Condanna a morte il capo dell'esercito. E accusa Seul di avergli dichiarato guerra. Gli Stati Uniti varano nuove sanzioni.

11 Febbraio 2016

Kim Jong-un saluta i militari a bordo di una nave da guerra nordcoreana.

(© Ansa) Kim Jong-un saluta i militari a bordo di una nave da guerra nordcoreana.

Guerra tra le due Coree. È solo l'ultima, rischiosa follia, annunciata dal dittatore nordcoreano Kim Jong-un.
In risposta alla decisione del governo di Seul, che ha sospeso le attività nell'area industriale di Kaesong, cogestita con Pyongyang. Un atto che la stampa del regime di Kim Jong-un ha definito «una pericolosa dichiarazione di guerra».
Il ministro per l'Unificazione sudcoreano ha detto invece che la mossa è finalizzata a privare la Corea del Nord dei fondi normalmente utilizzati per sviluppare la sua tecnologia nucleare: dal complesso industriale cogestito con Seul, Pyoongyang ha ricavato 616 miliardi di won, circa 457 milioni di euro, a partire dal 2003.
Pyongyang ha anche annunciato di voler chiudere «due canali di comunicazione strategici con il Sud». Era già successo nel 2013, poi i collegamenti telefonici erano stati ripristinati, in seguito a un miglioramento dei loro rapporti.

Nuove sanzioni dagli Stati Uniti

Il boicottaggio di Seul fa seguito all'iniziativa del Senato americano, che ha approvato all'unanimità nuove sanzioni contro la Corea del Nord dopo i recenti test missilistici di Pyongyang, considerati da Washington una provocazione e una gravissima violazione delle leggi internazionali. La legge aveva già ottenuto il sì della Camera.

Paura per il reattore di Yongbyon

Sempre dagli Usa è arrivato l'allarme nucleare sul reattore di Yongbyon, che potrebbe fornire materiale per confezionare a breve ordigni atomici. Il direttore dell'intelligence, James Clapper, in un'audizione al Congresso ha detto che «la Corea del Nord potrebbe aver tenuto attiva la struttura abbastanza a lungo per il recupero di plutonio nel giro di settimane o mesi». I piani di Pyongyang, secondo gli analisti, vanno avanti a passo spedito: agli inizi di maggio si terrà il congresso del Partito dei Lavoratori, il primo negli ultimi 36 anni, con un «leader più forte che mai agli occhi della popolazione».

Missili intercontinentali e bombe nucleari

Il 7 febbraio 2016 la Corea del Nord ha lanciato un missile balistico intercontinentale, affermando che si trattasse in realtà della messa in orbita di un satellite. Poche settimane prima aveva effettuato il suo quarto test nucleare, dichiarando di aver fatto detonare una bomba all’idrogeno miniaturizzata. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite aveva duramente condannato l'episodio e persino la Repubblica popolare cinese, unico alleato della Corea del Nord, si era detta «dispiaciuta».

Giustiziato il capo dell'esercito

Come se non bastasse, in attesa che il Consiglio di sicurezza decida quali sanzioni aggiuntive adottare, dalla Corea del Sud è rimbalzata la notizia secondo cui il regime avrebbe fatto giustiziare il capo delle forze armate Ri Yong-gil, colpevole di «corruzione, cospirazione e ricerca di guadagno personale». Ri, alla guida della Korean People's Army dal 2013 e appena pochi giorni fa sostituito da Ri Myong-su, ex ministro della Sicurezza, è diventato l'ultimo target delle epurazioni del dittatore Kim Jong-un, usate per consolidare il potere ereditato dal padre Kim Jong-il a dicembre del 2011.
Decine di funzionari, civili e militari sarebbero, secondo l'intelligence di Seul, finiti davanti al plotone d'esecuzione, con lo zio e tutore Jang Song-thaek di gran lunga la vittima più illustre.

La condanna di Seul e Tokyo

I Paesi vicini, Corea del Sud e Giappone, hanno deciso di adottare provvedimenti unilaterali immediati contro Pyongyang: il parlamento di Seul ha votato una risoluzione di condanna per il recente test missilistico «che minaccia la pace della penisola», mentre il governo ha appunto deciso di sospendere l'operatività dell'area industriale di Kaesong, a sviluppo congiunto, allo scopo di chiudere una delle fonti principali di valuta estera del regime grazie agli oltre 40 mila nordcoreani al lavoro nelle 130 aziende circa sudcoreane attive nella zona.
Tokyo, dopo la breve stagione del dialogo, ha varato sanzioni simboliche i cui effetti avranno scarsa rilevanza considerando i rapporti bilaterali ridotti al minimo: divieto assoluto per le navi del Nord di entrare nei porti nipponici, stretta ai viaggi tra i due Paesi, blocco ai trasferimenti di denaro eccetto per quelli sotto i 100 mila yen (770 euro), per ragioni umanitarie.

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