Ranieri Salvadorini

ANALISI

Grandi Rischi, perché la ricostruzione statunitense è sbagliata

La «rassicurazione disastrosa» non è un vezzo del pm. Ma il fulcro del processo.

di

|

22 Settembre 2014

Questa volta a occuparsi del terremoto che sconvolse L’Aquila e della sentenza che coinvolse importanti scienziati è un giornalista americano, David Wolman, che firma The Aftershocks per Matter, piattaforma di approfondimento giornalistico-scientifico. L’obiettivo di chi scrive è ricostruire quello che è ormai noto come il «processo alla scienza», veicolando l’idea che si tratti di un processo farsa dove alcuni scienziati sarebbero stati condannati «per aver mal comunicato».
In realtà questa è una storia di accondiscendenza al potere politico: il Capo ordina di rassicurare, gli “alti in grado” eseguono e gli esperti tacciono-avallano. La competenze comunicative c’entrano poco, mentre sono il focus della tesi di Wolman, accolta acriticamente oltreoceano da molta stampa al punto da guadagnarsi spazio tra le “storie della settimana” del prestigioso The New Yorker.
Incominciamo con l’analizzare, punto per punto, il resoconto di Wolman.

 

La «rassicurazione disastrosa»? Non è un vezzo del pm

 

Guido Bertolaso, capo della Protezione civile ai tempi del sisma de L'Aquila.

(© GettyImages) Guido Bertolaso, capo della Protezione civile ai tempi del sisma de L'Aquila.

In questo processo le conoscenze scientifiche (cui Wolman dedica ampio spazio) sono marginali e penalmente ininfluenti. E ciò risponde alla domanda che apre il testo: «Has the country criminalized the science?» No. Paradossalmente, la scienza è la grande assente. Tutto il processo ruota attorno alla verifica del «nesso causale» che lega il messaggio di rassicurazione (uscito dalla riunione della Commissione Grandi Rischi) e un cambiamento di abitudini che, in 29 casi, si è rivelato fatale. Messaggio determinato, stando agli atti, dalla «cattiva condotta» degli scienziati.
IL FULCRO DEL PROCESSO. Scrive Wolman: «La causa di Picuti (il pm, ndr) contro gli scienziati ha costruito un modello: i residenti si sono trattenuti dalle loro consolidate abitudini di scappare di casa durante le scosse a causa di un messaggio eccessivamente rassicurante… della illustre Commissione». E chiude: «Fu una “rassicurazione disastrosa”, come piace metterla a Picuti». Tono ambiguo.
La «rassicurazione disastrosa», citata di passaggio e una volta soltanto, non è un vezzo personale del procuratore, ma - carte alla mano - il cuore del processo. Si tratta della consulenza elaborata per l’accusa dall’antropologo Antonello Ciccozzi, quella con cui le difese dovranno confrontarsi (anche) in appello: se c’è una scienza che è andata sotto processo, è quella sociale. Inoltre Wolman, incastrato sul binario di lettura del processo al processo, non coglie una delle domande che pone la tragedia aquilana, al di là dell’esito processuale: perché quasi un’intera città si sentì rassicurata?
L'INTERVENTO DI BERTOLASO. Le persone a L’Aquila sono provate da migliaia di scosse di terremoto e la paura e la tensione vengono esasperate da un ricercatore un po' naif - Giampolo Giuliani - che va dicendo di poter predire i terremoti. Corretto. Il capo della Protezione civile Guido Bertolaso decide così di intervenire. Wolman non coglie che la volontà di Bertolaso di fare «un’operazione mediatica» (per «tranquillizzare») è la chiave di lettura di tutta la questione aquilana, marginalizzando. Lo scrive anche il giudice nelle motivazioni: «Per “scelta mediatica”, il Dipartimento nazionale della Protezione civile affidò il compito informativo direttamente ai membri della Commissione Grandi Rischi che se ne assunsero consapevolmente e volontariamente l’onere».
UN'OPERAZIONE MEDIATICA. L’intercettazione chiave risale al 30 marzio 2009, quando Bertolaso viene intercettato mentre parla con un dirigente locale della protezione civile, Daniela Stati: «Ti chiamerà De Bernardinis, al quale ho detto di fare una riunione lì all'Aquila domani (…) in modo da placare preoccupazioni, etc.». «Io non vengo, ma vengono (…) i luminari del terremoto d’Italia. (…) a me non frega niente, (…) è più un’operazione mediatica, hai capito? (..) Così loro, che sono i massimi esperti di terremoti diranno: è una situazione normale (…) meglio che ci siano 100 scosse di 4 scala Richter piuttosto che il silenzio perché 100 scosse servono a liberare energia e non ci sarà mai la scossa, quella che fa male. Hai capito?». «Poi fatelo sapere che ci sarà questa riunione (…) perché vogliamo tranquillizzare la gente. (…)».
Il 31 marzo, prima della riunione, De Bernardinis rilascia un’intervista: «La comunità scientifica mi continua a confermare che la situazione è favorevole perché c'è uno scarico di energia continuo».

 

«Più scosse ci sono, meglio è»: la disinformazione scientifica

 

La sede della prefettura dell'Aquila, diroccata dopo il terremoto.

(© Getty Images) La sede della prefettura dell'Aquila, diroccata dopo il terremoto.

«Più scosse ci sono, meglio è, significa che sta rilasciando energia»: è con le parole del cosiddetto “mantra dello scarico” che gli aquilani convinceranno i propri cari a rimanere a casa al crescere delle scosse. L’ordine è di Bertolaso, a rilasciare l’intervista è il suo vice De Bernadinis. Wolman coglie l’effetto devastante dell’intervista, ma sposta altrove il focus: «L’intervistato (De Bernardinis, ndr) fu registrato prima della riunione, ma mandato in onda dopo dando così la falsa impressione che si trattasse di un riassunto (…). Fu un'affermazione sbagliata. Tutti i sismologi convengono che non c'è correlazione - positiva o negativa - tra la distribuzione nel tempo di scosse piccole e grandi».
LA BUFALA DELLO 'SCARICO'. Un punto importante, soprattutto perché ci sono cose che il giornalista non conosce, o tace. Il 31 marzo, durante la riunione, Barberi informa i membri della Cgr: «Ho sentito il capo della Protezione Civile dichiarare alla stampa, anche se non è un geofisico, che quando ci sono frequenze sismiche frequenti si scarica energia e ci sono più probabilità che la scossa non avvenga». Se era un tale «incorrect statement», come lo chiama Wolman, perché nessuno alzò la mano? Gli atti raccontano le reazioni degli scienziati a quella che molti, successivamente, definiranno una «bestialità scientifica». Mauro Dolce, Enzo Boschi e Giulio Selvaggi «non ricordano». «Claudio Eva - scrive il giudice - ritenendo poco opportuno esprimersi in termini critici su un’affermazione del capo della Protezione Civile preferì ‘aggirare in qualche modo la frase’ con un ‘eufemismo per cercare di dire e non dire’». Per  De Bernardinis la domanda fu posta «più o meno ironicamente» mentre Franco Barberi commentò: «Un riferimento anche un po’ ironico”. Dopo l’”ironia” di Barberi calò il silenzio e si cambiò argomento.
NESSUNA SMENTITA. L’esito della riunione è ben riassunto dalle parole di congedo di Daniela Stati, presente assieme ad altri funzionari e politici locali: «Grazie per queste vostre affermazioni che mi permettono di andare a rassicurare la popolazione attraverso i media che incontreremo in conferenza stampa».
Non solo, il “mantra dello scarico d’energia” girò sui media (locali e nazionali) per giorni: tivù, giornali, Internet. Eppure nessuno scrisse una sola riga di smentita, di precisazione o di presa di distanza. Del resto, quando il pm chiese a Bertolaso dove avesse tirato fuori l’idea dello scarico, Bertolaso rispose: «Non è che io stavo facendo con questo discorso del rilascio di energia un’affermazione che mi ero inventato io, (…) Era un’affermazione che io avrò fatto (…) decine e decine di volte. Non c’è stato, dottor Picuti, mai un solo scienziato (…) che mi abbia mai detto: “Ma che cosa stai dicendo?”». Insomma, se Bertolaso non “inventa nulla”, e se gli scienziati non direbbero mai una cosa del genere, chi ha messo in giro l’idea dello scarico?
IL SECONDO VERBALE HA UN ALTRO TONO. Il 31 marzo, dopo la riunione, si tengono una conferenza stampa e altre interviste, il tono è sempre rassicurativo. Scrive Wolman: «Gli scienziati che hanno preso parte alla conferenza stampa dopo la riunione del 2009 insistono sul fatto che non hanno mai dato alcun messaggio di rassicurazione. Eppure una delle parti più strane, se non addirittura sospetta, di tutta la saga è che la registrazione audio della conferenza stampa è scomparsa, anche se le riprese video sono disponibili». Errato. Le indagini giornalistiche hanno ritrovato una frase dal chiaro tono rassicurante, ben udibile al minuto 11.55. Dopo la riunione, a L’Aquila non si parla d’altro che della teoria dello scarico, che molti faranno propria confidando nelle massime cariche scientifiche dello Stato. Il 6 aprile arriva la “scossa che fa male”. Avvenuta la tragedia, si redige in fretta e furia un secondo verbale da cui scompaiono le frasi dal tono rassicurativo/deterministico/predittivo. Questo al giornalista non sembra né «strange» né «suspicious».
L'EQUIVOCO SULLA COMMISSIONE. Scrive Wolman: «Erano abituati (gli scienziati, ndr) a riunioni a porte chiuse, e il mandato della commissione era di consigliare il Dipartimento della Protezione Civile, non il pubblico». Falso. Sgombriamo il campo da questo grave e frequente equivoco. Secondo la legge che regolamenta il mandato della Commissione la sua attività non si concretizza nel porgere «informazioni e notizie», bensì nel fornire «precise indicazioni normative per il comportamento»; non ha una valenza «intellettuale», ma «operativa»; non è descrittiva, ma prescrittiva. Ogni segmento istituzionale ha obblighi di legge per quel che riguarda l’informazione, e in teoria la catena è questa: la Commissione informa la Protezione Civile, che sceglie le dovute forme, modi e contenuti del messaggio da diffondere della popolazione. Ma all’Aquila il “filtro” salta per volere della Protezione Civile e per acquiescenza degli scienziati, così il messaggio arriva direttamente alla popolazione, fatto che ha «amplificato l’efficacia ‘rassicurante’», conclude il giudice.

 

Perché si parla di processo alla scienza

 

I lavori di restauro del palazzo della Prefettura dell'Aquila in uno scatto del 2012.

(© Ansa) I lavori di restauro del palazzo della Prefettura dell'Aquila in uno scatto del 2012.

Scrive Wolman: «L’amministratore delegato dell’American Association for the Advancement of Science scrisse al presidente italiano (Giorgio Napolitano, ndr) ricordandogli che un’autentica montagna di ricerche, molte delle quali condotte da italiani, mostrano che i terremoti non sono prevedibili».
In primo luogo, nel 2012 Edwin Cartlidge firma un reportage che mostra la retromarcia (tardiva) di Alan Lesher, Ceo di Aaas: «È emerso un quadro più complesso (…), l’accusa non era di non aver previsto i terremoti, bensì una valutazione negligente del rischio (…)». Ma facciamo un passo indietro.
L'INGV SCRIVE A NAPOLITANO. Quando arrivano gli avvisi di garanzia per «negligenza e informazione fuorviante» (primo giugno 2010) i «dirigenti dell’Ingv», così si firmano, scrivono una “lettera aperta” al presidente Napolitano (18 giugno 2010). Firme prestigiose: Massimo Cocco, Daniela Pantosti, Alberto Michelin, Alessandro Amato, Warner Marzocchi, Ingrid Hunstad, Massimiliano Stucchi. La lettera viene inviata ai colleghi di tutto il mondo, e in meno di 72 ore la firmeranno oltre 4 mila ricercatori. Purtroppo quel documento riporta accuse di cui nei documenti originali non c'è traccia. Testualmente, nella lettera è stato scritto: «Questa iniziativa è stata intrapresa a seguito del recente invio degli avvisi di garanzia per l’accusa di omicidio colposo ai componenti della Cgr, (…) per non aver promulgato uno stato di allarme (…)». «Stato di allarme?». Negli avvisi di garanzia non c’è una sola parola di tutto questo.
IL REATO DI MANCATO ALLARME. Eppure è nel reato di “mancato allarme” che si oggettivizza la narrazione del “Processo a Galileo”, con l’adesione acritica di molta stampa, a partire da quella specializzata (Nature, 22 Giugno 2010). Non tutti ci credono, tuttavia. Alcuni scienziati, che ritengono assurde le accuse, fanno il lavoro dei giornalisti: si procurano i documenti originali. E una volta che hanno verificato che la lettera è fuorviante iniziano un contro-giro di email tra colleghi che si concretizza in una contro-lettera a Napolitano favorevole alla sentenza, nel senso che mette a tema l’autonomia della scienza dalla politica. Ma sulla stampa, non trovano spazio.
LA CENSURA DEL DISSENSO. Più tardi, gli stessi scienziati firmeranno un’altra lettera (assieme a esperti delle scienze sociali, giuristi, giornalisti, etc.), indirizzata a Science, in replica a una lettera di Enzo Boschi pubblicata sull’organo di stampa dell’Aaas.
A firmarla, personalità del mondo scientifico che rivendicano, per il ruolo di scienziato, onestà intellettuale, etica pubblica, presa in carico della comunità. Come Gianni Tognoni, presidente del Tribunale permanente dei popoli, Angelo Stefanini, direttore del Centro di salute internazionale dell’Università di Bologna, o Marcello Buiatti, genetista di fama internazionale. La rivista decide però decide di non pubblicare, senza motivare. La storia viene raccontata solo da Lettera43.it.

