Ebola, sette cose da sapere sull'epidemia

Perché il virus è così letale.

28 Luglio 2014

La peggiore epidemia di ebola mai registrata nel corso della storia si sta sviluppando nel continente africano, e sta uccidendo anche i medici che tentano di combatterla.
Il governo liberiano ha da poco confermato la morte del dottor Samuel Brisbane che lavorava contro la malattia. Prima di lui il virus aveva ucciso Omar Khan, specialista attivo in Sierra Leone.
UCCISE FINORA 672 PERSONE. L'attuale focolaio, a partire dall'inverno del 2013, ha ucciso 672 persone e ne ha infettate 1.200, secondo i dati dell'Organizzazione mondiale della sanità riportati da Susannah Locke su Vox.
Cifre che non hanno precedenti. Come senza precedenti è la diffusione geografica del virus, che sta terrorizzando quattro diversi Paesi: Sierra Leone, Guinea, Liberia e Nigeria, che questa settimana ha registrato il suo primo caso a Lagos, la città più popolosa di tutta l'Africa.
VIRUS AGGRESSIVO E LETALE. Il virus ebola è uno dei più aggressivi nei confronti degli esseri umani, secondo solo all'Hiv, e produce i suoi effetti ancora più rapidamente. Ma perché l'ultima epidemia è così diversa da tutte le altre, e tanto più pericolosa e letale? Ecco sette cose da sapere sul terribile risveglio del nightmare virus.

  • Gli scienziati ritengono che il serbatoio del virus ebola siano alcuni animali: i pipistrelli in particolare.

1. L'ebola si contrae da pipistrelli e scimmie

Il virus ebola tende ad attaccare ciclicamente gli esseri umani, e può anche scomparire del tutto per interi periodi, come nel 2005 e nel 2006, quando non fu registrato nessun caso nel mondo.
ANIMALI INFETTI. Ma il virus è costantemente in circolazione negli animali, e soprattutto nei pipistrelli. La malattia si trasmette agli esseri umani per ingestione di carne cruda o di carne cotta male di scimmie e pipistrelli malati. Una volta innescato il meccanismo, il virus si trasmette da uomo a uomo.

  • Mappa della diffusione dell'ultima epidemia di virus ebola nel continente africano.

2. L'ultimo focolaio si è sviluppato in Guinea

L'attuale epidemia di ebola è iniziata in Guinea, tra la fine del 2013 e l'inizio del 2014. Poi si è diffusa in Sierra Leone e Liberia, arrivando a colpire alcune capitali. Anche questo è un primato del nuovo focolaio: è infatti la prima volta che il virus raggiunge grandi metropoli africane.

  • Tasso di mortalità dei cinque ceppi finora identificati del virus ebola.

3. Virus Zaire, il ceppo più pericoloso

L'altissimo numero di vittime provocato finora si spiega innanzitutto col fatto che l'attuale epidemia ha interessato il più mortale dei cinque ceppi conosciuti di virus ebola, il cosiddetto virus Zaire, che storicamente è risultato letale per il 79% delle persone infettate. Il virus si chiama così perché fu proprio lo Zaire (attuale Repubblica democratica del Congo) a essere colpito dalla prima epidemia nel 1976, assieme al Sudan.
FATTORI AMBIENTALI DI RISCHIO. La pericolosità del virus è amplificata da una serie di fattori ambientali e sociopolitici. Poiché si tratta della prima grande epidemia che colpisce l'Africa occidentale, molti degli operatori sanitari della regione non hanno l'esperienza e la formazione necessarie per proteggere adeguatamente se stessi e per curare i pazienti infetti. Inoltre, gli abitanti dei Paesi colpiti tenderebbero a viaggiare di più rispetto ai residenti in Africa centrale, dove di solito si sono sviluppati i focolai. Una caratteristica che faciliterebbe l'ulteriore diffusione e dispersione geografica del virus, rendendo difficoltosa l'individuazione dei possibili portatori.
MANCANZA DI RISORSE ADEGUATE. Ad aggravare la situazione sul fronte sanitario ci sono poi la carenza di risorse economiche adeguate, e dei necessari strumenti culturali nelle popolazioni. La rivista medica The Lancet ha rilevato che lo stigma sociale e la mancanza di consapevolezza può portare le persone a non cercare assistenza medica, o addirittura a evitarla.
Il 23 giugno, inoltre, Medici senza frontiere ha denunciato la mancanza di risorse economiche: essendo l'unica organizzazione umanitaria a lottare contro il virus, ha detto di essere «sopraffatta» e di non poter inviare nuovi medici in Africa in mancanza di ulteriori finanziamenti.

