Francesco e la marcia indietro sull'omossessualità

Il papa attacca i gay: «Vivono in uno stato oggettivo di errore». E chiude sulle Unioni civili: «Non può esserci confusione con la famiglia voluta da Dio».

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22 Gennaio 2016

Papa Francesco.

(© GettyImages) Papa Francesco.

Papa Francesco i gay lui non li giudica. Ha detto chiaramente che non l'avrebbe fatto fin dai primi giorni del suo pontificato.
Non li giudica però li reputa «in una condizione oggettiva di errore», per «libera scelta o per infelici circostanze della vita». Il che sembra tanto un giudizio.
BRUSCA FRENATA. Le parole pronunciate dal pontefice nel discorso alla Rota romana sanno tanto di passo indietro rispetto alle aperture verso l'omosessualità che avevano segnato l'avvio del suo pontificato.
Un passo indietro o, forse, una brusca frenata. Perché dopo aver cercato invano di sdoganare il tema davanti al sinodo del 2014, Bergoglio ha alzato bandiera bianca l'anno dopo, pressato dalle polemiche sorte dopo il coming out di monsignor Krzysztof Charamsa e dai prelati più conservatori.
Per la Chiesa «non può esserci confusione tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione», ha spiegato il papa ai giudici della Sacra Rota, «e quando la Chiesa, tramite il vostro servizio, si propone di dichiarare la verità sul matrimonio nel caso concreto, per il bene dei fedeli, al tempo stesso tiene sempre presente che quanti, per libera scelta o per infelici circostanze della vita, vivono in uno stato oggettivo di errore, continuano ad essere oggetto dell'amore misericordioso di Cristo e perciò della Chiesa stessa».
NESSUNA CONDANNA, MA RESTA LA DISCRIMINAZIONE. Non c'è condanna nelle parole del papa, non c'è volontà di esclusione. Ma c'è anche il persistere di una vecchia discriminazione. La visione degli omosessuali come pecorelle smarrite da accogliere con misericordia, di persone in difficoltà e in errore, a cui mostrare la strada giusta.
D'altra parte Bergoglio fu capace, nel corso dello stesso viaggio negli Stati Uniti, di incontrare tanto una coppia di omosessuali quanto di far visita in carcere a Kim Davis, la funzionaria statale del Kentucky finita in cella per essersi rifiutata di concedere licenze matrimoniali a omosessuali.
Un saluto, il secondo, che mise in imbarazzo il pontefice e il Vaticano, che si affrettò a precisare come non si trattasse di «un appoggio alla sua posizione in tutti i suoi risvolti particolari e complessi».
I GAY ENTRANO IN VATICANO, MA NON COME AMBASCIATORI. Poi ha ricevuto nella Santa Sede un transessuale spagnolo ma ha rifiutato l'accredito all'ambasciatore gay francese Laurent Stefanini. Ha chiesto scusa ai valdesi (una comunità scomunicata e molto vicina ai movimenti Lgbt) ma si è lasciato trascinare dalla retorica sulla teoria del gender, definita «espressione di una frustrazione e di una rassegnazione che mirano a cancellare la differenza sessuale».
A conti fatti, se i gay sono «creature amate da Dio», continuano a non essere apprezzati dalla Chiesa. Che ha già mostrato il suo appoggio al Family day e ora sembra entrare in scivolata nella discussione del ddl Cirinnà sulle unioni civili.

 

Twitter @GabrieleLippi1

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