 

Leggi questo articolo in inglese

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Antonello Ciccozzi 12/ott/2014 | 13 :37

grazie per il suggerimento
Daniela,
Cronologia:
- vengo pesantemente denigrato da un tale Cavallo in modo arrogante e mistificatorio
- lei arriva e insinua che stia staparlando

La linea di fondo in questa aggressività mimetica (come i suoi assai ambigui “segnali di distenzione” dopo aver pungolato) è la seguente: provocare più o meno sottilmente (non mi dice direttamente che straparlo, lo insinua), cercare la reazione e tacciarla di eccesso.
Poi, da quando il mio lavoro è stato usato per il nesso causale della condanna di bassezze simili ne ho viste ancora di più.
Ho visto gli insulti sui forum “scientifici” non cancellati dagli amministratori che però si erano posti con l’obiettivo di moderare, meno male che gli stessi amministratori si sono degnati di cancellare insulti arrivati perfino contro i parenti delle vittime….insulti abietti di cui ho conservato le pagine web.
Ho visto articoli “scientifici” dove per invalidare la mia consulenza non si tocca un rigo della stessa ma si scrive che avrei un indice basso e che sarei stato condizionato da mie posizioni personali (argomenti e metodi di alta valenza scientifica!).

Più che il metodo scientifico per confutare il mio lavoro è stato usato il “metodo Boffo”, la macchina del fango.
-----

Sul suo tentativo di criminalizzare le mie impressioni generali su come va la magistratura italiana, il punto non è tanto che non vedo perché non potrei avere un’opinione sulla magistratura e cosa c’entra questo con la mia consulenza.
Il punto è che il suo versante è l’ultimo luogo del pianeta da cui potersi permettere di parlare di rispetto per la magistratura: siamo di fronte a falsificazioni plateali dei capi d’imputazione e delle motivazioni della condanna, avete un modo del tutto fraudolento accusato la magistratura di aver processato niente di meno che la Scienza. Ma si rende conto della gravità di questi fatti? È come se a un processo contro un prete pedofilo ci si permettesse di parlare di attacco alla Religione. Questo tentativo reiterato d’irretire la Magistratura facendo ricorso a un terrorismo autoritario, lanciando la fatwa del “processo alla Scienza” è una vergona storica senza precedenti, un atto di prepotenza istituzionale non degno di un Paese civile.

----------

Sulla questione dello “sciame” e delle api, un fatterello minimo della mia consulenza, a cui la difesa di è attaccata come se fosse il nucleo centrale. Un fatterello del tutto valido. Glielo ribadisco in qualche rigo:

denominare “sciame” una sequenza sismica ancora in corso è scientificamente erroneo (ho citato manuali di sismologia statunitense)

prima del sisma aquilano nell’immaginario nazionale questo concetto non era mai apparso, e parlare di “sciame” opponendolo a “terremoto” significava usare un termine dall’aurea positiva e fuorviante

dopo il sisma dell’Aquila a livello nazionale si è sedimentata una convenzione semantica per cui il termine “sciame” ha acquisito un’aurea di pericolosità prima inesistente (oggi se uno sente “sciame” sa che un terremoto potrebbe arrivare, prima del terremoto dell’Aquila “sciame”, specialmente nei giorni che precedettero il sisma significava non-terremoto, scarico positivo di energia, una cosa bella, buona, come è buono il miele, che fanno le api e che fanno lo “sciame”)

oggi la sismologia italiana seguita a commettere quell’errore terminologico, pur di non ammettere che aveva sbagliato, oggi con il sacrificio di molti aquilani gl’italiani sanno che uno sciame sismico potrebbe sfociare in un terremoto, oggi la boiata per cui si possa dire che uno sciame sismico è tale, ossia è un “non-terremoto” prima che questo sia finito, è meno pericolosa, quella notte fu pericolosa. E questo non è un problema solo sismologico ma semiologico.

------
Ma questo dello "sciame" è fatterello, è un aspetto del tutto marginale della mia consulenza, che è incentrata su questo iter inferenziale:

l’uomo è un animale culturale, il suo libero arbitrio è condizionato culturalmente,

l’informazione autorevole (come quella scientifica) lo persuade, condiziona la sua capacità d’intendere e quindi di volere (come avviene con la pubblicità, ad esempio)

dai saperi esperti è stata complessivamente prodotta una diagnosi di non pericolosità della sequenza sismica in atto, descrivendola in termini positivi, come scarico di energia

questa rassicurazione ha modificato una serie di condotte precauzionali, inducendo parte della popolazione a non lasciare le abitazioni nonostante due forti scosse, ciò dove le case sono crollate ha concausato la morte di chi vi era restato dentro.

La gente muore non per le case che crollano, ma se fa un terremoto, se le case crollano e se c’è qualcuno dentro (diminuire la percezione del rischio aumenta la pericolosità di una situazione).

Questo riassumendo al massimo. Se la legga la consulenza prima di straparlare (a proposito di certi termini).

----------

Sul vostro insistere sul fatto che quella non sarebbe stata la Commissione Grandi Rischi in quanto mancava il numero legale, vi devo ringraziare: il ripetere ossessivamente questa penosa scusa mi ha fatto venire in mente un’evidenza implicita. Gli officianti di quella grottesca cerimonia pseudoscientifica si dichiararono come Commissione Grandi Rischi, e come Commissione Grandi Rischi firmarono il vergognoso verbale post-datato. Ergo gl'imputati si presentarono per quello che non erano. A questo punto – come succede per i casi "classici" dei dentisti che aprono lo studio senza laurea e via dicendo – mi viene in mente una domanda banale: tale penosa giustificazione non configura l'aggravante di truffa, di millantato credito?

----------------

Inoltre, non si premura di seguitare a risparmiarmi le sue sciocchezze interpretative. Che le devo dire che “puro” riferito a “caso” ha senso di “totale”, mentre “pura” riferito a “solidarietà” ha senso di “incontaminata”, “schietta”, “genuina”, “limpida”, “tersa”, “onesta”, “sincera”?
Le libertà interpretative con cui ragiona sono le stesse che servono per innocentizzare la commissione grandi rischi.
Questo relativismo interpretativo assoluto stile “difesa a Norimberga”, questo tentativo reiterato di costruzione della realtà configura un universo semiotico parallelo.
A lei fa orrore che si possa considerare la dichiarazione di De Bernardinis in conferenza stampa una prova di colpevolezza dell’aver dato rassicurazioni disastrose? A me fa orrore che si pretenda di non considerarla come tale! (“non ci si aspetta una crescita della magnitudo”, ricordiamolo).
Non lo so se il potere di queste persone riuscirà a costruire fino in fondo la realtà sociale capace d’innocentizzarne la condotta. Non so se l’autoritarismo di certe persone riuscirà a far affermare questo universo semiotico parallelo (in Giurisprudenza, e poi in ambito accademico). Però a me fa orrore questo, anzi non tanto orrore: digusto, indignazione, schifo.

------------------

Sulla totale scemenza secondo cui si vadano cercando capri espiatori. È frutto di banale ignoranza, di semplice incomprensione del funzionamento del meccanismo del capro espiatorio. Di un uso pseudoscientifico del concetto. Già lo spiegai all’avvocato che cercò di cacciare questa storia in udienza. Il concetto di “capro espiatorio” indica una vittima sacrificale a cui vengono attribuite surrettiziamente tutte le colpe di un evento nefasto, e che viene uccisa per purificare la comunità. Tutte le colpe. Qui nessuno sta dicendo che quelle vittime sono morte SOLO per colpa delle rassicurazioni, si sostiene che siano morte ANCHE per quello. Semmai chi cerca un capro espiatorio è la difesa quando sostiene che i morti ci siano stato solo per colpa dei crolli. Semmai cercano capri espiatori coloro che vogliono nascondere una questione di responsabilità istituzionale per cui una rassicurazione disastrosa ha concausato una serie di morti. Per questo attaccarsi a queste scemenze è IGNORANZA.

Ora che le ho risposto, considerndo che ho perso un paio d’ore di domenica mattina, le chiedo un cortesia: la smetta.

Antonello Ciccozzi 12/ott/2014 | 12 :24

...il "mastino della scienza!"
Venieri, guardi che è lei che seguita a scappare (tra l'altro molestando)
È evidente che lei e la sua collega avete tempo da perdere, e che magari qualcuno possa provare ad attaccarsi a queste chiacchiere poco gradevoli derivanti da ancora meno gradevoli provocazioni per scappare da quello che ho scritto nella consulenza.

Venieri, ma mi vuole fare una colpa del fatto che la comunità scientifica ha riconosciuto il valore della mia consulenza??? Madonna!
Sono sicuro che qualcuno avrebbe esultato se non mi avessero abilitato a professore associato, certo, ma, andiamo!
Allora che facciamo? Non si può sbadierare come prova contro di me una bocciatura, allora si sbandiera una promozione? Mi sono trovato in mezzo a un terremoto devastante (della natura e della scempiaggine istituzionale), e mi sono messo a lavorare su quello, da una posizione scomodissima. È una colpa se l’ho fatto bene? Non le sembra di esagerare?

Poi, pensa che le debba rispondere alle sciocchezze che mi riporta su Breivik (ponendo un paragone non solo disgustoso ma inconsistente in quanto confonde un atto doloso con uno colposo)? o le debba stare a ricordare che la dicitura ironica “commissione grandi raccoglitori di funghi” è stata un qui circostanziato atto d’ironia minimo in risposta a chi sostiene il vaneggiamento secondo cui non ci fu nessuna riunione della commissione grandi rischi? (guardi che sta raschiando il fondo della botte! ma come si fa? Come si fa?).

Le devo ripetere che mi dispiace per gl’imputati? Sì, mi dispiace. L’idea che possano finire in carcere mi disturba in quanto personalmente ritengo che il carcere debba essere riservato a persone che compiono volontariamente atti malvagi. D’altra parte ipotizzo che al limite si prenderanno una condanna ma non faranno un giorno di prigione. Penso che per quello che hanno fatto (che ritengo un atto disastroso di pseudoscienza) dovrebbero essere interdetti dalla professione. Sono libero di pensarlo o no?

Pensa che il suo ravanare confusamente intorno a questioni di contorno – di quante cose belle e scientifiche assai ha fatto questo o quel grande esperto nel 2004 o giù di lì – possa essere sufficiente a cancellare la responsabilità su quello che è successo in quella riunione? Suvvia, anche il più sciagurato assassino (riprendendo la sua infelice citazione) prima di uccidere avrà passato qualche giorno da brava persona!

Ma veramente c’è bisogno di queste provocazioni, di queste molestie per cercare di trovarmi un punto d’attacco? veramente h bisogno di arrivare fino allo stalking, attaccandosi a tutto pur di evitare le questioni cruciali?
Inoltre, accidenti, ho notato che lei è un vero e proprio "mastino della Scienza", un guardiano di Galileo che presidia tutti i forum sul processo, ma complimenti! Però io non ho a disposizione tutto il suo tempo, per cui le chiedo una cortesia: la finisca.

E, a proposito di chi scappa, eviti di scappare lei, e altri, dalla consulenza che ho svolto e dal suo nucleo argomentativo. Con questa dovete confrontarvi, non bighellonando su qualsiasi appiglio troviate intorno ad essa, per evitare le questioni centrali.

Antonello Ciccozzi 10/ott/2014 | 01 :29

proroga
Daniela,
non voglio convincerla, è che ci sono alcune scorrettezze che vanno controbattute. Oggi mi si è fatto tardi ho ancora da finire di scrivere altro per una consegna urgente. Vediamo se domani ce la faccio a buttare giù qualche rigo, anche per Venieri, che ormai sarà in pensiero.
saluti
AC

Daniela PF 09/ott/2014 | 15 :09

-
Ciccozzi, ma i segnali di distensione non riesce a coglierli? Ho detto io per prima che, adesso che le nostre posizioni sono chiare, potremmo anche finirla. Dopo la sfilza di complimenti che mi ha fatto, ho chiuso con una battuta, ho fatto "santo" pure lei: un po' di autoironia no?
Mi sono corretta, certo che si, ma la sostanza delle mie considerazioni in merito a quelle parole non cambia di nulla. Permette che faccia le mie? E che io dia ragione agli scienziati e ai consulenti che mi pare come lei ai suoi? E che abbia le mie opinioni? Senza pretesa di convincerci reciprocamente? Risparmi il suo tempo, non vedo cos'altro potremmo avere da dirci. Lasciamoci così...
Tanti saluti anche da me.
Daniela

Antonello Ciccozzi 09/ott/2014 | 12 :12

non trova di meglio? (dello stalking)
brava Daniela, inizi a correggersi.
Vedo di rispondervi stasera, che ho da lavorare. Poi cerchiamo di finirla, eh! Che mi pare che, oltre alle solite reiterate sciocchezze e mistificazioni, con questa insistenza si stia arrivando alla molestia.
per ora tanti saluti
AC

Daniela PF 09/ott/2014 | 01 :23

Mi correggo
Sono riuscita a vedere il video. Dunque De Bernardinis ha pronunciato la frase incriminata (ero rimasta alla citazione letta su un quotidiano). Frase che rimane mozza ed estrapolata, così come mi rimane l'orrore per elementi di prova di questa sorta, ecc. ecc. come sotto.

