ASSASSINIO

Fabiana Luzzi ha lottato per non morire

Ha provato a strappare la tanica al fidanzato.

27 Maggio 2013

Fabiana Luzzi ha provato a difendersi. Fino all'ultimo.
La 16enne di Corigliano Calabro ha tentato di togliere di mano al suo omicida la tanica di benzina con la quale intendeva darle fuoco. Lo ha detto, secondo quanto si è appreso, lo stesso ragazzo nel corso dell'interrogatorio (Guarda le foto).
GLI SI È BUTTATA ADDOSSO. La ragazza, benché ferita da diverse coltellate infertegli dal fidanzato al culmine di una lite per motivi di gelosia, ha reagito sino all'ultimo per sottrarsi alla morte. Quando si è resa conto che il ragazzo intendeva bruciarla, secondo quanto avrebbe riferito lo stesso 17enne, lei si è alzata e gli si è buttata addosso, cercando di versare per terra il contenuto della tanica. Poi, probabilmente perché indebolita dalle coltellate, è ricaduta a terra. E il giovane le ha dato fuoco.
L'AUTOPSIA: OLTRE 20 COLTELLATE, MA ERA ANCORA VIVA. Al racconto del giovane hanno cominciato a sovrapporsi i primi dati scientifici. L'autopsia della 16enne, eseguita il 27 maggio nell'obitorio dell'ospedale di Corigliano ha confermato che probabilmente la giovane era viva quando è stata bruciata, così come raccontato dal fidanzato nel corso dell'interrogatorio cui è stato sottoposto tra sabato 25 e domenica 26 maggio. I medici, infatti, non solo hanno accertato che il numero delle coltellate inferte alla ragazzina, alcune delle quali giunte in profondità, sono state ben più di 20, ma anche che nessuna di queste ha leso organi vitali.
IL COLTELLO NON RIVENUTO. E proprio il coltello a serramanico usato dal 17enne per colpire la giovane è l'unico elemento che ancora manca all'appello. Il giovane ha gettato l'arma, che, ha detto, portava sempre con sé, poco distante dal luogo dell'omicidio, insieme allo zainetto ed al cellulare della fidanzata. Ma mentre gli altri oggetti sono stati ritrovati, il coltello no, nonostante i tecnici del nucleo scientifico dell'Arma del Comando provinciale di Cosenza siano tornati più volte sul posto.
Il ragazzo, intanto, essendo ancora in stato di fermo, si trova in un centro di accoglienza minorile di Catanzaro e non nel carcere per i minori. L'udienza di convalida non è stata ancora fissata e, a questo punto, dovrebbe tenersi mercoledì 29 maggio. Uno dei suoi legali, l'avv. Giovanni Zagarese, ha riferito che il giovane «è provato e turbato per un fatto così grave di cui sta assumendo consapevolezza giorno dopo giorno».

La madre di Fabiana: «Anche il ragazzo è una povera vittima»

«Anche lui è una povera vittima». È quanto ha detto la mamma di Fabiana Luzzi, durante un incontro avvenuto a casa dei genitori della 16enne con l'arcivescovo di Rossano-Cariati, monsignor Santo Marcianò. L'arcivescovo, conversando con la madre della ragazza, ha parlato di un possibile recupero dell'omicida, affrontando il problema della rieducazione dell'autore dell'omicidio: «Ho parlato», ha detto monsignor Marcianò, «del problema educativo e del profondo disagio del ragazzo che ha compiuto l'omicidio. In modo esplicito ho fatto riferimento al perdono e ho trovato una reazione positiva nei familiari della ragazza uccisa. Ho voluto affrontare anche il discorso della rieducazione a 360 gradi, che va affrontato quando sarà passato il momento del dolore».
«MIA FIGLIA HA DIRITTO DI AVERE GIUSTIZIA». Sempre parlando con l'arcivescovo, la madre di Fabiana ha detto: «Mia figlia ha il diritto di avere giustizia». Il presule ha inoltre commentato: «Ho visto un clima di grande compostezza», ha detto, «e mi rendo conto che ora, piano piano, bisogna riflettere su quanto è accaduto. C'è un bisogno evidente di affetto e per questo motivo che ho garantito ai genitori di Fabiana tutta la mia vicinanza. Ho offerto loro», ha concluso, «la totale disponibilità e fraternità e hanno accettato di buon grado».
L'AMICO DI LUI: «NON POTREI GUARDARLO IN FACCIA». Ma c'è chi non perdona: «Ora non riuscirei neppure a guardarlo in faccia e soprattutto non riuscirei a dirgli nulla». Sono le parole di un compagno di classe del 17enne che ha confessato di avere ucciso la fidanzata. «Tra noi», ha aggiunto, «è sempre stato tranquillo, socievole e ci proteggeva. La mattina dell'omicidio non è andato a scuola. Il giorno prima c'è stata una festa e abbiamo fatto tardi. Di Fabiana non parlava spesso. Il rapporto con lei era solo suo. Quando l'ho saputo non credevo potesse essere stato lui. Venerdì abbiamo saputo solo che si era ustionato. Di Fabiana non sapevamo ancora nulla e non volevamo neanche parlare di quanto potesse essere accaduto».

