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Cronaca 

Gaza, Striscia di guerra

Dopo la morte di al Jabari escalation di violenze. È scontro Hamas-Israele. Verso una nuova intifada. L'appello dell'Onu.

EQUILIBRI

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Violenza chiama violenza. Israele colpisce e Hamas risponde. Con un annuncio inquietante: «Così avete aperto le porte dell'inferno». A scatenare il fuoco è stato il 14 novembre un raid israeliano nel quale è stato ucciso Ahmed al Jabari, numero due delle brigate Ezzedin al Qassam, braccio armato di Hamas nella Striscia.
Dell’auto resta solo uno scheletro bruciacchiato e un mucchio di vetri a terra. Tutt’intorno gli altoparlanti delle moschee diffondono la notizia con un lamento continuativo, anche se pochi, nel reticolo di strade e palazzi affastellati di Gaza city, non ne sono a conoscenza.
UN OMICIDIO STUDIATO. Un assassinio mirato, nel quale sono morti almeno altre sei cittadini palestinesi, e soprattutto un omicidio studiato e rimandato a lungo: al Jabari era in cima alla killing list di Tel Aviv da tempo.
La sua fine, e il cielo infuocato dai razzi sopra Gaza, simboleggiano quanto il livello dello scontro tra Hamas e Israele sia salito a livelli pericolosi. Preludio di una possibile guerra su vasta portata tra le parti. E che ormai sembra sempre più alle porte. 
Lo dimostrano anche le parole del premier israeliano Benyamin Netanyahu subito dopo gli attacchi aerei: «L'esercito è pronto a estendere l'operazione, se necessario».
IL NUMERO DUE DELL'ALA ARMATA. Al Jabari, 46 anni, era infatti il più importante esponente delle milizie di Hamas che dal 2007 controllano Gaza: formalmente il numero due dell'ala armata, da almeno due anni il vero capo del gruppo, incolpato da Israele di una lunga sequela di attacchi.
Perché Tel Aviv abbia deciso di colpirlo proprio adesso si può forse spiegare con il nervosismo delle forze armate, allertate su più fronti: le turbolenze siriane hanno rimesso in discussione la pace di fatto delle Alture del Golan, i palestinesi tornano alla carica con la richiesta di riconoscimento all’Onu e, soprattutto, il fronte Sud di Gaza e del Sinai è in piena ebollizione.
L'ATTACCO CONTRO LE FORZE ISRAELIANE. Dal campo di addestramento delle fazioni palestinesi di Gaza, infatti, soltanto martedì 13 novembre era trapelato un video, orgogliosamente postato su YouTube, in cui si mostrava un attacco contro le forze israeliane. La novità stava nel lancia razzi montato su un camioncino e capace di lanciare missili ad una gittata senza precedenti. Forse, hanno valutati gli esperti militari, persino fino a Tel Aviv.

In prima linea contro Israele non solo gli uomini di Hamas

Il rischio della guerra in casa, nei confini impenetrabili della più animata città israeliana, avrebbe convinto Israele ad agire. Era dalla fine dall’operazione Piombo Fuso, l’assedio della Striscia da parte degli israeliani consumatosi tra dicembre 2008 e gennaio 2009, che l’esercito con la Stella di Davide non si spingeva così in là.
SOSTENERE UNA NUOVA INTIFADA. Non a caso la prima risposta delle brigate al Qassam è stata una promessa nefasta:  «Apriremo le porte dell'inferno per Israele». E nel giro di poche ore, l’assassinio del martire al Jabari è già diventato materia di propaganda per spingere l'opinione pubblica a sostenere una nuova intifada o nuovi attacchi contro Israele.
MORSI E I SERVIZI SEGRETI DEL CAIRO. L’escalation della tensione, d’altronde, era nell’aria da giorni. E soffiava con il vento caldo della penisola del Sinai. Tanto che secondo alcune fonti il presidente egiziano Mohamed Morsi aveva mandato i servizi segreti del Cairo a cercare di mediare tra Hamas e Israele per arrivare ad una tregua su Gaza.
La novità degli ultimi giorni di novembre è in fatti che il lancio di razzi sui villaggi israeliani parte proprio dalla penisola egiziana, trasformatasi, dopo la caduta del raìs Hosni Mubarak, in una vera polveriera, terra di nessuno popolata da delinquenti, jihadisti e trafficanti di ogni tipo.
GLI ATTACCHI DEI GRUPPI JIHADISTI. Da mesi si susseguono gli attacchi dei gruppi jihadisti contro le forze di polizia egiziane che cercano di arginare il passaggio di uomini e armi.  Il varco sono 1.200 i tunnel  che uniscono Gaza al Sinai, necessaria alla Striscia isolata dal resto del mondo e soffocata da un interminabile assedio per rifornirsi di generi di prima necessità. Ma canale privilegiato anche per trafficanti e terroristi.
L'ESCALATION DI VIOLENZE. Non ci sono infatti solo gli uomini di Hamas in prima linea contro Israele. Secondo fonti di sicurezza egiziane, anche la Jihad islamica e il Fronte popolare per la liberazione della Palestina sono impegnati in prima linea negli attacchi. Proprio quest'ultimo gruppo ha rivendicato l’attacco compiuto la prima settimana di novembre nella striscia di Gaza contro una jeep militare israeliana, che ha provocato il ferimento di quattro soldati.
L’episodio ha fatto scalpore non tanto perché il video che lo riprendeva è finito subito su internet, bensì perché, secondo quanto riferiscono fonti militari all'emittente libanese al Maiadin, il razzo che ha colpito la jeep era un missile anti-carro del tipo Kornet di fabbricazione russa. Un genere mai usato prima, che mostra come stiano arrivando a Gaza armi sempre più sofisticate e pericolose.
Ora Israele ha deciso di rispondere. Ma la pioggia di razzi che infuoca il cielo mediorientale in queste ore non promette nulla di buono.

Mercoledì, 14 Novembre 2012 © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Striscia di Gaza in fiamme dopo un attacco di Israele.

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