Furkan Semih Dundar: «Volevo farmi arrestare»

Lo studente della Normale Furkan Semih Dundar a L43: «Ho spedito messaggi jihadisti, ma solo per provocare». Poi denuncia: «Sono braccato dagli 007 turchi».

di Gabriella Colarusso e Giovanna Faggionato

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20 Gennaio 2015

Il 20 gennaio, diverse agenzie di stampa hanno diffuso la notizia dell'espulsione dall'Italia, a fine dicembre 2014, di un cittadino turco, Furkan Semih Dundar, dottorando in fisica presso l'università Normale di Pisa, per sospetto terrorismo (guarda le foto).
Secondo le informazioni trapelate da ambienti investigativi, l'uomo aveva manifestato «simpatie islamiste e postato messaggi anti-occidentali» su alcuni siti internet.
La notizia dell'esplusione è stata confermata dallo stesso ateneo, cui era stata inviata una comunicazione formale per informare che lo studente non avrebbe più potuto seguire il corso al quale era iscritto.
ESPULSO DOPO UN MESE DALL'AMMISSIONE. «Il giovane cittadino turco», ha spiegato in una nota il direttore della Normale, Fabio Beltram, «è stato espulso dopo un mese dall'ammissione avvenuta a seguito di una selezione effettuata in base al suo curriculum e a un colloquio nel quale è stata verificata la sua competenza nella fisica dei buchi neri e della connessione di questa con la teoria delle stringhe».
HA 25 ANNI, STUDIA FISICA. La Scuola Normale Superiore, ha precisato Beltram, «è aperta a candidature provenienti da qualunque Paese e persegue l'obiettivo di formare i giovani ricercatori in un ambiente internazionale secondo gli standard dei migliori atenei mondiali. La Scuola non controlla blog o siti personali su cui i propri allievi esprimono opinioni personali».
Il ragazzo espulso è nato nel 1989, ha 25 anni. Aveva superato la prova di ammissione al corso di perfezionamento in Fisica della Normale, classificandosi al terzo posto su sette disponibili, lo scorso luglio. I corsi sono iniziati a novembre. Poi è partita l'indagine con l'iscrizione nel registro degli indagati per procurato allarme.

 

La foto che Furkan Semih Dundar ha inviato a Lettera43.it.

La foto che Furkan Semih Dundar ha inviato a Lettera43.it.

 

L'ACCUSA: «MINACCIAVA DI FARSI ESPLODERE». Secondo quanto riferiscono le agenzie di stampa, Dundar «avrebbe inviato alcuni messaggi minatori via mail a siti istituzionali italiani e americani e da lì sono scattate le indagini che hanno poi coinvolto anche la procura di Pisa».
Nelle mail inviate ai siti governativi, «minacciava di farsi esplodere davanti alle ambasciate. Le indagini della polizia, delegate alla Digos, hanno portato anche a una perquisizione nel domicilio pisano del giovane dove sarebbero stati rintracciati e sequestrati il telefono cellulare e il tablet che avrebbe utilizzato per inviare le minacce».
PRELEVATO IL 26 DICEMBRE 2014. Il 26 dicembre scorso è stato prelevato, accompagnato al Cie di Roma e successivamente rimpatriato in Turchia con atto notificato dalla prefettura pisana.
Lettera43.it ha rintracciato Furkan Semih Dundar attraverso il suo profilo sul sito della Normale (che rimanda al suo sito internet http://fsemih.org/ dal quale è possibile accedere all'indirizzo di posta). Trattandosi di una corrispondenza elettronica, non era possibile avere certezza sull'identità dell'interlocutore e sulla genuinità delle informazioni riportate. L'uomo inoltre ha rifiutato di avere un colloquio via Skype.
Per provare la sua identità ha pubblicato in tempo reale sul suo sito una parte della corrispondenza avuta con Lettera43.it e ha inviato una sua foto inedita. L'intervista è avvenuta in inglese, Dundar dice che il suo italiano al momento «non è molto buono». 

 

 

Furkan Semih Dündar in un'immagine postata sul suo profilo Google+.

Furkan Semih Dündar in un'immagine postata sul suo profilo Google+.

Lo studente conferma di essere stato espulso dall'Italia, di aver mandato «messaggi provocatori in diversi luoghi» e dice di averlo fatto «per essere arrestato e così porre fine a questa situazione». Di quale situazione parla? Lo spiega nel corso di otto mail scambiate con la redazione nella sera del 20 gennaio.
«PORTATO A ISTANBUL DA TRE AGENTI». «Non ero a conoscenza che la notizia fosse uscita, ho controllato la pagina online del Corriere della Sera dopo un'email di un loro giornalista e ho visto l'articolo. L'ho letto e ho notato gravi errori», scrive inella prima mail. «Ma, voglio difendermi? Se mi difendo qui, dovrei anche difendermi in tribunale. Io sono tornato alla ricerca scientifica. Non ho tempo per questo».
Poi racconta le modalità dell'espulsione. «Sono stato espulso con l'accompagnamento di tre gentiluomini. Mi hanno trattato molto bene, come del resto hanno fatto in Questura. Capire la situazione è una cosa, l'applicazione della legge è un'altra. Non ho pagato il biglietto aereo e loro hanno avuto una vacanza gratuita a Istanbul».

