Divorzio Berlusconi-Lario, il Cav: «Abnorme l'assegno per Veronica»

Il leader di Forza Italia sugli emolumenti mensili da 1,4 milioni: «È più di quanto guadagno io, il maggior contribuente italiano».

22 Settembre 2016

Silvio Berlusconi e Veronica Lario a Roma, maggio 2005.

Silvio Berlusconi e Veronica Lario a Roma, maggio 2005.

Sta per cominciare un nuovo round della battaglia legale che oppone Silvio Berlusconi e l'ex moglie Veronica Lario.
Davanti alla Corte di Cassazione è in programma l'udienza in cui si deve discutere del ricorso del Cav contro il provvedimento con cui la Corte d'Appello di Milano, nel 2014, ha ridotto a 2 milioni di euro l'assegno di 3 milioni stabilito nel 2013 dal tribunale, e relativo al periodo della separazione.
Per il leader di Forza Italia la cifra dell'assegno mensile percepito da Veronica, sia nel periodo della separazione sia dopo il divorzio, è tuttavia «abnorme».
L'ex presidente del Consiglio ha impugnato anche il provvedimento con cui, nel giugno 2015, il tribunale di Monza aveva ulteriormente ridimensionato l'importo, in sede di divorzio, a 1,4 milioni di euro al mese.
Verosimilmente entro la fine del 2016, davanti alla Corte d'Appello di Milano, dovrebbe essere trattata la causa.
QUESTIONE DI... ARTICOLO 1. Il Cav, nei due atti di impugnazione, parte dal presupposto che l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro e che il lavoro è un dovere che la Costituzione impone per il progresso sociale ed economico.
Ritiene quindi inaccettabile che la legge consenta, solamente sulla base dello status di ex coniuge, di incassare emolumenti mensili ben più alti di quanto guadagna colui che, con il suo lavoro, risulta essere il maggior contribuente italiano. Cioè Berlusconi stesso.
Il Cav chiede di mettere, in ogni caso, un tetto massimo all'assegno di mantenimento, di tipo quantitativo oppure temporale. In modo che diventi, come negli altri Stati europei, una misura di tutela finalizzata però a promuovere l'indipendenza dell'ex coniuge attraverso lo svolgimento di un'attività lavorativa, e non una stampella permanente.

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