Daniela PF 08/ott/2014 | 15 :51

Cronologia
Ciccozzi, senta, intellettualmente disonesta e ipocrita lo sopporto molto meno che se mi si desse della cretina che non ha capito niente.
Si rilegga i commenti in ordine cronologico e vedrà chi per primo ha fatto basse insinuazioni su chi. Nel mio breve commento del 07/ott/2014 delle 02:09, che ha scatenato la sua prosa, consigliavo solo di non straparlare di sismologia a chi non ne sa. Non è un insulto, d'altronde pure lei mi conferma di non capirne visto che mi scrive: "sul termine “scosse premonitrici”, guardi non è meno inesatto del parlare a priori di “sciame sismico” mentre una sequenza è ancora in atto". Bene. Quindi: se sbagliano gli altri, può sbagliare pure lei? O, meglio, gli altri non possono sbagliare, lei si, pure nell'esercizio del giudizio.
Non mi ammanto nemmeno di aureole (adesso pure santa: lei si è nominato Papa? O è Dio che sa leggere nel mio animo e nelle mie intenzioni?); quando nel linguaggio comune usiamo il termine "puro", come in "puro caso" o, con rafforzativo, "puro e semplice", ci riferiamo a categorie spirituali? Perché deve fare queste forzature? E' come quella dello sciame, che diventa sciame d'api? Nessuno, da fine Ottocento, aveva specificato si riferisse ad api e non a altri insetti o altro ancora (era parso ci si riferisse all'attività della crosta terrestre). Ne' se si trattasse dell'attività rassicuratoria dell'insetto operoso che fa il miele o di quella più allarmante di un alveare impazzito da cui in genere ci si tiene lontani, se non si vuol rischiare uno shock anafilattico. E' un altro primato legato a questa vicenda, l'aver individuato la corretta, esatta, univoca e ortodossa associazione d'idee? A questo punto bisognerà adeguarsi, e avvertire giornalisti, sismologi e chiunque altro continui a usare puntualmente il termine a ogni "sciame" che si presenta frequente nel nostro Paese - anche con picchi di scosse di media entità e prima, durante e dopo questi - non sia mai che dovesse sfociare in una scossa forte e qualcuno li denunci (legittimamente, secondo sentenza di un Giudice della Repubblica) per essersi sentito rassicurato.
De Bernardinis: cosa avrà detto De Bernardinis? Non si sa di preciso, sappiamo che avrebbe pronunciato quella frase, stando al virgolettato di un quotidiano. Ma: 1) non sappiamo cosa abbia eventualmente aggiunto (tipo qualcosa come "anche se non possiamo escluderlo in maniera assoluta", che sarebbe il concetto espresso anche da Boschi un paio di volte o più durante la riunione, evitando con ciò di "non considerare aprioristicamente l’eventualità che una sequenza sismica in corso possa sfociare in un evento di picco" e che lei ritiene una conclusione di frase irrilevante e mozzabile, il che io accetto, ma riservandomi il diritto di esser d'accordo con il suo collega di diverso avviso); 2)i virgolettati dei giornali non sono sempre affidabili, questo è nella nostra esperienza (e d'altronde ne abbiamo un lampantissimo esempio nell'articolo qui sopra, come rilevato da Cavallo): a me fa orrore che si possa accusare una persona per omicidio sulla base probatoria di un virgolettato di un giornale che citerebbe (male? fedelmente?) parti di un suo discorso. Magari farà orrore pure ai giudici d'Appello, è una ipotesi plausibile tra le altre che siano d'accordo con me e non con l'accusa, e in tal caso arriverà lei a dir loro le stesse cose che ha detto a me e gli altri aggettivi che ha usato sulla Giustizia italiana, che è un "disastro" e in "deriva peggiorativa" e collusa coi potenti, ma solo quando emette sentenze che non ci piacciono. In caso contrario, giustizia è fatta e ci si complimenta. "Sono libero di pensare che se la giustizia fa il suo dovere vi siano poche possibilità di assoluzione in questa vicenda"; se invece ci sarà una assoluzione, penserà che la giustizia non ha fatto il suo dovere. Liberissimo. Pure gli altri, però. Oh insomma è così difficile concepire che ci possano essere visioni e ricostruzioni diverse dei fatti? Se si nega ciò, si nega il principio stesso della possiblità di difesa. E quello degli altri di farsi una opinione informata. E questo vale pure i sismologi e i geologi e chiunque altro, italiano e straniero, che non possono essere tutti parte di un complotto volto a "denigrare la sentenza": la stanno criticando, come lei sarà liberissimo di criticare, argomentando, tutte quelle che troverà sbagliate. Diversi lo fanno rivendicando le loro libere opinioni scientifiche (le "loro", non "della Scienza", che si è detto appunto non essere un unico blocco di verità ma anche luogo di confronto, senza pretese di identificazione e di dogmi - tranne che per concetti universalmente accettati e non contestabili, ovviamente) che non possono essere tacciate di superficialità, negligenza, colpevole rassicurazionismo, o di malafede, mistificazione, frode, parzialità... altrimenti si finisce per fare esattamente un "processo alla scienza".
Quanto ai morti, non è cercando capri espiatori che gli si rende giustizia e rispetto. A me dispiace per entrambi, e vorrei evitare per il futuro sia gli uni che gli altri.
Ora che abbiamo esposto i nostri diversi punti di vista, sarebbe il caso di prenderne finalmente atto senza che lei continui a inventare nuovi appellativi con variazioni sul tema da affibbiarmi. I "puri" esercizi di dialettica (santo pure lei! Contento?) mi stufano.

Ales64 08/ott/2014 | 14 :57

Ciccozzi non scappi adesso.
Prof. Ciccozzi il fatto di aver in questa occasione, comunque, accettato il confronto lo ritengo positivo.
Però non può accusare gli altri di ipocrisia quando poi afferma, facendo riferimento ai condannati, che "Non ce l'ho con le persone, e mi dispiace per loro (come ho altre volte dichiarato); la mia disinteressata indignazione di cittadino è per come hanno agito" . Seguendo tale logica potrebbe anche affermare “io non ce l'ho con la persona di Breivik e mi dispiace per lui, ma per come ha agito e non ha ancora ammesso la sua colpa”. Dopo aver definito i condannati “le belle figure della Commissione Raccoglitori di Grandi Funghi”... fautori di pseudoscienza... che si sono piegati ad una volontà politica causando la morte di mote persone...... però le dispiace di cuore per loro vero?
Inoltre insinua di amicizie, compiacenze e vantaggi nei confronti di coloro che hanno criticato l’articolo di Salvadorini e le sue affermazioni, mentre dichiara che grazie soprattutto al lavoro di consulenza scientifica fatto per il Processo alla CGR lei, da fresco ricercatore diventato qualche mese prima del terremoto, viene nominato Professore Associato. Insomma sembra che chi ci ha guadagnato qualcosa con il Processo qui è solo lei.
Veniamo adesso al punto cruciale che credo lei non abbia affatto capito ed è questo.
Non bisogna affatto confondere ciò che viene detto in termini di previsione a breve termine con quella riferita a lungo termine.
Se nel lavoro di Grandori, che lei conoscerà sicuramente, ma non solo nel suo, in tutti quelli che hanno ricostruito le probabilità di accadimento a seguito della sequenza avutasi all’Aquila prima della riunione del 31 marzo 2009, si fa riferimento a probabilità comprese tra l’1 e il 2 % di un evento sismico con magnitudo superiore a 5.5 nella settimana successiva alla riunione (6 aprile 2009), capirà sicuramente che le frasi e i termini utilizzati nella riunione come: improbabile che si verifichi.. (che non vuol dire impossibile), questa sequenza sismica non preannuncia niente e anche non ci si aspetta una crescita della magnitudo, sempre seguiti da altre frasi non tranquillizzanti come che non si esclude che possa avvenire quello che è avvenuto nel 1703, assumono un altro significato.
Vede se anche io fossi stato presente a quella riunione, da persona che non pensa a parasi solo il sedere, mi sarei attenuto a considerazioni che comunque avessero fondamento scientifico anche se solo statistico e cioè che nel breve tempo (quello che occorre per avvisare una popolazione al fine di approntare un sistema di allertamento, che non vuol dire sempre disporre evacuazioni.. tempo per allestire una tendopoli... ecc,) le probabilità sono bassissime (improbabile) ma nello stesso tempo, come hanno fatto i condannati in commissione, avrei detto non bisogna dormire sugli allori in quanto il terremoto prima o poi (domani, tra un mese, tra un anno come disse Boschi in riunione a Cialente) a l’Aquila arriverà.
E su questo credo di averle risposto su cosa ne penso della condotta degli scienziati in quella riunione.
Per quanto invece concerne ciò che la fa inorridire e cioè il titolo dell’articolo “gli argomenti della scienza nel processo dell’Aquila” e alla pretesa degli autori di identificarsi con la scienza e di imporre aprioristicamente la propria parola come parola di scienza (cosa che assolutamente non si evince sia nel titolo che nei contenuti), a proposito dell’onestà a cui fa riferimento, le faccio semplicemente notare che uno dei due autori ha più volte pubblicato articoli prima del terremoto del 2009 sul rischio presente a l’Aquila come ad esempio quello presentato al convegno dell’'Aquila 29-30-31- ottobre 2004... si si proprio a l’Aquila, “Il Settecento Abruzzese - Eventi sismici, Mutamenti Econimico-Sociali e Ricerca Storiografica” le cui conclusioni riportano che “Nell’insieme, le conoscenze oggi disponibili sulle faglie sismogenetiche dell’Appennino abruzzese permettono di trarre alcune conclusioni in termini di probabilità di occorrenza di terremoti in un futuro di interesse sociale. Per quanto riguarda gli eventi attesi con M maggiori o uguali a 6.5, sia il settore aquilano che quello peligno sembrerebbero caratterizzati da un elevato livello di pericolosità”. Cosa che sicuramente ad una persona sensibile a tali aspetti come lei non sarà sfuggito e magari si sarà interessato a capire, antropologicamente, perchè una tale pubblicazioni in un Convegno a l’Aquila, non ha suscitato alcun allarme nei media locali, nelle Amministrazioni Locali e nella popolazione. Sarebbe anche curioso sapere cosa, invece, Grandori o altri geologici, fisici, vulcanoligi, statisti, antropologi, economi, genetisti, Presidenti del Tribunale Permanente dei Popoli, direttori del centro di salute internazionale, giornalisti scientifici ecc. ecc., che ritiene come lei afferma "non immischiati in tale vicenda" hanno fatto o scritto prima del terremoto del 2009.
Grazie.

http://www.earth-prints.org/bitstream/2122/3291/1/Settecento_Abruzzese.pdf

Antonello Ciccozzi 08/ott/2014 | 01 :17

ho già risposto
Venieri,
ho già risposto a tutte le questioni che mi pone proprio nella consulenza. Non posso aggiungere nulla, la invito di nuovo a leggerla con attenzione. Per il resto la discussione qui mi pare si stia protraendo inutilmente, valuterà la magistratura e poi, in tempi più lunghi, la comunità scientifica internazionale. Di certo da un punto di vista scientifico il mio lavoro non è perfetto (ci mancherebbe), ma qualche aspetto di plausibilità ritengo che però lo presenti (e non sono il solo ad avere quest'idea). Immagino invece che anche lei avrà giudicato come inappuntabile la performance aquilana dei suoi colleghi.
la saluto
Antonello Ciccozzi

Antonello Ciccozzi 08/ott/2014 | 01 :07

declinazioni della solidarietà
Daniela,

Se, come sostiene, fa questa sua battaglia per disinteresse, come atto di solidarietà, anzi addirittura di “pura solidarietà umana” (auto-ammantandosi di un del tutto samaritano valore supremo di onestà) la invito a considerare – nella speranza che voglia mettere alla prova dei fatti e non della fede il suo ruolo di santa protettrice volontaria – qualche elemento della sua esposizione che mi dà da pensare a una disposizione alla solidarietà molto più ipocrita e di parte, che “pura” e “umana”.

