George Martin, morto il produttore dei Beatles

Conosciuto come il 'quinto Beatles', ha prodotto la maggior parte delle registrazioni della band. Ringo Starr: «Ci mancherà». Foto.

09 Marzo 2016

Il produttore discografico Sir George Martin, conosciuto come 'il quinto Beatle', è morto all'età di 90 anni: lo ha reso noto l'ex batterista dei Beatles Ringo Starr sul suo account Twitter. Martin ha prodotto la maggior parte delle registrazioni della band.
Il primo ministro britannico David Cameron ha definito Martin «un gigante della musica».
Il batterista dei Beatles ha postato una foto del gruppo di Liverpool insieme a Martin con la scritta «Grazie per tutto il tuo amore e la tua gentilezza George, peace and love». Il manager di Martin ha detto che il produttore è morto in pace nella sua casa.
«È stato per me come un secondo padre», ha detto Paul McCartney ricordando l'uomo senza il quale probabilmente i Beatles non sarebbero stati i Beatles.

 

  • Il tweet di Ringo Starr con una foto del gruppo insieme al produttore.

 

Adam Sharp, uno dei fondatori della Ca Management, che rappresentava Martin, ha ricordato lo storico produttore dei Beatles, definendolo tra l'altro «uno dei maggiori talenti creativi della musica e un gentiluomo».
Martin, ha aggiunto, iniziò a produrre dischi per la Emi negli anni '50, lavorando in registrazioni per commedie con Peter Sellers, Spike Milligan e altri. Il suo primo grande successo risale al 1961, con The Temperance Seven e, con i Beatles, «ha contribuito a rivoluzionare l'arte della registrazione di musica pop».

 

  • La reazione di Sir Martin alla morte di John Lennon.

 

«In una carriera che ha attraversato sette decenni, è stato un'ispirazione per molti ed è riconosciuto globalmente come uno dei maggiori talenti creativi della musica», ha sottolineato Sharp.
Troppo modesto per definirsi 'il quinto Beatle', come molti ritengono meritasse, Martin ha prodotto alcuni degli album più celebri e influenti dei tempi moderni, come Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band, Revolver, Rubber Soul e Abbey Road. In carriera ha vinto sei Grammy ed è stato iscritto nella Rock and Roll Hall of Fame nel 1999.
 

Un ruolo fondamentale: la storia di Strawberry Fields Forever

 

Per capire perché sir George Martin è considerato il quinto Beatles è utile raccontare un episodio. È il novembre del 1966 quando i Beatles si ritrovano negli studi di Abbey Road per lavorare a un nuovo album. Lennon si presenta con una canzone sulla quale ha lavorato per mesi che in seguito definirà come il suo pezzo più sincero: Strawberry Fields Forever. La accenna con la chitarra acustica a George Martin che ne resta estasiato: «È magnifica John, è veramente un bel pezzo. Come vuoi farlo?». Al complimento, John risponde con una pacca sulla spalla «Credevo che dovessi essere tu a dirmi come devo farlo!» e se ne va.
OTTO SEDUTE DI REGISTRAZIONE. Tra quel primo abbozzo voce-chitarra acustica e il prodotto finito come lo conosciamo passano settimane di intenso lavoro con otto interminabili sedute di registrazione agli Abbey Road Studios a cavallo tra la fine di novembre e il Natale del 1966.
Il 29 novembre si giunge a una versione (la numero sette) che viene segnata come migliore e potrebbe essere definitiva. Ma non lo diventerà mai. Dopo una settimana infatti John torna da George Martin per dirgli che vuole rifare completamente Strawberry Fields, ricominciando da zero. Non era mai capitato prima di allora di rifare completamente un brano. George Martin non si oppone. Ha capito che sta lavorando a un capolavoro e che Lennon ha in testa ancora qualcosa che non riesce a esprimere. Prende appunti e si segna le sue richieste: vuole archi, ottoni, un arrangiamento completamente diverso. George Martin comincia a scrivere le partiture e convoca i musicisti (quattro trombe e tre violoncelli) per una seduta di registrazione il 15 dicembre.
DUE REALIZZAZIONI DIVERSISSIME. I lavori terminano nella tarda notte e Martin ha in mano materiale a sufficienza per realizzare una seconda versione di Strawberry Fields, radicalmente diversa rispetto a quella del 29 novembre. Eterea e onirica la prima, potente e immaginifica la seconda. Piccolo dettaglio tecnico non trascurabile: su richiesta di John la prima versione era stata registrata a una velocità leggermente superiore rispetto a quella di riproduzione, il che abbassava la voce di Lennon di un semitono rendendola più calda e roca. Il 22 dicembre George Martin ha terminato il lavoro di editing della seconda Strawberry Fields. Ora si tratta di scegliere quale delle due tenere e quale buttare.
MARTIN UNISCE LE DUE VERSIONI. Lennon le riascolta entrambe e con naturalezza decide che gli piacciono tutte e due. «George, perché non attacchi l'inizio della prima alla seconda parte della seconda?». Con ironia e aplomb british George Martin risponde: «Ci sono due dettagli a impedirlo: sono in tonalità e tempi diversi». Lennon risponde da Lennon: «Beh, so che tu puoi sistemarli!» e se ne va. Quello che riesce a fare quel giorno George Martin (con il suo tecnico del suono Geoff Emerick) è considerata una delle grandi imprese nella storia della musica pop. Una sfida impossibile della cui perfetta riuscita siamo testimoni tutti quanti noi che ascoltiamo da anni questa canzone senza accorgerci che esattamente dopo 60 secondi tutto cambia, persino la voce di Lennon.
LA GRANDEZZA DEL PRODUTTORE. Una magia, un gioco di prestigio. In questo episodio c'è tutta la grandezza di George Martin che non ebbe solo il merito di intuire al primo ascolto le potenzialità della più grande band della storia, di offrire loro un contratto e di seguirli e accompagnarli per tutta la loro sfavillante carriera, ma che ebbe un ruolo centrale nella produzione, e nella selezione della loro musica, che scrisse centinaia di partiture per gli arrangiamenti delle loro canzoni e che, in estrema sintesi, fu per tutta l'avventura dei Beatles la persona in grado di incanalare, tradurre e dare ordine alla più grande esplosione di creatività musicale della storia della musica. L'uomo che trasformava in realtà i sogni dei fab four. Un elemento essenziale senza cui i Beatles non sarebbero stati i Beatles.
 

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