  • Medico di Medici senza frontiere all'ospedale Donka di Conakry, capitale della Guinea.

4. L'ebola non sempre provoca emorragie

Anche se le emorragie da occhi, naso, orecchie, bocca e retto sono tra i sintomi più impressionanti della malattia, spie inequivocabili del contagio, non sempre si verificano. Uno studio del 1995, per esempio, ha verificato un'incidenza delle emorragie solo nel 41% dei casi. E soprattutto, i sanguinamenti non sono in alcun modo correlati alla morte o alla sopravvivenza dei malati.
LE CAUSE DEL DECESSO. A uccidere, infatti, è uno choc multiplo, indotto dall'insufficienza di più organi provocata dal virus. Fegato, reni e sistema nervoso centrale vengono colpiti in modo letale. I sintomi insorgono improvvisamente, dopo un perido di incubazione che va dai due ai 21 giorni. La morte sopraggiunge tra il sesto e il sedicesimo giorno di malattia. Emorragie a parte, gli altri sintomi sono comuni a patologie differenti, e per questo motivo sono spesso male interpretati.
Si tratta di febbre, mal di testa, vomito e diarrea.

  • Globuli bianchi al microscopio.

5. Il virus distrugge i globuli bianchi

Una delle cause principali che rendono l'ebola particolarmente letale è la sua capacità di sfuggire al sistema immunitario umano.
Non solo: è stato spesso osservato che i globuli bianchi dei malati vengono uccisi dal virus. Privato delle sue armi naturali contro l'infezione, il corpo è destinato a soccombere.
LE IPOTESI DELLA SCIENZA. Gli scienziati stanno ancora cercando di capire esattamente come questo possa accadere, e hanno avanzato diverse ipotesi. Una è che il virus produca delle proteine ​​che fungono da esca, interferendo con le capacità reattive del sistema immunitario umano.

  • Un'immagine del virus ebola.

6. L'ebola si trasmette attraverso il sangue e i fluidi corporei

L'ebola è relativamente difficile da contrarre tra esseri umani. A differenza del morbillo e dell'influenza, per esempio, non si trasmette per via aerea o attraverso il contatto casuale. Per essere infettati, occorre entrare in contatto col sangue o con i fluidi corporei (sudore, urina, sperma) di una persona già infetta, viva o morta. È possibile ammalarsi anche a seguito di contatto indiretto con i fluidi delle vittime, per esempio condividendo lo steso letto o le stesse apparecchiature mediche.
LE TEMPISTICHE DEL CONTAGIO. Generalmente, gli esseri umani non trasmettono il virus nel periodo d'incubazione: diventano infettivi solo quando la malattia si è ormai manifestata. Questa capacità di trasmissione limitata è uno dei motivi principali per cui le epidemie di ebola possono spesso essere arrestate nel giro di settimane o mesi. I rimedi necessari sono una corretta informazione ed educazione, una buona igiene sanitaria, procedure mediche di sterilizzazione, l'uso di guanti e mascherine.

  • Un aereo dell'Air France è stato bloccato ad aprile per due ore all’aeroporto parigino di Roissy Charles de Gaulle, per paura che a bordo ci fosse un passeggero che aveva contratto il virus ebola.

7. Basse probabilità che l'epidemia arrivi in Europa

Proprio a causa delle limitate capacità di trasmissione da uomo a uomo del virus e dei tempi rapidi di decesso dei malati, è considerato improbabile che l'epidemia possa uscire dal continente africano, e raggiungere l'Europa o gli Stati Uniti.
CONTAGIO ESPORTABILE SOLO IN AEREO. L’infettivologo Paolo Bonfanti ha recentemente spiegato che «il virus agisce troppo in fretta. Se una persona si ammala, mentre è in viaggio verso il Mediterraneo via mare, muore o guarisce prima di arrivare in Europa. L’unica possibilità è che arrivi con un viaggio rapido, in aereo».

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