Asserisce che i firmatari dell’appello non avrebbero obiettato nulla quando si sarebbe inteso non trattarsi più di un processo per mancato allarme. Questo legittimerebbe quell’atto di falsificazione? Mi pare un’affermazione orrenda, tantopiù in quanto falsa: quanti mai poterono intendere che il processo non fu per mancato allarme? Praticamente nessuno! Le faccio presente che un apparato mediatico quasi industriale di difesa corporativistica ha fatto di tutto per millantare anche dopo la sentenza che si sarebbe trattato di una condanna per mancato allarme, per non aver previsto il terremoto. Questo significa che mediaticamente si è arrivati a falsificare non solo l’imputazione ma anche la sentenza, spesso anche prima di averla letta (e non è una mia opinione ma un fatto). La posso chiamare una nefandezza? Una scelleratezza? Una porcata?
Non sarà questo il luogo per stabilire quale visione sia più obiettiva, la sua o la mia, ma nella mia visione del mondo questa è una totale porcata. Per lei non c’è niente di male, per me sì, moltissimo. E la sua opinione non le consente di rivolgersi alla mia persona usando toni di squalifica, in risposta dei quali le faccio osservare che l’omettere questo mi dice tanto sulla sull’onestà intellettuale che ha sbandierato. Per quanto mi riguarda l’onestà intellettuale non è mai una dichiarazione d’intenti ma l’esito di posizioni e azioni.
Ribadisco che per me il verbale post datato è una porcata, anzi una doppia porcata perché a sostegno dell’innocenza degli imputati viene spesso mediaticamente presentato omettendo proprio la questione della post datatura. È una lampante porcata, come se uno andasse a ritirare una vincita con una schedina scritta alla fine delle partite. Una solenne porcata. E quando le dico questo, considerando anche questa cornice di dibattito mediatico, non le sto parlando in veste di docente o di consulente, ma di cittadino che ha vissuto quell’esperienza e che si è trovato di fronte a una verità rivelata (e l’esperienza diretta di un evento non è un fattore di bias quando lo si va ad osservare con categorie scientifico umanistiche, l’essere coinvolti più migliorare la possibilità di produrre intellegibilità dei fenomeni studiati, tanto per chiarire, e qui le parlo da ricercatore; del mio essere embedded, incorporato nella vicenda mi sono fatto carico da subito da un punto di vista metodologico e umano).

Sulle sue affermazioni livorose secondo cui i sismologi sarebbero più bravi di me: ci manchebbe, ma non è questo il punto, il punto è quello che è successo in quella riunione.

Venendo al suo ragionamento sulla comunicazione del rischio è fallace:
lei afferma: “«escluderei che lo sciame sismico sia preliminare di eventi» (Enzo Boschi): esatto, lo sciame sismico non è considerabile tale a priori;”
no, non è escludibile a priori che lo sciame sia preliminare di eventi (e questo lo ha detto Grandori, e tanti altri più importanti di lui, lo chieda a qualche geologo non immischiato in questa storia)
quindi:
non considerare aprioristicamente l’eventualità che una sequenza sismica in corso possa sfociare in un evento di picco vuol dire sottovalutare il rischio, e dare ad intendere alle persone che la vivono che il fenomeno in corso non porterà a un terremoto, che i trovano di frone a un non-terremoto.
Quell’affermazione, e le altre omologhe sono un atto di rassicurazionismo.

La questione del selezionare enunciati dal contesto: in alcuni casi può essere fuorviante (enunciati il cui senso dipende dal contesto), in alti è appropriato (enunciati che danno senso al contesto). Se uno dice in una conferenza stampa “non ci si aspetta una crescita della magnitudo”, c’è poco da contestualizzare (mi vorrà dare ad intendere che magari avrebbe detto “sto scherzando”?).

Poi, sul termine “scosse premonitrici”, guardi non è meno inesatto del parlare a priori di “sciame sismico” mentre una sequenza è ancora in atto.

Lei parla di “entrambe le campane”: no, non credo troppo ai sofismi, o a semplificazioni relativistiche per cui nelle vicende umane ogni opinione in gioco avrebbe, in qualsiasi vicenda, sempre e comunque la medesima dignità, la dignità delle opinioni non è questione di egualitarismo ma di equità e si misura con i fatti. Qui, dato che so che mezza cittadinanza quella notte (me compreso) credette che il terremoto non sarebbe arrivato perché così avevano diagnosticato gli scienziati, penso che certi mascheramenti dei fatti siano indegni. Le campane che suonano prevalentemente sulle note delle interpretazioni non pesano come quelle che suonano prevalentemente sulle note dei fatti. E i fatti sono quelle frasi, la loro valenza rassicurante è una questione culturale-semiotica, prima che sismologica.

Sullo “scientificamente corretto” della commissione: qualche articolo dove ci si sforza di dare una parvenza di scientificità alla performance aquilana della Commissione Grandi Rischi l’ho letto; guardi, questo dipenderà anche in qualche misura da come si storicizzerà la vicenda in ambito accademico, ma penso che molto difficilmente la comunità scientifica internazionale potrà accogliere quella prestazione come modello positivo (credo invece che potrebbe diventare un paradigma di quello che non si deve fare, un parametro perfetto di malascienza, un insieme spettacolare di errori di valutazione, errori di comunicazione; nonché strategie di mascheramento degli stessi una volta abbattuti dal banco di prova della realtà).
A mio parere considerare addirittura come del tutto "scientificamente corretto" il complesso di quello che successe all’Aquila in quella riunione risponde a qualcosa che è agli antipodi dell’onestà, a una totale impostura. Anche per questo non penso che mi possa biasimare se mi viene un dubbio sulla sua disposizione personale nei confronti dell’evento in discussione.

Poi, rispetto a questo noioso provocare e poi insistere sulle forme che va avanti da troppo, mi si rivolge in tono denigratorio (afferma che avrei straparlato di questioni tecniche), questo per me significa porsi in modo maleducato, e l’ho ricambiata. Come pure se l’uso del nickname non è in sé un problema, finché non si attacca una persona nell’anonimato. Pensa che le debba riservare diritto di cortesia a prescindere dalle sue maniere? NO. Qui le faccio notare che il maiuscolo l’ho usato l’attimo che serviva per rispondere a quanto mi rinfaccia in merito, poi se per lei è “spropositato” mettere in una comunicazione informale un paio di maiuscole per me sono spropositate certe fandonie…certo poi vedo che per gettare discredito ci si può attaccare a tutto, anche al galateo dopo aver provocato, in mancanza d’altro, per questo non risponderò all’altro epiteto offensivo che mi riserva (stiamo parlando di una vicenda che riguarda trecento morti, molti dei quali si sarebbero salvati se non avessero ricevuto delle rassicurazioni disastrose, stiamo parlando di una stramaledetta tragedia, per cui si può risparmiare l’insolenza di ascrivere qualche circostanziata manifestazione di veemenza a certi termini da chat adolescenziale).

La saluto assicurandole che da parte mia non c’è spocchia, anche se mi rendo conto che, specie se ciò può fare comodo, si possa fraintendere come tale un sentimento che provo di fronte a certi modi di distorcere i fatti: profonda indignazione (un’indignazione che non ha condizionato la mia valutazione professionale degli eventi ma che è derivata dalla valutazione stessa).
Antonello Ciccozzi

PS
1) Pensando meglio al suo atto di rivendicazione aprioristica di valori puri, inorridisco perché mi rendo conto che è un’abitudine ricorrente: ho notato da tempo che chi si è posto a difesa, più o meno direttamente, di quegli esperti si è arrogato spesse volte l’esclusiva di parlare in nome di un altro valore supremo: la Scienza. Mi viene in mente un articolo in cui gli autori usano il titolo “gli argomenti della scienza nel processo dell’Aquila”. Diamine! sono gli argomenti loro! degli autori, non della Scienza! Solo di fronte a questa pretesa autoritaria d’identificazione, d’imporre aprioristicamente la propria parola come parola di Scienza c’è da inorridire. I valori – l’onestà come la scienza – non si sbandierano (aprioristicamente), si dimostrano (a posteriori)….e ribadisco che la verità processuale (italiana) m’interessa molto meno di quella che nel tempo la comunità scientifica internazionale attribuirà a questa vicenda. Sia chiaro: non ho attribuito “valenza negativa a una sentenza che deve essere ancora pronunciata” come lei grettamente insinua; ho manifestato un timore, l’ho fatto a partire dalla deriva peggiorativa della giustizia italiana di cui tutti parlano. Semmai chi ha offeso la giustizia è chi ha denigrato la sentenza di primo grado. Sono libero di pensare che se la giustizia fa il suo dovere vi siano poche possibilità di assoluzione in questa vicenda.

2) tanto per chiarire: la mia indignazione (sentimento fondamentale per la libertà di pensiero) non è rivolta agli imputati, ma alla vicenda della riunione della commissione. Non ce l'ho con le persone, e mi dispiace per loro (come ho altre volte dichiarato); la mia disinteressata indignazione di cittadino è per come hanno agito.

Ales64 07/ott/2014 | 17 :53

Le simpatie, le antipatie, gli interessi, gli idoli e le ingiurie.
A proposito di simpatie e antipatie io ad esempio non ho avuto mai simpatie nei confronti di quelle persone che prima di un evento disastroso prevedibile in un determinato territorio, in quanto noto che sarebbe prima o poi accaduto come a l’Aquila è avvento il 6 aprile del 2009, non hanno mai speso una parola, mai una denuncia ai media, mai una pubblicazione su tale situazione, malgrado ne avessero tutte le facoltà e i doveri in quanto hanno svolto e svolgono la loro qualificata attività su tale territorio (giornalisti locali, ricercatori locali, professionisti locali), però dopo l’evento sono le prime persone a puntare il dito d’accusa verso l’operato di altri non locali. Ecco queste persone non solo non godono della mia simpatia ma ritengo il loro comportamento anche una forma di sciacallaggio. E sempre a proposito di tale deprecabile comportamento mi tornano in mente le parole di un grande storico aquilano Anton Ludovico Antinori che a seguito del terremoto del 1703 scrisse “Niuno però presagì prima dell’avvenimento quello, che dopo l’avvenimento di poter naturalmente presagire dicevano quasi tutti”. Sono passati più di tre secoli e la storia inevitabilmente si è ripetuta.
Inoltre non mi sono affatto simpatiche quelle persone che non sapendo argomentare attribuiscono ai loro interlocutori appartenenze, simpatie, idolatrie, amicizie o interessi, privi di qualsiasi riscontro, anche questo comportamento ritengo sia deplorevole pari all'ingiuria. Insomma non mi sono simpatici gli sciacalli e gli ingiuriatori e sono queste soprattutto le persone che mi buttano giù.

Prof. Antonello Ciccozzi posso provare a darle delle risposte, da semplice geologo che usa un po’ di logica, alle sue domande se però riesce ad essere più preciso sulle dichiarazioni che fa citando fonte e persona inerenti quelle che lei chiama dichiarazioni presenti in una risma.

Intanto lei da professore antropologo provi a chiarirmi almeno questi due dubbi.
Come potrebbe mai sentirsi rassicurata una persona dell’Aquila che ascolta le dichiarazioni di De Bernardinis fatte prima di una riunione di esperti, non a nome di questa, rimandando a tale riunione le valutazioni degli esperti, in quanto lui da anni ha tolto il cappello dell’accademico, dichiarazioni rassicuranti fatte, come specifica nell’intervista, al Sindaco di Sulmona per Sulmona? Qual’è secondo lei l’estensione territoriale utile al fine di poter affermare di essersi sentito rassicurato da tali dichiarazioni fatte per Sulmona? Ed in base a cosa?
L’altro dubbio forte che mi sorge è questo: se è vero, come lei scientificamente ha cercato di dimostrare, che la popolazione aquilana (una parte di questa) si è sentita rassicurata da ciò che diciamo è emerso in tale riunione tanto da cambiare le proprie abitudini (abitudini che altrimenti sicuramente le avrebbero salvato la vita) tornando a dormire dopo la scossa della mezzanotte, sarà pur vero che prima di tali rassicurazioni tale popolazione, ad ogni scossa, non tornasse nel luogo di lavoro o in qualsiasi edificio per almeno diciamo quante ore?.. l’intera giornata? Insomma è dimostrato, data la frequenza delle scosse (le migliaia di Salvadorini) che tali persone conducessero da almeno quattro mesi vita completa all’aria aperta? Dato che è noto anche ai bimbi che il terremoto non viene solo di notte come le befane? E per quanti altri mesi (vista la durata della sequenza) avrebbero mantenuto ancora tale comportamento?
Altrimenti è da ritenere che tale eccezionale comportamento capace di salvaguardare la vita delle persone da eventi sismici distruttivi (e soprattutto in prossimità di questi) sia degno di una scoperta straordinaria di cui il mondo intero dovrebbe parlare non crede?