Gli studenti sfilano con un nastro rosso

Intanto, lunedì 27 maggio, gli studente dell'Istituto tecnico commerciale di Corigliano Calabro si sono riuniti in corteo per ricordare Fabiana Luzzi. I ragazzi portavano tutti un nastro rosso al polso: «Il rosso», ha spiegato uno degli studenti, «è il colore dell'amore, quello che vogliamo dimostrare nei confronti di Fabiana».
«LA TUA STORIA MERITAVA PIÙ ASCOLTO». Gli studenti hanno quindi sfilato in memoria della loro compagna, barbaramente uccisa. Tra gli striscioni esposti per le vie di Corigliano Calabro: «16 anni per sempre...riposa in pace piccolo angelo». E ancora: «La tua storia meritava più ascolto», è scritto sotto lo stesso slogan. Un altro invece recitava: «Puoi raggiungere solo adesso la tua meta quel mondo diverso che non trovavi mai. Solo che non doveva andare così, solo che ora siamo tutti un po' più soli».
FIORI E PALLONCINI SUL LUOGO DELL'OMICIDIO. «La violenza è l'ultimo rifugio degli incapaci», è scritto su un altro striscione. E su un altro ancora: «No al femminicidio». In testa al corteo una studentessa con un bouquet di fiori che è stato deposto all'imbocco della stradina alla fine della quale è stato trovato il cadavere di Fabiana. Nello stesso punto, dove il corteo ha sostato alcuni minuti, sono stati lasciati anche alcuni palloncini bianchi a forma di cuore.
LA MADRE DAL BALCONE: «QUANTO ERA BELLA». Tra lacrime e applausi il corteo degli studenti è giunto sotto casa dei familiari della ragazza dove, dal balcone al secondo piano, la mamma, circondata da amiche di Fabiana e dai familiari, ha urlato: «Fabiana quanta gente ti voleva bene, solo uno ti odiava. Come era bella mia figlia», ha poi aggiunto la signora, «ora non posso più vederla, devo solo ricordarla attraverso di voi». Mentre sfilava il corteo, su una gradinata sono state posizionate 12 paia di scarpe con fiocchetti rossi con un cartellone posto di fianco con scritto «Per dire no alla violenza contro le donne, oggi rosso solo amore».

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Gregory House 28/mag/2013 | 11:41

