Diffamazione, rettifiche e multe: il ddl in Aula al Senato

Nella proposta di legge sanzioni da 50 mila euro e interdizione per i direttori. Sparisce il carcere.

10 Ottobre 2014

Il ddl sulla diffamazione è arrivato in Aula a Palazzo Madama.

Il ddl sulla diffamazione è arrivato in Aula a Palazzo Madama.

La proposta di legge per riformare la disciplina della diffamazione a mezzo stampa ha messo nel mirino le testate online. Considerate eccessivamente libere, se non incontrollabili. Il testo, giunto in Aula al Senato giovedì 9 ottobre, prevede per loro misure particolarmente restrittive: rettifica immediata, cancellazione completa dei contenuti web incriminati, interdizione di sei mesi per i direttori responsabili in caso di articoli diffamatori non firmati, multe fino a 50 mila euro in caso di falso cosciente.
NON C'È PIÙ IL CARCERE. Il senatore Felice Casson, come riportato dal quotidiano la Repubblica, ha fatto sapere che «di positivo, nel ddl, c'è che finalmente viene cancellata la previsione del carcere per i giornalisti». Ma il prezzo da pagare sembra destinato a salire in maniera significativa: a partire dalle multe, che normalmente non superano i 10 mila euro ma che si moltiplicano per cinque «se l'offesa consiste nell'attribuzione di un fatto falso, la cui diffusione sia avvenuta con la consapevolezza della sua falsità». Sono chiamati a rispondere, «a titolo di colpa», anche il direttore o il vice direttore responsabile, che rispondono pure «nei casi di scritti o di diffusioni non firmati».
RETTIFICHE ENTRO 48 ORE. Per quanto riguarda invece le rettifiche, nella proposta di legge è scritto che «il direttore è tenuto a pubblicare gratuitamente e senza commento, senza risposta e senza titolo, con la seguente indicazione 'rettifica dell'articolo (titolo) del (data) a firma (l'autore)' nel quotidiano o nel periodico o nell'agenzia di stampa, o nella testata giornalistica online le dichiarazioni o le rettifiche dei soggetti di cui siano state pubblicate immagini o ai quali siano stati attribuiti atti o pensieri o affermazioni da essi ritenuti lesivi della loro dignità o contrari a verità». A meno che non abbiano un risvolto penale, le rettifiche devono essere pubblicate. Le testate online sono obbligatr a farlo «non oltre due giorni con la stessa metodologia, visibilità e rilevanza». In caso di mancata rettifica, il giudice «irroga la sanzione amministrativa», avverte il prefetto e l'ordine professionale. Il quale ha il potere di sospendere fino a sei mesi.
CANCELLAZIONE COMPLETA. Oltre alla rettifica e alla richiesta di aggiornare le informazioni, l'interessato «può chiedere «l'eliminazione, dai siti internet e dai motori di ricerca, dei contenuti diffamatori o dei dati personali» e può rivolgersi a un giudice affinché ordini «la rimozione delle immagini e dei dati», ovvero ne inibisca «l'ulteriore diffusione». E in caso di morte dell'interessato, gli eredi o il convivente potranno procedere allo stesso modo.

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