Daniela PF 07/ott/2014 | 17 :46

Qualificazioni e squalificazioni
Vedo che sa adottare gli atteggiamenti più arroganti e sminuenti l'interlocutore che la moda del momento agli arroganti suggerisce: mi chiede "Daniela chi?" e la accontento, mi chiamo Daniela Passaniti, nome che non le dirà assolutamente niente e a cui non posso nemmeno aggiungere un "ruolo", perché non ne ricopro. Semmai, potrà accorgersi che ho commentato altre volte qui e altrove la vicenda e firmandomi, non avendo da nascondere proprio nulla. Solo, a volte dimentico di farlo, per via della mia convinzione che nelle discussioni valga la validità delle idee e fiduciosa che gli altri giudichino solo quelle senza preconcetti e incasellamenti vari. Ma a volte mi sbaglio, infatti lei mi chiede: "per ingraziarsi qualcuno?". Forse ciò sta al di fuori del suo sistema di valori, ma le cose si fanno anche per disinteresse, per pura solidarietà umana e perché ci si interessa alle vicende pubbliche per spirito di partecipazione civile e spinta a formarsi delle opinioni, visto che si appartiene a questo mondo. No, non me ne viene nessun vantaggio, solo insinuazioni. Non lo faccio nemmeno per lavoro.
Ma mi tolga una curiosità, l'ha chiesto anche a Salvadorini se è per ingraziarsi qualcuno che ha firmato la lettera della ISSO che si perita così tanto di divulgare? O il trattamento lo riserva solo a chi non è d'accordo con lei?

Venendo finalmente all'argomento, le faccio notare che non ho parlato del suo lavoro in alcun modo, e tantomeno, quindi, a vanvera. Rispondo a quanto lei ha scritto qui.
Che le dichiarazioni di Rossini siano state distratte e confuse (e che fosse gravemente malato e sia poi mancato), non cambiano il fatto che siano state pronunciate, e rimane valido ciò che ha fatto notare Marzocchi. "Distrazione" per distrazione, comunque, soffermarsi sulla quella di chi ha lanciato l'appello è ozioso, dal momento che la comunità scientifica, anche quando il capo d'accusa si è precisato, non ha notato discrepanze di contenuto sostanziale, perché non ce ne sono (le occasioni di dibattito, di critica alla sentenza e di manifestazioni di solidarietà non sono mancate, come accenna ancora Marzocchi e come potrà trovare se vorrà cercare. La firma che tanto vi preoccupa esser stata rubata e non più revocabile, è invece simbolicamente confermata anche alla luce di tutto ciò che è stranoto adesso; di più: argomentata). E, con questo, arrivo (saltando la questione del verbale redatto successivamente, che non è una "porcata", come hanno già provato a spiegare, per cui non insisto inutilmente) alla questione della "rassicurazione", che non è stata affatto elusa dai "difensiori", al contrario, è stata affrontata approfonditamente in diversi articoli, che hanno dimostrato che l'analisi dei sismologi, dal giudice ritenuta negligente, superficiale e "rassicuratoria", fu invece scientificamente corretta, mentre è piena di strafalcioni quella del giudice, così come la sua insistenza qui: dire "nonostante due forti scosse premonitrici", ad esempio, è privo di significato e rivela un errore congnitivo di chi non conosce la sismologia e parla così solo perché sa che c'è stato un terremoto forte dopo. Idem lo scandalo per le frasi di "tal risma":
- «escluderei che lo sciame sismico sia preliminare di eventi» (Enzo Boschi): esatto, lo sciame sismico non è considerabile tale a priori;
- «questa sequenza sismica non preannuncia niente» (Franco Barberi): idem come sopra;
- «non ci si aspetta una crescita della magnitudo» (Bernardo De Bernardinis): De Bernardinis non è un sismologo, e la Commissione Grandi Rischi (ritorno alla definizione istituzionale perché non siamo all'asilo) non è un Cerbero, unica identità con sette teste, di cui una parla per tutte. Inoltre, la sua affermazione andrebbe contestualizzata (come lei insegna), cosa impossibile visto che della conferenza stampa manca l'audio. De Bernardinis non può essere responsabile dei tagli e dei montaggi - video o verbali che siano - che i giornalisti fanno dei suoi discorsi più articolati.
I sismologi non straparlano. Sicuramente non straparlano di sismologia, ma non straparlano nemmeno di comunicazione: parlano di comunicazione del rischio sismico, del quale sanno molto più di lei - e di altri che si sono avventurati nell'ambito con risultati imbarazzanti. Le loro fonti sono migliori e più numerose delle sue, quando non sono essi stessi "La" fonte, anche per il lavoro di ricerca che hanno svolto e tuttora svolgono, e, con tutto il rispetto per la figura, ce ne sono di più accreditati anche del Prof. Grandori nella conoscenza dei terremoti, dei precursori e delle previsioni probabilistiche. In ogni caso, diverse, a volte anche opposte, ma ugualmente autorevoli opinioni scientifiche hanno la stessa dignità, lo stesso peso e sono altrettanto legittime. Non si possono considerare selettivamente solo le fonti funzionali alla nostra tesi. Lo stesso vale per l'uso della definizione tecnica di "sciame sismico".


P.s.: a proposito di educazione: le insinuazioni non lo sono, questo dovrebbe essere ovvio; su internet, mentre è generalmente e ampiamente accettato senza risentimenti l'uso di nick e dell'anonimato, è ritenuto fastidiosa maleduzione l'uso del maiuscolo, che equivale a gridare, ed è definito "bimbominkismo" l'uso spropositato, e sempre urlante, di sequenze di punti interrogativi e esclamativi sbattuti in faccia all'interlocutore; dare dello spocchioso a chi si è limitato a notare atteggiamenti oggettivamente osservabili (è lei che ha dato giudizi e definizioni sulla Giustizia italiana attribuendo valenza negativa a una sentenza che deve essere ancora pronunciata, mentre altri si sono limitati a commentarne una già scritta) è... spocchioso.

Antonello Ciccozzi 07/ott/2014 | 09 :02

Daniela chi?
Lettera aperta al Presidente della Repubblica Italiana
 
La settimana scorsa la Procura de L’Aquila ha inviato gli avvisi di garanzia per omicidio colposo al Direttore del Centro Nazionale Terremoti, ai componenti della Commissione Grandi Rischi e a dirigenti del Dipartimento Nazionale della Protezione Civile. La base di accusa è che non è stato promulgato uno stato di allarme dopo la riunione tenuta a L’Aquila sei giorni prima del terremoto di magnitudo momento 6.3 che ha colpito la stessa città e le zone circostanti.

Negli avvisi di garanzia c’era scritto che “base di accusa è che non è stato promulgato uno stato di allarme”?
Come mai alle persone che hanno firmato quell’appello non è stato scritto che i propositori si erano sbagliati totalmente sui capi d’imputazione? Che gli era stato fatto firmare un falso? Nessuna rettifica, come mai?
Guardi, un appello a difesa di scienziati accusati di non aver previsto il terremoto lo avrei firmato anch’io. Senza indugio alcuno.
Poi, il processo lo ha gestito Picuti, non Rossini (anziano e gravemente malato Procuratore, morto qualche mese dopo quella dichiarazione).
Le dichiarazioni distratte di Rossini, derivarono tra l’altro da una confusione generale tra “mancato allarme” e rassicurazione disastrosa”, l’analisi della stessa mi portò ad entrare nella vicenda del processo:
http://lacittanascosta.blogspot.it/2010/06/il-valore-dei-termini-mancato-allarme-o.html

Inoltre le distratte e confuse dichiarazioni dell’anziano Rossini erano verificabili a partire da documenti, viceversa, visto che è in vena di paragoni, le distratte e confuse dichiarazioni dei membri della Commissione Grandi Rischi nella riunione aquilana non potevano essere confrontate con dei documenti: le ricordo in proposito la porcata totale del verbale post datato.
Lo ripeto anche a lei, sono dichiarazioni di questa risma che vanno discusse:
1 «escluderei che lo sciame sismico sia preliminare di eventi»
2 «questa sequenza sismica non preannuncia niente»
3 «non ci si aspetta una crescita della magnitudo».

Se i firmatari dell’appello le avessero sapute, dubito che sarebbero stati….firmatari.

Quindi, la questione è semplice: quell'appello si basa su una falsa premessa che non è stata rettificata. Questo è un fatto, non un'opinione (come sono fatti e non opinioni le rassicurazioni disastrose degli imputati).

Noto che, ovviamente, per difendere la performance pseudoscientifica della riunione aquilana della commissione grandi rischi l’unico modo è seguitarsi a nascondere fuori dalla questione cruciale (le rassicurazioni disastrose degli imputati, appunto), per cercare di nasconderla.

Infine, guardi, non mi occupo di sismologia, mi sono occupato si sismologi che straparlano, e straparlano di comunicazione. Quando ho toccato questioni sismologiche ho citato le fonti (Grandori che chiarisce che una sequenza sismica aumenta considerevolmente la probabilità di un forte terremoto, manuali statunitensi che specificano che è inappropriato usare il termine “sciame sismico” prima che una sequenza si esaurisca, ho citato le fonti, come si deve fare quando si lavora in ambito scientifico, non mi sono inventato nulla). Anche lei: se la legga la consulenza, prima di parlare a vanvera (per ingraziarsi qualcuno?). E, per educazione (dote che manca al comitato di difensori dei grandi scienziati....la spocchia invece pare sia molto presente), si qualifichi quando si rivolge a qualcuno che lo fa: nome, cognome e ruolo.
Buona giornata
Antonello Ciccozzi

Daniela PF 07/ott/2014 | 02 :09

Dal "vilipendio alla Scienza"...
...al vilipendio alla Giurisprudenza?
Il sillogismo che porta a tale conclusione è spiegato da uno dei firmatari della famosa lettera, che ha già risposto a Salvadorini a suo tempo, e che cito qui:
"E’ curioso come la leggerezza di cui accusa i sismologi non valga per i magistrati. Se lei ritiene che la differenza tra i temi della lettera dei sismologi al Presidente e la ‘vera’ accusa siano cosi’ diversi, perché il magistrato ha fatto dichiarazioni cosi’ diverse dalla ‘vera’ accusa? La delicatezza del tema vale anche per loro o solo per i sismologi? Personalmente non mi e’ neanche passato per l’anticamera del cervello che quello che ho sentito e letto sui giornali [...] non corrispondesse a verita’."
[http://cattaneo-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/07/25/le-riflessioni-di-boschi-sul-processo-dellaquila/comment-page-1/#comment-969958]
Infatti, "L’accusa ufficiale fu pubblicata solo DOPO la lettera dei sismologi e non conteneva dichiarazioni come quelle rilasciate in precedenza dal procuratore di L’Aquila. L’accusa nel documento si focalizza su temi diversi, come la comunicazione e stima del rischio."
[http://cattaneo-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/07/25/le-riflessioni-di-boschi-sul-processo-dellaquila/comment-page-1/#comment-969230]
Riporto queste precisazioni ad eventuale utilità di lettori abituati ad ascoltare entrambe le campane, non certo per lei e il giornalista che avete la certezza della verità più degli stessi giudici che dovranno pronunciarsi (ergendosi lei, anzi, a giudice della Giustizia!).
Ora, se ritiene, mi includa nel comitato di difesa che pare a lei, come d'altra parte posso fare io con lei, insieme al giornalista e ad altri; d'altronde, ognuno difende chi crede sia meritevole di difesa, anche se non tutti distribuiscono etichette...

Una sua "collega" umanista, che però non straparla di sismologia solo perché ne "leggiucchia".

(P.s.: a proposito di bassezze, la ratio per cui "Speriamo di arrivare ad un risultato conforme a quello che la gente si aspetta" (Alfredo Rossini), come si definirà, in giurisprudenza?...)

Antonello Ciccozzi 07/ott/2014 | 00 :55

Venieri, non si butti giù!
guardi Venieri, mi sono limitato a rispondere a tono al suo collega, che ha usato modi derisori e sleali nei confronti della mia persona. Rispetto ai contenuti riportati ho posto le mie contro-argomentazioni (vale a dire che alle poche osservazioni sensate, seppure incorniciate in una comunicazione spocchiosa, ho controbattuto, chiarendo l’inconsistenza della questione della “percezione selettiva”). Ora vengo a lei.
La questione del curriculum (la retorica dell’argumentum ad hominem: prendersela con la persona quando non si riesce a controbattere quello che porta, entrare sulle gambe quando non si riesce a prendere la palla)
Premesso che si dovrebbe valutare il mio lavoro sulla base dei contenuti dello stesso, e non del curriculum (come pure i corposi curriculum di certi esperti non dovrebbero servire da scudo per evitare che si valuti il loro lavoro), le faccio notare:
- Che sono diventato ricercatore qualche mese prima del terremoto (mi vorrà dare tempo?).
- Che l’indice che usate reiteratamente da oltre un anno per sminuirmi vede anche il consulente per la difesa, illustrissimo Professor Morcellini, ordinario a fine carriera, con solo tre pubblicazioni (questi indici, di per se oggetto da anni di molte discussioni sulla validità degli stessi, in campo umanistico, soprattutto in Italia, sono una cosa assai recente e poco attendibili)
- Che una severa commissione scientifica nazionale del ministero dell’università e della ricerca mi ha conferito, all’unanimità, l’abilitazione a professore associato (dico "severa" non a caso: nel mio settore disciplinare sono stati respinti due canditati su tre); e lo ha fatto soprattutto a partire dal valore scientifico che ha riconosciuto al lavoro di consulenza per il processo alla CGR (non lo faccio per vanteria, ma mi costringe a darle questa notizia, che immagino farà molto piacere a lei e ai suoi amici).

