Lia Celi

Gloria Rosboch, l'insegnante uccisa era una romantica come noi

Donna matura e illusa da un giovane. Una storia che si ripete. Nella letteratura francese e nella vita. Chi non ha mai pensato che i miracoli possano accadere?

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23 Febbraio 2016

Gloria Rosboch.

Gloria Rosboch.

Qualcuno ha citato Madame Bovary.
Ma la grande letteratura francese, di storie molto più simili a quella di Gloria Rosboch ne ha raccontate tante.
E sicuramente Gloria, che quella lingua amava e insegnava, le aveva lette.
Eugénie Grandet. Il diavolo in corpo. Chéri. Germinie Lacerteux.
Romanzi che narrano di donne attempate, o molto sole, nella cui vita irrompe un ragazzo bello e spregiudicato che, dopo averne ripulito la tavola, svuotato il portafoglio e spezzato il cuore, le rigetta nella solitudine, spinto da un'impetuosa e impietosa sete di vivere.
MADRE E FIGLIO SPIETATI. Spesso dietro il ragazzo bello c'è una madre senza scrupoli, che prima favorisce cinicamente la matura innamorata per spennarla meglio, ma quando lei capisce la truffa, la prende in giro trattandola da vecchia illusa.
La protagonista può essere appassionata come Marthe, sexy come Léa, pura come Eugénie o generosa come Germinie, ma alla fine perde onore, averi, salute, a volte anche la vita.
Se la professoressa Rosboch conosceva quei romanzi aveva finto di dimenticarsene.
ROMANZO SENZA LIETO FINE. Era sicura che il suo romanzo con Gabriele Defilippi, forse il primo della sua esistenza, avrebbe avuto un lieto fine, e proprio in Francia.
In quel magico Paese gli amori, o le amicizie amorose, fra donne e ragazzi che potrebbero essere loro figli o addirittura nipoti, a volte funzionano.
Non nei libri, ma nella vita vera: Marguerite Duras aveva 66 anni quando il 28enne Yann Andrea si innamorò di lei, la Yourcenar addirittura 76 contro i 30 del suo ultimo, amatissimo partner, Jerry Willis.
A 47 anni, quasi l'età di Gloria, Colette, l'autrice di Chéri, seduce il figlio 17enne del suo secondo marito.
DONNE NON BELLE, MA GENIALI. Tre donne non bellissime che conquistavano con il loro genio, e non avrebbero mai scritto a biro su un foglio a quadretti dialoghi immaginari con futuri clienti in affari in un francese da corso per principianti - «Bonjour monsieur, plaisir de vous connaitre, je suis G. R., assistente de D. G.» -, sognandosi già in un elegante ufficio pieno di sole nel più bel quartiere di Antibes, sede di una società in cui Gabriele avrebbe messo il suo genio finanziario, e Gloria tutto quel che possedeva: 187 mila euro.
Un biglietto non troppo caro per iniziare a 48 anni una nuova esistenza, tutta ordine, bellezza, lusso, calma e voluttà, come piaceva all'autore dei Fiori del male.

Chissà a quante è toccato il narcisismo patologico di Gabriele

Gabriele Defilippi.

Gabriele Defilippi.

Ma il male era il narcisismo patologico di Gabriele, e i suoi fiori erano finti come le ciglia che indossa in certe foto da David Bowie alla bagna cauda.
Bugie, blandizie su Whatsapp, castelli in aria fatti solo per estorcere denaro a maestre di provincia più ingenue delle loro scolare.
È toccato a Gloria, a Marzia, l'insegnante che abbiamo visto sorridente con la sua mini-classe sul palco di Sanremo, e che a pochi giorni da quel momento di celebrità viene ripiombata dalla cronaca in un inferno che credeva di essersi lasciata alle spalle.
È toccato a chissà quante altre.
INGENUE DA SPENNARE. Spennare ingenui romantici dev'essere un talento di famiglia, se è vero che la mamma di Gabriele si era fatta comprare casa da un innamorato di 15 anni più anziano, per 271 mila euro.
Quasi 100 mila più di quelli che il figlio aveva spillato a Gloria. Guarda e impara, piccolo mio.
Neanche la nera fantasia di Simenon avrebbe potuto concepire un intrigo di famiglia così sordido, fra le cui vittime c'è anche il fratellino di Gabriele, involontario e fatale aggancio per Gloria, la sua ex-insegnante di sostegno.
Ora si ritrova solo, con mamma e fratello in carcere.
Ma sarà sempre meno abbandonato di quando mamma e fratello lo lasciavano a casa incustodito, per sbrigare i loro traffici.
Meglio restare soli che insieme ad anime buie e malate per cui l'amore è solo un pin per prelevare denaro a chi è più fragile.
CHI NON SI È MAI ILLUSO? Una terribile lezione che la povera professoressa Rosboch ha imparato solo quando, sul sedile davanti della Twingo, si è ritrovata un laccio stretto al collo e si è resa conto che il ragazzo che doveva darle una nuova vita le stava togliendo l'unica che aveva.
Ma chi di noi, uomini e donne maturi, non si è illuso, magari una volta, magari per poco, che i miracoli possano accadere e che le seconde possibilità si presentino con il viso liscio, la voce fresca e le carni compatte di una persona giovane?
Senza far torto a Madame Bovary, molti potrebbero confessare a se stessi che «Gloria Rosboch c'est moi».
Almeno un po'.


Twitter @LiaCeli

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