Ma quale vittima?
Dire che anche l'assassino è una povera vittima mi sembra quanto meno eccessivo. L'unica vittima è questa povera ragazza. Poi possiamo parlare del malcostume della società odierna, una società malata, dove la donna è messa in secondo piano ed è considerata una proprietà del maschio, che ha diritto di vita e di morte su di lei, come gli schiavi i padroni degli schiavi nell'antichità. A volte mi sembra che in 2000 anni di strada non ne abbiamo fatta poi tanta. Lavoro alle donne, voto alle donne, legge sull'aborto, divorzio, più libertà, parità dei sessi (ahah..ma da quale parte?) ecc. e poi senti una notizia come questa. E penso che di strada non ne abbiamo fatta poi tanta, nonstante tutti gli sforzi. Una donna non è sicura manco a casa sua. Anzi! Per lei è il posto più pericoloso. Non può uscire da sola che potrebbero stuprarla. E quando rientra a casa sua magari è vittima del fidanzato/marito che sfoga le sue stupide frustazioni su di lei usandola come punchball. Ormai è una routine. Ogni giorno qualche basta.rdo ammazza una poveraccia. Perchè non ha obbedito agli odrini del suo padrone. Non so voi ma io quando sento queste notizie..c'è qualcosa che mi ribolle dentro. Sono un pacifista, odio la violenza in tutte le sue forme, odio il razzismo, il fascismo, il voler prevaricare gli altri in qualsiasi modo, sopratutto i più deboli. Ma questi non sono deboli. Questi "uomini", che di uomo non hanno niente se non quell'affarino che portano tra le gambe e che probabilmente non sanno manco usare, non meritano di essere difesi. E quando sento queste notizie mi viene una rabbia tale che vorrei vederli presi a sassate. Sono ingiusto? Forse. Così facendo mi abbasserei ai loro livelli? Probabile. Ma non venitemi a dire che meritano comprensione questi tizi per favore, che sono delle vittime della società ecc..perchè sono delle grandi caz.zate! La società è malata, questo è certo, ma questa non è e non può essere una scusante, perchè anche con tutti i problemi che ho nella vita, quando torno a casa non prendo la mia donna a schiaffi per sfogarmi. Non ci penso nemmeno! Non è una cosa, non mi appartiene, è libera di essere e di fare quello che le pare. E io la devo e la voglio rispettare per quello che è, con i suoi pregi e i suoi difetti, e non devo imporle il mio volere in alcun modo, meno che mai a suon di botte.
Sto divangando un pochino..
Tornando all'argomento dell'articolo,questo "bambino" non è più vittima di quei quarantenni che ammazzano le mogli, e l'età non è una scusante, semmai un aggravante, secondo me. Perchè alla sua età non ci avrei pensato manco lontanamente a fare una cosa del genere. E non mi si tiri fuori la storia dell'incapacità di intendere e di volere, perchè non si acquista con la maggiore età, di punto in bianco. Sapeva benissimo cosa stava facendo, e che da una cosa del genere non si torna più indietro. Ma anche lui è una povera vittima. Ma certo! E la ragazza allora cos'è? Un danno collaterale? Io di vittime in questa storia ne vedo altre, come la famiglia della ragazza, e anche quella del ragazzo, non vorrei essere nei loro panni, sia per aver perso un figlio, ma anche per vedere il proprio figlio che fa una cosa del genere..non riesco nemmeno ad immaginare cosa stanno provando queste madri e questi padri..e non lo si può immaginare.
Ma come si dice? Nessuno tocchi Caino! In questo Paese pare funzioni così. Ci si lamenta per le condizioni nelle carceri, e va bene, sono sovraffollate, sono situazioni non degne di un Paese civile, ma bisongerebbe preoccuparsi di non finirci in carcere, non di lamentarsi per come si sta una volta che si è lì dentro!
Ad ogni modo, se fosse stata mia figlia io non sarei stato così comprensivo, non l'avrei ritenuto una "vittima", ma proprio per niente. E gli avrei semplicemente detto che l'avrei aspettato per tutto il tempo necessario. Ti danno 10 anni? 15 anni? 20 anni? Non importa. Come esci sarò fuori ad aspettarti. Perchè non devi più goderti nemmeno un giorno da "uomo libero". E devi verificare di persona cosa si prova quando qualcuno ti mette fuoco mentre sei ancora vivo.
Questo è quello che gli direi. Così si passa quei vent'anni con questo pensiero a fargli compagnia.

Gigi76 27/mag/2013 | 16:44

...
ma quali diritti umani..... altro che corte suprema...
io lo andrei a trovare tutti i mesi, per ricordargli che all'uscita mi troverà ad aspettarlo....
poi lo porterei con me in campagna e gli farei assaggiare pian piano la mia vendetta....
nessuna pietà verso merde come queste.... che a 16 anni, a prescindere girano con i coltelli in tasca.... e perchè poi??....
la pena di morte? la metterei io.... tanto la vita è finita quando ti uccidono una figlia così... almeno se devi morire muori soddisfatto.....
e non mi parlate di perdono per favore...

igiulp 27/mag/2013 | 14:02

Femminicidio 1
La confessione spontanea è proprio uno dei modi per sfruttare la benevolenza delle nostre leggi. A questa aggiungiamoci il processo breve, la minore età, i problemi in famiglia, la buona condotta e tutto il resto ed il nostro eroe sarà riabilitato in breve tempo.

Stefano51 27/mag/2013 | 13:46

Femminicidio
Credo che la misura sia colma. Adesso basta. Processo per direttissima e pena di morte senza appelli, considerando anche la confessione spontanea. Le medesime procedure per pedofili e affini. Finiamola con la favola del recupero dei criminali e delle licenze premio per buona condotta. Figurati, per uscire prima devono fingere e lo fanno tanto bene.

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