Sullo spessore intellettuale dei testimoni della difesa che cita, guardi, non so dirle: non li ho mai incontrati, però temo che non ci voglia un luminare, una volta che si sanno i fatti, per valutare quello che successe in quella riunione aquilana in termini assai negativi.

Sulla questione del mancato allarme: ancora? Pur essendoci stata all’inizio una confusione tra “mancato allarme” e “rassicurazione disastrosa”, nel capo d’imputazione non c’è traccia di questo, per non parlare di tutto il processo. Far credere alla comunità scientifica che si stessero processando degli esperti per non aver previsto il terremoto è un atto di vilipendio alla Scienza, una bassezza epocale, che non si può coprire con nessun curriculum.
Sulla mancata prevenzione: certo, è importantissima, ma anche non persuadere una cittadinanza che quelle scosse continue non avrebbero portato a un terremoto catastrofico avrebbe aiutato, non trova?
Per il resto, non si preoccupi troppo per i suoi idoli (per i quali, mi creda, dal punto di vista umano sono dispiaciuto anch’io, oltre che molto deluso): con l’aria che tira in Italia rispetto alla Giustizia, specialmente quando si tratta di potenti, direi che hanno buone possibilità.
Mi dispiace invece che si auto-definisca “un povero stupido”; suvvia, non si butti giù, vedrà che qualcuno ricambierà sua veemenza in aiuto dei più forti. Scherzo, eh! non se la prenda: se, come il suo collega, mi entra in modo scostumato permetterà che le ricambi la cortesia. Poi, magari, se ha tempo, se la legga bene la mia consulenza, senza preconcetti, e si accorgerà che forse nel complesso, specialmente se paragonata alle sciocchezze che qualcuno pretende di far passare per Scienza, non è un lavoro malvagio, non più di tanto. Mi stia bene e non si avvilisca, la saluto non senza qualche simpatia.
Antonello Ciccozzi

Ales64 06/ott/2014 | 23 :09

La logica chiusura a tali commenti.
Logicamente a tale articolo e dibattito che ne è seguito non poteva mancare la degna chiusura dell'esperto che ha chiarito tutti i dubbi in merito alla condanna. Interventi sintetici, pieni di contenuti, privi di stizza o insulti, che hanno puntualizzato punto su punto le obbiezioni mosse, le contraddizioni rilevate, insomma interventi degni dell'articolo se non addirittura superiori per quanto attiene ai soli contenuti scientifici.
Anche se qualche piccolo dubbio tali interventi lo lascia.... ad esempio se infatti quella era, secondo il consulente tecnico dell'accusa, la Commissione Raccoglitori Grandi Funghi, allora il trio Ciccozzi, Del Pinto, Stoppa cos'è? La consulenza grandi menti? la consulenza grandi saggi? mah... la consulenza grande H-index? bisognerà pur dargli una definizione anche a loro degna del valore scientifico sia in campo sismologico (Stoppa e Del Pinto) che in campo antropologico (Ciccozzi) desumibile dai loro curricula e dal loro invidiabile H-index.

PS. non fu falsificato un bel fico secco del capo di imputazione, l'iniziativa della lettera partì dopo le dichiarazioni del Procuratore Alfredo Rossini che parlò ai media di mancato avviso alla popolazione di abbandonare le case, basta dare una occhiata ai giornali e all'intervista sul TG3. Ecco la semplice risposta da uno dei consulenti onorari del “comitato più o meno spontaneo a difesa degli più o meno scienziati messi ingiustamente al rogo per non aver previsto il terremoto”. Un povero stupido che le cose le ha scritte prima del terremoto, che per ciò che ha scritto è stato cercato da molti giornalisti subito dopo il terremoto pensando che anche lui avesse previsto…., che però non ha scritto libri dopo il terremoto, che si illudeva che grazie anche al suo piccolo contributo con l'intervento del 2007 al Convegno Nazionale GNGDTS, ripreso nei media (articolo de il messaggero del 2008) e con la partecipazione all'animato dibattito poco prima del terremoto nel forum dei geologi (il cui intervento fu trasmesso nel programma Exit il 9 aprile 2009) le cose potevano un pochino cambiare a l'Aquila... che finalmente dopo quella lezione si parlasse della mancata prevenzione fatta a cui ricondurre le vere responsabilità dei morti e dei danni subiti, perché solo così si potrà dire che i morti sono stati onorati e questo anche a beneficio delle future generazioni.
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2010/06/03/visualizza_new.html_1818819477.html

Antonello Ciccozzi 06/ott/2014 | 09 :23

Anche poeta! (la saluto anch'io con una terzina)
Esimio Cavallo, rigiratore di frittate, saggista e poeta (oltre che, ricordiamolo, per meriti argomentativi elevato a "collega" dai grandi scienziati della non-commissione). Ma che bravo! Che versi! Eccola "la parte più" umoristica"...ma che "bella figura"!
nel salutarla, per ricambiare il suo sforzo artistico, le lascio ancora una volta questa terzina di poesia umoristica (il genere che piace a lei) del trio Boschi, Barberi, De Bernardinis:

«ESCLUDEREI CHE LO SCIAME SISMICO SIA PRELIMINARE DI EVENTI»
«QUESTA SEQUENZA SISMICA NON PREANNUNCIA NIENTE»
«NON CI SI ASPETTA UNA CRESCITA DELLA MAGNITUDO».

bella anche questa eh!
mi dirà che la rima non c'è, ma se vede bene c'è eccome, sono versi che fanno rima con una parola: PSEUDOSCIENZA.

Chissà se al processo d'appello questa terzina farà da fulcro riguardo alle ragioni della colpevolezza degli imputati o se prevarrà l'italico e altamente scientifico principio della "nipote di Mubarak"
la saluto poeticamente (oltre che "umoristicamente")
Antonello Ciccozzi

ps
non se la prenda: se l'è cercata.

cavallo02 06/ott/2014 | 01 :50

Commiato (al Prof. Ciccozzi).
Nell'educata disputa che la scalda tanto
venir non vedo gran miglioramenti:
io avrei sempre i migliori argomenti
e Lei saprebbe insultarmi soltanto.
G. Cavallo.

A.P.Colasacco 05/ott/2014 | 21 :45

Una testimonianza
Mi permetto di apportare un mio contributo alla discussione, inserendo il testo del mio intervento al convegno " L'Aquila, il racconto oltre la sentenza", al'Università Bicocca di Milano. http://massimogiuliani.wordpress.com/2013/06/14/anna-pacifica-colasacco-laquila-il-racconto-oltre-la-sentenza/

Antonello Ciccozzi 05/ott/2014 | 21 :19

le “belle figure” della “Commissione Raccoglitori Grandi Funghi” e l’arruolamento di Aristotele (dopo Galileo)
Esimio Cavallo,
ma che fa, insiste? Seguita a contraffare il senso di un evento del tutto marginale? Guardi, è proprio fastidioso, mi costringe a specificare, rispetto a quel fatterello, che il Pm mi voleva far tacere di fronte alla rissosità degli avvocati della difesa, nell’idea che saremmo andati in seconda udienza: voleva a tutti i costi farmi tacere (di fronte a un’aggressione) perché voleva a tutti i costi farmi parlare (qualche mese dopo).
Riguardo alla “percezione selettiva”, le dico subito che personalmente la intravedo molto nella strategia con cui il “comitato più o meno spontaneo a difesa degli più o meno scienziati messi ingiustamente al rogo per non aver previsto il terremoto” seguita a millantare una narrazione della vicenda basata sull’estromissione di molti elementi di netta colpevolezza, continuando a cercare di coprire con tonnellate di parole una serie di aspetti della “bella figura” che hanno fatto i luminari venuti all’Aquila. Ah! sì, mi continua a dire che quella non era la Commissione Grandi Rischi, anche se si presentò come tale, anche se produsse perfino il mirabolante exploit scientifico di un verbale postdatato…ah! la chicca del verbale postdatato (roba paragonabile a uno che pretende di ritirare la vincita con la schedina compilata alla fine delle partite)...a questo punto mi racconterà che quel giorno i nostri eroi si trovavano all’Aquila perché andavano per funghi? ma poverino! ma l’ha letta la sentenza?!?! Mah…altro che Galileo! Galileo si starà ancora rigirando nella tomba.
Poi, ma davvero! la “percezione selettiva”! Eh! ma che bravo! Che pensa che le sia sufficiente leggiucchiare in malo modo qualche rigo da un testo di scienze umane, o che le basti cercare di farsi spiegare qualche “parolone” da un amico umanista, per avere degli argomenti da controbattere? Che seguita a pensare che le tesi si possano confutare girandoci intorno? Che pensa, per così dire, che l’innocenza di un assassino si dimostri scacacciando sciocchezze qua e là sulla scena del crimine per distrarre dal pugnale insanguinato?
Il pugnale insanguinato, gli elementi di netta colpevolezza, quelli deve/dovete discutere, non nascondere!

Quali sono? Guardi, visto che le piacciono le cose “umoristiche” gliene dico giusto tre, che mi fanno divertire molto:
1 «escluderei che lo sciame sismico sia preliminare di eventi» (Enzo Boschi);
2 «questa sequenza sismica non preannuncia niente» (Franco Barberi).
(dalla bozza del verbale della riunione della “Commissione Raccoglitori Grandi Funghi”)
3 «non ci si aspetta una crescita della magnitudo». (Bernardo De Bernardinis)
(dalla conferenza stampa dopo la riunione della “Commissione Raccoglitori Grandi Funghi”)

Divertenti dichiarazioni, eh!?!?!
Si diverta con questo Cavallo esimio! Non turlupinando la questioncina del PM che cercava di non farmi cadere in una provocazione da quattro soldi.

Comunque, ironia a parte, di fronte alla pesantezza dei fatti, su quale farneticante base si può seguitare a dire che quelle rassicurazioni se le sarebbero inventate i media?
Oltre all’eventualità che il disastro della magistratura italiana possa abbattersi anche su questo processo non mi pare che ci siano possibilità di dimostrare che da quel consesso di esperti non siano promanate delle rassicurazioni pseudoscientifiche che hanno poi avuto degli esiti disastrosi. Certo, nel Paese dove i processi non si fanno con le carte ma con il “gioco delle tre carte” potete sperare, nel paese della Costa Concordia e della nipote di Mubarak potete sperare bene (invece di fronte alla Storia, soprattutto alla Storia della Scienza, quella seria che si pratica nelle Università e non nei luoghi di gossip pseudoscientifico, avrei molte meno certezze).

Ora però mi sono stufato, guardi, segua un consiglio amichevole: la smetta di scrivere sciocchezze e falsità, si goda la pensione con delle belle e salutari passeggiate (e, se ha un minimo di senso del decoro, eviti di parlare di “dibattito sgradevole”, dopo avermi chiamato in causa attraverso la viltà dell’offesa personale basata sull’alterazione di una vicenda).
La saluto “umoristicamente”
Antonello Ciccozzi

Ps. Tanto per chiarire: riguardo alla sua robetta della “percezione selettiva”: che la popolazione abbia percepito più il messaggio rassicurante di altri in una comunicazione contraddittoria, non vuol dire che chi lo abbia prodotto non sia responsabile (le faccio un esempio semplice semplice, così forse capisce: se un avvelenatore avvelena un piatto su cinque, e l’avvelenato sceglie proprio quello e muore, la scelta dell’avvelenato non diminuisce la colpa dell’avvelenatore). Questo mi dice che la mia consulenza nemmeno se l’è letta a dovere, nella migliore delle ipotesi (per lei). Poi, mi scusi, se mi faccio una grassa risata, ma ora dopo Galileo, anche Aristotele volete arruolare?!?! ARISTOTELE!?!??!? AHAHAHAH!!!!!!

Poi, visto che parla di “brutte figure” le voglio ricordare l’indegna trovata istituzionale di falsificare i capi d’imputazione, di far credere alla comunità scientifica internazionale che un processo per aver fornito delle pseudoscientifiche rassicurazioni disastrose fosse stato niente di meno che un processo per non aver previsto il terremoto. Solo su questo vergognoso magheggiamento ci sarebbe da fare ammenda all’infinito, non tanto per una città e il suo lutto, o per l’Italia che va sempre più in malora, ma, prima di tutto per la Scienza. Come mai voi consulenti onorari del “comitato più o meno spontaneo a difesa degli più o meno scienziati messi ingiustamente al rogo per non aver previsto il terremoto” su questo non dite nulla?!?

