Expo e mafia: rischio infiltrazioni nella ristorazione

B&b. Ristoranti. Case vacanza. I business criminali in vista dell'esposizione universale di Milano.

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13 Ottobre 2014

Lavori per l'Expo di Milano.

(© ImagoEconomica) Lavori per l'Expo di Milano.

Un turista che arriva a Milano ha due esigenze: un letto dove dormire e un posto per mangiare. Venti milioni di turisti hanno le stesse due esigenze. Lo sa chi sta organizzando Expo 2015, ma lo sa anche la mafia. Non si tratta di spiccioli. Stando alle stime del centro di ricerca dell'università Bocconi, il CERTeT, l'impatto dell'evento sulla produzione nel settore turistico su Milano è di 9,4 miliardi di euro.
I NUOVI BUSINESS CRIMINALI. La criminalità organizzata si sfrega le mani. Ed è pronta ad accogliere i visitatori, italiani e stranieri. Le infiltrazioni nel capoluogo lombardo si stanno concentrando nel settore della ristorazione e in quello alberghiero. Non negli hotel a 5 stelle o nei ristoranti di lusso, ma in soluzioni più modesti come pizzerie, pensioni e bed&breakfast.
L’obiettivo è gestire direttamente le attività commerciali, come spiega a Lettera43.it Ernesto Savona, direttore del centro di ricerca interuniversitario Transcrime: «Le organizzazioni criminali investono in attività legate al turismo a basso valore tecnologico. Hanno molta liquidità da investire, comprano locali e poi li gestiscono in prima persona». Si tengono lontane, invece, dalle grandi catene, a tutti gli effetti società per azioni. Infiltrarsi a livello di partecipazione azionaria è un’operazione molto più complessa che aprire un piccolo locale.
VENT'ANNI DI INFILTRAZIONI. A confermare questa ipotesi è il Progetto Pon sicurezza 2007-2013, uno studio di Transcrime incentrato sugli investimenti della mafia nei settori puliti. Partendo dai dati sui beni confiscati alla criminalità organizzata negli ultimi 20 anni, il rapporto ha stimato quanto è a rischio infiltrazione ogni settore del commercio.
Il dato è sintetizzato da un indice che se superiore a 1 significa che le imprese mafiose pesano nell’economia più di quelle sane. Per quanto riguarda il settore Alberghi e Ristoranti nella provincia di Milano l’indice è 4,3: un dato figlio di una situazione fuori controllo, in Italia secondo solo a un’altra provincia lombarda: Lecco.
IL MONOPOLIO DI 'NDRANGHETA E CAMORRA. Questo significa che l’apertura di pizzerie e alberghi da parte dei clan non è una novità per l’Expo ma una pratica consolidata da diversi anni. «Il processo va avanti da tempo e», continua Savona, «con una domanda di 20 milioni di persone non può che essere in ulteriore espansione. D’altra parte, aprire una pizzeria a Milano conviene molto più che in altre parti. ‘Ndrangheta e camorra hanno un monopolio criminale sul territorio».

Nel mirino anche i b&b e le case vacanza

L'Expo Gate di Milano.

(© Ansa) L'Expo Gate di Milano.

Guadagnare è un obiettivo delle cosche mafiose ma non è l’unico: investire in attività legali, infatti, serve anche a occultare i proventi del racket di droga e armi.
Per riciclare denaro sporco, gli alberghi sono un ottimo strumento di copertura. «Si possono raccogliere cauzioni e anticipi da parte di clienti provenienti dall’estero, del tutto inesistenti, che all’ultimo disdicono la prenotazione», spiega David Gentili, presidente della commissione antimafia del Comune di Milano. In questo modo, il giro d’affari dell’albergo risulta molto più alto del reale e si giustificano le entrate illegali.
LE ZONE PIÙ APPETIBILI. Un discorso a parte va fatto su bed&breakfast e case vacanza. Il comitato antimafia del Comune di Milano, presieduto da Nando Dalla Chiesa, sostiene che siano aumentate le infiltrazioni in queste strutture. Le zone più colpite sarebbero vicino alle stazioni della metropolitana e in particolare nei dintorni di piazza XXIV maggio, non lontano dalla movida dei Navigli.
Tuttavia l’Anbba (associazione nazionale B&B e affittacamere), tramite il presidente Marco Piscopo, esprime dubbi sul dilagare del fenomeno. «Per chi vuole riciclare denaro è molto difficile mettere su un’attività di questo tipo in breve tempo, i controlli ci sono e anche molto stringenti», spiega. Anche se poi ammette: «Forse il rischio potrebbe esserci per le case vacanze, se si possiedono contemporaneamente molti appartamenti».
Ed è esattamente la situazione descritta dal comitato: secondo la relazione dell’aprile 2014, infatti, un gruppo calabrese gestisce in modo occulto molte case appartenenti alla stessa persona e le affitta come fossero camere d’albergo.

La ristorazione e la filiera criminale

Lavori in corso all'interno del cantiere di Expo 2015, Milano

(© Ansa) Lavori in corso all'interno del cantiere di Expo 2015, Milano

Nei ristoranti, gonfiare i bilanci è più difficile, ma altri vantaggi spingono a investire nel settore. In particolare, la provenienza delle materie prime può far aumentare i guadagni: i locali si riforniscono da imprese anch’esse legate alla criminalità. Spesso, quindi, la filiera è infiltrata dal produttore fino al consumatore.
IL GIOCO DEI PRESTANOME. Ma che si tratti di alberghi, pizzerie o b&b per agire indisturbati è fondamentale non attirare l’attenzione di magistratura e forze dell’ordine. Perciò si utilizzano prestanome, individui incensurati a cui vengono intestate le attività commerciali gestite dai clan.
Un metodo vecchio con nuovi protagonisti. Nel passato si usavano persone anziane di nazionalità italiana, un profilo che ormai insospettisce troppo gli investigatori.
ARRUOLATI GIOVANI STRANIERI. Oggi, invece, a prestare la propria identità alla criminalità organizzata sono soprattutto giovani stranieri. «Rimangono più nell’ombra e non destano sospetti. Milano in questo periodo è molto monitorata, ma la mafia trova sempre nuovi metodi per rendere le operazioni opache. E tiene un profilo basso, perché gli affari si fanno con il silenzio non con le bombe» conclude Savona.
L’individuazione del prestanome è il punto di partenza per arrivare ai clan e per scoprire dove sono infiltrati.
IL MONITORAGGIO DI GDF E DIA. La normativa antiriciclaggio 231/2007 ha questo obiettivo. Si monitorano tutte le attività commerciali e se risultano operazioni poco chiare o passaggi di proprietà sospetti si segnala il caso alla Guardia di Finanza e alla Dia (Direzione investigativa antimafia). Ma occorrono prove certe, perché con i soli sospetti non si confiscano i beni.
«Siamo il primo Comune ad applicare questa normativa. È una rivoluzione alla lotta alla mafia», afferma David Gentili. Nel periodo 1983-2012 Milano è risultata la quinta provincia per numero di beni confiscati alla mafia. Davanti ci sono solo le più «famose» Palermo, Reggio Calabria, Napoli e Catania.

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