 


«HO CHIESTO AIUTO ALLA CIA». «Dato che ero seguito per le strade e ovunque», continua, «e l'ho notato dal primo giorno del mio arrivo – come se fossi il loro nemico, in uno dei messaggi che ho mandato alla Cia ho scritto qualcosa come: “Forse voi avete pensato che io stessi per farmi esplodere di fronte all'ambasciata Usa? Pensate che non abbia niente da fare in questo mondo e penso a voi giorno e notte?”. Tutto quello che voglio è una mente serena per studiare senza essere trattato come un nemico senza ragione. In realtà all'inizio io volevo l'aiuto della Cia, pensando che loro avrebbero forse potuto risolvere la faccenda. Successivamente ho iniziato a scrivere messaggi provocatori a vari posti per essere arrestato e quindi mettere fine a questa situazione. Sono contento che sia finita».
«AVEVO PAURA DI PASSARE PER SCHIZOFRENICO». Alla domanda sul perché avesse deciso di inviare messaggi minacciosi per farsi arrestare, invece di chiamare la polizia o lasciare il Paese di sua spontanea volontà, Dundar risponde così: «Naturalmente ci ho pensato. Ma pensavo che se fossi andato a parlare con loro all'inizio avrebbero potuto etichettarmi come schizofrenico e sarebbe stato quello che volevano per non darmi il permesso di soggiorno. Desideravo risolvere la situazione in modo soft. I miei primi messaggi erano sempre del tipo: “Se pensate che io sia un pericolo, allora per favore arrestatemi”. Pensavo che continuando i miei studi la situazione si sarebbe risolta».

 

 

«SONO SEGUITO DAI SERVIZI SEGRETI TURCHI». Poi spiega: «La ragione profonda per la quale non volevo tornare in Turchia – e non sono in Turchia al momento – è che sono stato seguito, penso, dal Mit (il servizio segreto turco). Non mi sento sicuro in Turchia. Ho un carattere inusuale e tutto succede a causa di ciò...I fisici a volte sono inusuali. Sono felice che tutto ciò è finito. Forse è stato un modo estremo di uscirne, ma ha funzionato».
«NON SONO MUSULMANO DA 8-9 ANNI». Dundar dice poi di «non essere più musulmano da 8 o 9 anni» e di aver mandato messaggi di minaccia jihadista «perché era il tema caldo del momento» e poteva meglio servire al suo scopo.

 

 

Ma nega di essere in contatto con o parte di gruppi jihadisti: «No, sono solo in contatto con la scienza, la letteratura e la filosofia. Se fossi realmente coinvolto in certe relazioni, non sarei stato espulso ma messo in prigione per non so quanti anni. L'unica cosa illegale che ho fatto è stata scrivere falsi messaggi per porre fine alla situazione in cui ero.
«È FINITA, SONO CONTENTO». «È finita. Sono contento. La ragione iniziale, come ho detto, fu che c'era una guardia di polizia del primo ministro (o una spia del Mit) nel mio appartamento (ad Ankara, ndr) cosa che ho appreso solo alla mia partenza da Ankara. Potrebbe essere inziato tutto come un normale controllo. Ma, come ho spiegato prima, le cose non sono cambiate, loro non hanno “capito”. Si è trasformata in una questione personale per loro». 

 

 

«LA CAUSA DI TUTTO? IL MIO CARATTERE». Dundar sembra ossessionato dal controllo che agenti di sicurezza turchi e polizia avrebbero esercitato su di lui. Racconta episodi poco chiari - «Ero in Arbat street a Mosca e loro (i servizi turchi, ndr) mi hanno preso in giro anche lì», scrive in una delle mail - e parla di una «tortura dell'ambulanza» e delle 'sirene' che lo avrebbero perseguitato in tutti i luoghi in cui ha dimorato.
Lo studente ammette di avere un carattere «particolare per la società, sebbene non tra i fisici» e sostiene che questo sia stata la causa di tutta la vicenda. Nel suo racconto ci sono contraddizioni e lacune, delle quali non ha voluto, però, fornire ulteriori spiegazioni. 

 

 

 

La ottava mail di Furkan Semih Dundar inviata a L43 (leggi l'originale e la traduzione).

Twitter: @gabriella_roux @GioFaggionato

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