Ma no, in fondo nemmeno questo è il fulcro della vicenda aquilana, per quello che mi riguarda la questione principale, da un punto di vista umano, va oltre il sacrosanto diritto giuridico di difendersi e di farsi difendere fino a ogni grado di giudizio, e concerne il vezzo di incolpare unicamente la cittadinanza di quello che è successo. È una cosa per niente “umoristica”, non c’è assolutamente nulla da ridere. Qui mi chiedo: con quale cuore ci si può permette di vilipendere senza ritegno alcuno il vissuto di quei genitori che hanno detto che quella notte restarono al letto, nonostante la loro paura, perché rassicurati dagli scienziati, e dovettero assistere allo strazio dei loro figli massacrati dal terremoto, dalle pietre delle case crollate e dalla malascienza di una rassicurazione disastrosa? Se si appurerà - anche giuridicamente – che si sono insozzate le vesti della Scienza con delle insulse rassicurazioni, qualcuno si sentirà in dovere di chiedere scusa di fronte al sangue che ha concausato? Eccola la sua “percezione selettiva”.

cavallo02 05/ott/2014 | 17 :27

La quarta concausa.
Anche più esismio Professore,
Mi spiace che se la sia presa tanto con me, che mi limitavo a citare quanto sta scritto da altri, altrove. Quella di citare spezzoni di frasi è una pessima abitudine, ma Lei sa benissimo che nelle dieci pagine che raccomando alla lettura di chi sia interessato c’è molto altro sul Suo metodo scientifico, in cui Lei non fa la miglior figura. E quindi non dovrebbe essereLe sgradito che di proposito abbia citato solo poche battute. Desidero aggiungere che secondo me l’aspetto grottesco perché abbastanza inedito, delle mie citazioni, non sono le Sue affermazioni, che non ho commentato, ma il fatto che il PM cerchi di farla tacere. Le altre tre citazioni, sul fatto che non tutta la cittadinanza era rassicurata, le condivido pienamente e le uso a sostegno della mia risposta a Salvadorini. Non voglia interpretarmi peggio di quel che merito. Non è assolutamente mia intenzione iniziare qui un dibattito di antropologia socioculturale, e, contrariamente a quello che Lei scrive, in nessun luogo ho scritto che io magnifico di poter confutare il Suo lavoro. Oltre tutto, non è affar mio: ci hanno pensato i consulenti della difesa, studiosi che un certo nome ed una certa competenza ce l’hanno (anche se il Giudice non li prende in minima considerazione nella sua Motivazione, dichiarando a proposito di uno di loro “tale tesi difensiva è assolutamente infondata”).
Però, visto che ne parliamo, se, cercando di astrarci per un momento da un dibattito sgradevole, potessimo invece fare qualcosa di costruttivo, vorrei chiederLe onestamente un parere, esprimendomi da dilettante quale sono. Ho letto la Motivazione del Giudice, che espone il Suo pensiero, e mi ha interessato un Suo concetto, che ritengo corretto, cioè, riducendolo ai minimi termini, che la popolazione dell’Aquila attendeva con ansia un’affermazione autorevole, che sarebbe poi stata elaborata secondo un Suo modello. Ma perché Lei non completa il Suo pensiero introducendo anche il principio antichissimo (del resto citato anche da un consulente della difesa), della “percezione selettiva”? Naturalmente questo non fa necessariamente il gioco dell’accusa, ma Lei, come scienziato e non come consulente di parte, pensa sinceramente che questo meccanismo non ci sia entrato per niente? La percezione selettiva è la tendenza a non notare e a più rapidamente dimenticare “stimoli” che causano disagio emotivo, o contraddicono le nostre precedenti opinioni. Ciò che più conta, questa selezione non è conscia, ma automatica, e precede il ragionamento logico. Fa parte di noi, in maggiore o minor misura. E questo fenomeno lo intuì proprio l’ultima persona che ci aspetteremmo, cioè Aristotele, il padre della logica. Questo spiegherebbe qualcosa che Lei in fondo non spiega. In altre parole, nel caso dell’Aquila, se è certamente vero che la popolazione, in una ridda di messaggi contradditorii, logicamente preferì scegliere quelli provenienti dalla fonte più autorevole, è altrettanto vero che tra i messaggi provenienti da fonti egualmente autorevoli percepì quasi unicamente quello più sperato e comprensibile, cioè rassicurante. Purtroppo fu una cattiva scelta: le affermazioni di De Bernardinis, di cui evidentemente si credette che fosse membro della CGR e che esprimesse l’esito della riunione, ciò che non era vero, era la più comprensibile e positiva, col suo concetto di scarico di energia, e fu subito adottata, tanto più che, secondo quanto scrive Lei stesso in “Parola di Scienza”, l’idea era già nota da settimane ed aveva già avuto tempo di precisarsi nelle menti degli Aquilani.

Quello che voglio sottolineare è che noi abbiamo dei dati sperimentali sul fatto che questo meccanismo entrò in azione, cioè le deposizioni dei quattordici gruppi di testimoni citati in Sez. 5.5, i quali tutti citano l’intervista fatta a De Bernardinis con i suoi funesti concetti di scarico di energia, ma non c’è pericolo, situazione normale e bicchiere di vino, inventato dall’intervistatore. Invece Barberi è citato (di nome) in tre gruppi, in uno dei quali gli sono attribuite le parole di De Bernardinis; Stati in tre gruppi (in un caso con una citazione delle sue parole); Cialente in quattro gruppi (in un caso con una citazione di parole da lui udite in sede di riunione) Nella Motivazione non sono menzionati altri nomi, né altre citazioni. Non solo, ma della stessa pluricitata intervista di De Bernardinis prima della riunione, non viene mai menzionato l’invito a restare attenti e preparati (in base a quello che il Giudice chiamerebbe “antico sapere”), soprattutto evitando l’ansia. Come mai?

Si sapeva che l’intervista era stata fatta prima della riunione e che De Bernardinis non era membro della CGR? Secondo il Giudice, che non vuole toccare i media, sì. Io risponderei che Aristotele aveva già infallibilmente colpito: la parte della popolazione che si sentì rassicurata, non so a quale percentuale ammonti, udì ma non registrò.
Si potrebbe continuare, ma penso che Lei abbia capito bene quello che ho cercato di esprimere in poche righe. Veramente, mi piacerebbe sapere che cosa ne pensa. Io credo davvero che questa sia “la quarta concausa”.

La ringrazio in anticipo.
Giacomo Cavallo,
Milano


PS1. Che quel gruppo di imputati fosse la CGR è quanto deve essere dimostrato per eventualmente confermare la pena. La dimostrazione è impossibile, perché la CGR non fu mai convocata all’Aquila: non esiste un solo documento che confermi la convocazione. Suvvia, non caschi anche Lei nella superficialità di chi cerca capri espiatori. La CGR all’Aquila non si trovava lì per caso, semplicemente non c’era, c’erano solo quattro esperti di rischio sismico, più un quinto che fu aggiunto per sua mala sorte.

PS2: Se preferisce rispondermi in privato, L43 ha il mio indirizzo e-mail.

Antonello Ciccozzi 05/ott/2014 | 01 :32

"La parte più umoristica"
Esimio Cavallo, sono contento che si sia divertito! Anche a me ha divertito l’argomentazione con cui magnifica di poter confutare il mio lavoro. Secondo lei la non validità scientifica del mio metodo si proverebbe ritagliando e trattando con toni platealmente derisori uno spicchio della prima udienza in cui la Corte mi convocò?
Perché omette che in quell’udienza gli avvocati difensori erano tutt’altro che divertiti ma si appigliarono rabbiosamente a un cavillo procedurale (avevo dovuto usare le testimonianze prese in istruttoria e non quelle emerse in fase dibattimentale, mentre scrivevo la consulenza) per fare in modo che il giudice non accettasse le mia consulenza? Visto che ci si trovava, perché non si è divertito a riportare questo passo, tra quelli che ha rabberciato?

C.T. Ciccozzi A. – “Io ho verificato che le deposizioni riportate nel verbale di sommarie informazioni corrispondevano, in sostanza, alle deposizioni testimoniali; e quando dico in sostanza dico che, rispetto alla scelta cardinale se lasciare o meno le abitazioni, basata sulla cognizione del rischio, riportavano quanto dichiarato in sede di sommarie informazioni preliminari. Il punto è questo: qua va distinta la comunicazione dall’informazione; il contenuto informativo di quelle comunicazioni è identico”.

Non lo ha riportato perché altrimenti si sarebbe inteso il senso di quel “a ma non interessano i dettagli delle testimonianze” che l’ha fatta tanto divertire?

Ma il problema non è questo, non è assolutamente questo: lei come altri suoi affini scienziati che in oltre un anno avete scritto in ogni dove contro di me per cercare di dimostrare la non scientificità del mio lavoro, perché non avete mai provato a divertirvi a inficiare il nucleo dello stesso, esponendo, senza manipolarle, premesse teoriche, argomentazioni e conclusioni; confutandole una a una con contro-agomentazioni, senza girarci intorno, come avete fatto finora? Ho notato che tutte le vostre contestazioni del mio lavoro si basano su una strategia condivisa: evitarne la sostanza; attaccandosi a qualche aspetto marginale o del tutto esterno alla consulenza per cercare di farlo sembrare centrale, usando la strategia dell'attacco alla persona (più o meno palesate derisioni e illazioni....). Questo mi pare un esempio molto divertente di metodo scientifico.

È anche divertente che lei qui riporti, come se fosse una carenza, una mia affermazione metodologica dove preciso che la validità del nesso causale che propongo non si misura sulla capacità di dimostrare che tutta la popolazione sia stata condizionata dalla rassicurazione arrivata dalla commissione grandi rischi (ah! già! ora abbiamo appurato che quella non era la commissione grandi rischi, si trovavano lì per caso! Un po’ come la storia della nipote di Mubarak! Sì siamo in Italia, che divertente!), ma su quella di far comprendere che è inverosimile che nessuna delle vittime non abbia subito quel condizionamento; sicché all’Aquila molti sono morti per la combinazione di tre concause: 1) un terremoto, 2) la casa che crolla, 3) degli “scienziati” che avevano “scientificamente” persuaso a restarvi dentro, nonostante due forti scosse premonitrici. Divertente, eh!?!?
La saluto divertito!
Antonello Ciccozzi

ps. per assicurarmi che il suo divertimento non scemi, le lascio giusto un paio di links:
http://lacittanascosta.blogspot.it/2012/04/rassicurazionismo-antropologia-della.html
http://lacittanascosta.blogspot.it/2012/10/la-parte-di-galileo.html

Daniela PF 04/ott/2014 | 11 :21

Un punto importante:
Se una nuova sentenza assolverà gli imputati stabilendo che "rassicurazione disastrosa" non ci fu, l'installazione realizzata dall’artista Sergio Nannicola e intitolata “Il valore dei termini: ‘mancato allarme’ o ‘rassicurazione disastrosa’?" verrà smontata? Cosa dice laggente per le strade? Quella "preparata, consapevole e partecipe", ovviamente, mica quella ignorante e sprovveduta come me (e altri ce ne sono) che continua stupidamente a commentare articoli come questo, nonostante non abbia alcun "interesse a difendere i condannati".

Ranieri 04/ott/2014 | 10 :37

Il valore dei termini
La questione è semplice. Che il cuore del processo “Grandi Rischi” sia la rassicurazione, è un fatto. Che l’input sia politico, è evidente a chiunque non abbia interesse a difendere i condannati. Tuttavia, l’Ingv ha puntato tutto sull’inganno mediatico del “processo alla scienza”. Soprattutto all’estero, dove - anche per ragioni culturali - faticano a capire (specie in Usa e Uk) che in Italia non c’è una separazione netta tra decisore politico e comunità scientifica. A questo va a aggiungersi la loro ignoranza del funzionamento del nostro dispositivo giuridico e uno scatto corporativo delle riviste specializzate, cui l’articolo statunitense non si sottrae. La corretta informazione dei capi d’imputazione e delle motivazioni della sentenza (negli articoli a mia firma) mostra come i vertici dell’Istituto abbiano truccato le carte sin dall’inizio, fatto che irrita gli agenti della propaganda. Fatto comprensibile, soprattutto a ridosso dell’appello, che è il 10 ottobre e le cui sorti, anche mediatiche, decideranno delle faide che stanno “distraendo” l’Ingv dai suoi compiti istituzionali. Le responsabilità di alcuni dirigenti dell’Istituto nell’ingannare la comunità scientifica internazionale sono state ampiamente documentate: mi riferisco alla lettera-appello in cui si dice che l’accusa è di “mancato allarme”. Accusa mai contestata. Un punto importante, a L’Aquila si può visitare un’istallazione, realizzata dall’artista Sergio Nannicola, così intitolata: “Il valore dei termini: ‘mancato allarme’ o ‘rassicurazione disastrosa’?” Lascio indovinare la risposta al lettore, invitandolo al tempo stesso a sentire, per le strade della città, “che si dice del processo”. La sorpresa sarà di trovare non gente assetata di vendetta, ma persone preparate, consapevoli e partecipi - ferite, ma amaramente abituate, a sentir barattare un processo per negligenza/compiacenza con un “processo alle streghe”.

Ranieri Salvadorini

Qui il link all’installazione su “Il valore dei termini”: http://www.laquila99.tv/2012/03/06/mancato-allarme-o-rassicurazione-disastrosa/

cavallo02 03/ott/2014 | 14 :09

Grandi Rischi: in attesa di una spiegazione.
Gentile Dottor Salvadorini,

Mi ripromettevo di non scrivere più commenti a quel che Lei scrive, ma visto che sono in credito con Lei di qualche scortesia e Lei sembra considerare la cocciutaggine più ottusa come una virtù da perseguire anche a prezzo del martirio, eccomi qua di nuovo. Non so se il mio pedigree Le interessi ancora (“Il professore non si presenta”), ma l’unica cosa che posso dire è che io non sono professore, solo un dottore, modesto ex-ricercatore. Però mi firmo, e tanto Le basti.

Premetto subito che l’articolo di Wolman mi sembra ben fatto. Ha molte imprecisioni che non condivido (anche lui, ad esempio, crede che la CGR fosse presente all’Aquila), ma in Italia non si leggono sovente articoli di giornalismo (non divulgazione) scientifico di questa qualità, anche se un visibilmente la situazione sta migliorando anche da noi.

Passiamo ora alla critica che Lei fa dell’articolo di Wolman. Qui troverà solo un’antologia di circa metà dei miei appunti, tanto più che poco prima di inviarLe il mio commento ho notato che molto di quello che intendevo dire lo ha già detto Alessandro Venieri, e assai meglio di quanto potrei dirlo io. Per cui qui mi limiterò a scrivere qualche complemento al testo di Venieri. Tenga presente che né il commento di Venieri né il mio sono “processi al processo”, come Lei ama ripetere quando non sa cosa rispondere: si tratta semplicemente di processi ad un articolo (il Suo) che presenta imprecisioni, errori, mistificazioni, che vanno corrette.

Primo punto: Come del resto Wolman, già notato, Lei parla di Commissione dei Grandi Rischi. Venieri lo accenna, ma bisogna mettere in chiaro una volta per tutte che la sentenza Grandi Rischi è basata sull’improponibile identificazione dei sette imputati con la CGR. Questa, all’Aquila il 31 marzo 2009 non c’era. La CGR è un organismo di alto livello che deve essere convocata seguendo certe regole , e nel caso specifico non solo non si seguirono le regole, ma non fu neppure convocato. Infatti, ho trovato che non esiste nessun documento di convocazione della CGR. Ne segue che, poiché la riunione non era una riunione della CGR ma di quattro (più uno) esperti, prevista peraltro dalla legge, essi non erano tenuti né ai doveri né agli statuti della CGR (e logicamente tutta la sentenza dovrebbe andare in pezzi).

Secondo punto: Lei continua a citare la fondamentale c onsulenza del Prof. Ciccozzi. Veramente, basta con questa consulenza! Suggerisco a Lei ed all’eventuale lettore di andare sul sito http://processoaquila.wordpress.com/processo/ e leggersi le pagine 266-277 della memoria difensiva dell’Avv. F. Dinacci, in cui viene riportata la discussione che ebbe luogo dopo la relazione del Professore. Sembrano pagine di Wodehouse, da cui traspare che cosa il Professore intenda per metodo scientifico, non certo per colpa di Moscovici, per conto suo illustre scienziato. Per me, la parte più umoristica è a pagina 276, in cui sono citati gli sforzi che il PM fa per far tacere il suo loquace Consulente che si caccia sempre più nei guai.
C.T. Ciccozzi A. – Vorrei sottoporle delle considerazioni: prima di tutto le testimonianze, per quanto riguarda la finalità del mio lavoro, ossia dell’impianto di…
Pubblico Ministero, Picuti – Professor Ciccozzi, scusi, non parli ulteriormente del metodo
C.T. Ciccozzi A. – A me non interessano i dettagli delle testimonianze.
Pubblico Ministero, Picuti – Professor Ciccozzi, non alimentiamo un contraddittorio inutile;....
Pubblico Ministero, Picuti – Professor Ciccozzi, parli con me, lei è il mio consulente...
Pubblico Ministero, Picuti – Professor Ciccozzi, non dica altro. Risponda solo alle domande (pag. 21-23 ud. 25.1.12)

Terzo punto: Lei dice “Wolman, incastrato sul binario di lettura del processo al processo, non coglie una delle domande che pone la tragedia aquilana, al di là dell’esito processuale: perché quasi un’intera città si sentì rassicurata?”. Sottolineiamo il “quasi”, perché si possono citare una quindicina di articoli di giornali locali e nazionali dei giorni 1-5 aprile, una richiesta di proclamazione dello stato di emergenza da parte del Sindaco dell’Aquila, il fatto che la sala operativa della PC regionale restasse aperta ed altro ancora, che testimoniano che in città molti restavano non poco preoccupati.

Per i giornali, ricordiamo ad esempio, come voci di una città che “quasi intera si sentì rassicurata”:
“sono migliaia le telefonate dei cittadini preoccupati per le piccole crepe o le lesioni”, da “Il Centro” del 3 aprile 2009;
- “siamo nel modulo fase di ”, così l’assessore comunale alla protezione civile Riga su “Il Centro” del 3 aprile 2009 [ penso che il riferimento sia ad una frase dell’intervista del “bicchiere di vino”, in cui De Bernardinis disse, appunto, che bisognava rimanere attenti . Questa frase fu dimenticata, il bicchiere di vino offerto dall’intervistatore no (NdA)].
- “aumenta la conta dei danni…due scuole dichiarate inagibili” da “Il Tempo” del 3 aprile 2009;
- “Terremoto guerra di nervi. Il ripetersi delle scosse non aiuta a tranquillizzare gli animi. L’Aquila in stato di allerta” da “Il Tempo” del 3 aprile 2009;
- “c’è chi dorme sul divano vestito con la valigia pronta. C’è chi non chiude a chiave la porta” da “Il Messaggero” del 4 aprile 2009”;
- “La gente è sempre più preoccupata e il ripetersi continuo delle scosse pur di minima entità non aiuta a recuperare la serenità”, da “Il Tempo del 4 aprile 2009;
- “aquilani sull’orlo di una crisi di nervi”, da “Il Messaggero” del 4 aprile 2009;
- “Si è conclusa una settimana tremenda, a causa del terremoto che ha colpito in particolare L’Aquila e Sulmona, ma che ha interessato, il giorno della scossa più forte, lunedì scorso tutti e quattro i capoluoghi. Da 48 ore il terremoto ha concesso una tregua, ma si contano molti danni … Edifici con crepe, migliaia di telefonate di richieste di interventi dei Vigili del fuoco, Protezione civile, Comune; tanta gente si è riversate nelle piazze, soprattutto in piazza Duomo; molte persone hanno dormito in auto. Tanta paura. Soprattutto di notte, notti insonni, con l’orecchio teso a captare qualsiasi rumore. Già, perché il terremoto si è presentato spesso preceduto da un boato”, da “Il Centro” del 5 aprile 2009.
Da queste citazioni si direbbe che l’Aquila era una città “quasi per nulla rassicurata”.

Se non Le basta, Le risponde Ciccozzi stesso:
Consulente, Ciccozzi A. - Alla fine di [mi] sono posto un obbiettivo quello di dimostrare che una parte della popolazione ha percepito l’informazione in termini di rassicurazione.
Oppure:
Consulente, Ciccozzi A. - La legittimità metodologica di questo approccio riguarda una premessa, quella che non devo dimostrare che tutta la popolazione è stata influenzata, ma che l’influenza si è dispiegata su di una parte della popolazione.
Oppure:
Consulente, Ciccozzi A. - Sì, certo, però non l’ho mai detto che tutti quanti si sono sentiti rassicurati.


Sorvolo anch’io sulle “migliaia di scosse” (da gennaio a marzo le scosse sono 247, vedi Motivazione p.57; c’è pure un utile diagrammino), e veniamo all’intercettazione di Bertolaso. Qui Venieri è più bravo di me. Commento solo che a pagina 129 si parla della tortura, a pagina 130 dell’operazione mediatica. Di qui una domanda a Lei: Quando si deciderà a leggere la Motivazione?
Ma che dobbiamo concludere noi circa le Sue deduzioni, visto che è Lei che sbaglia l’ordine temporale delle frasi che cita? Dobbiamo dedurre che è vero il contrario di quello che Lei dice?

Quarto punto. Qui vorrei aggiungere al commento di Venieri sugli aspetti legali il mio, eguale nelle conclusioni, ma con un breve excursus sulla lettera degli scienziati del dissenso, che Lei cita continuamente (si direbbe quasi che Lei, primo firmatario, ne sia anche l ’autore).
Nel Suo ultimo articolo Lei scrive: “Secondo la legge che regolamenta il mandato della Commissione, la sua attività non si concretizza nel porgere «informazioni e notizie», bensì nel fornire «precise indicazioni normative per il comportamento»; non ha una valenza «intellettuale», ma «operativa»; non è descrittiva, ma prescrittiva”.
Nella Sua lettera “L’Aquila, processo grandi rischi, ambiguità e mistificazioni”, Lei aveva scritto, circa la legge istitutiva della Protezione Civile, che “Secondo tale legge, il compito di «previsione» della Cgr non si concretizza nel porgere «informazioni e notizie», bensì nel fornire «precise indicazioni normative per il comportamento»; non ha una valenza «intellettuale», ma «operativa»; non è descrittiva ma prescrittiva.
A questo riguardo Le avevo già risposto in precedenza: “la definizione di «Previsione» che lei fa propria, non è quella che il giudice ci ripete più volte (sette, mi pare) nella Motivazione.” Vedo che Lei si è parzialmente ravveduto ed ha tolto la parola “Previsione”. Bravo, ma continuo a non trovare nella legislazione Italiana pre -2009 (e neanche in quella post-2009) le parole che Lei cita tra virgolette.
Del resto non vedo come una Commissione, da sempre definita organo consultivo e propositivo, possa essere interpretata come un organo prescrittivo e normativo.

Apro un inciso: la lettera degli “scienziati del dissenso” a Science, pur nella sua brevità, conteneva diverse mistificazioni, brani che Lei continua a riproporre imperterrito nei Suoi scritti, e precisamente:
1) erronea citazione della legge che stabilisce i doveri della CGR , come dice Venieri, come ho già detto e come preciserò ulteriormente;
2) l’accusa che Boschi sapesse dell’intervista di De Bernardinis perché Barberi ne parlò in sede di riunione. Barberi menzionò lo scarico di energia, ma non parlò dell’intervista, perché, penso, non ne sapeva niente neanche lui;
3) la telefonata intercettata e Bertolaso come mandante morale – ma di cosa? Ma a che scopo? Quale vantaggio avrebbe ricavato lui o chi per esso da una strage all’Aquila? E questo, avendo appena detto che sull’unica istruzione da lui data agli scienziati “cadde il silenzio”, cioè fu ignorata.
4) E per finire, il rapporto malato tra scienza e politica, secondo la lettera a Science “messo a tema” dalla Sentenza, nella quale invece non se ne parla (sebbene dalla Motivazione si possa dedurre che si è cercato di farlo ammettere da taluni testi).
Dovremmo essere grati a Science che questa lettera non sia stata pubblicata, risparmiandoci così la solita figuraccia all’italiana.

Tornando a noi, ricorda cosa c’era scritto sulla lettera a Science a riguardo di (1)? “Stando alla norma (…) Non si tratta di attività volte a porgere "informazioni e notizie", bensì a fornire "precise indicazioni normative per il comportamento"; non hanno una valenza "intellettuale" ma "operativa"; non sono descrittive ma prescrittive.” Ma guarda chi si vede!
Naturalmente valgono i miei commenti fatti più sopra, con un’aggiunta: nell’ultimo Suo articolo, Le costava tanto togliere anche le virgolette? Le avesse tolte, direi solo che Lei non sa leggere una legge. Avendole lasciate, ed avendo in più avuto la sfortuna che nella ”lettera del dissenso” sia citato come sorgente l’Art.3 della L 225/92, lo stesso che cita Venieri , da Lei stesso citato in seguito, vorrei che nella sua prossima lettera spiegasse a quale testo si riferiscono le parole da Lei continuamente virgolettate, dalla lettera a Science in qua, cioè: fornire "precise indicazioni normative per il comportamento"; (che) non hanno una valenza "intellettuale" ma "operativa".

Attendo con interesse. Se invece di rispondere si limiterà ad insolentirmi di nuovo, sarò cattivissimo: lascerò che sia Lei a giudicare un giornalista che si merita dei commenti come quelli di Venieri ed i miei. Conoscendo il Suo rigore etico, sono certo che sarà molto più severo di me.

Con i miei migliori saluti,
Giacomo Cavallo,
Milano.



Ales64 02/ott/2014 | 15 :25

Grandi Rischi: perchè Salvadorini continua a fare ricostruzioni sbagliate?
Senta Salvadorini sinceramente più mi imbatto nei sui articoli e più mi viene da associarla a Gianni Lannes, ora completamente dedito alla caccia di complotti fantascientifici.
Comunque veniamo con ordine. Lei si chiede e chiede a Wolman “Perché quasi un’intera città si sentì rassicurata?” essendo questa la questione principale al di la del processo. Bella domanda, ma per trovare una risposta magari bisognerà ammettere che a l’Aquila non si sono mai tanto preoccupati del terremoto se non sotto l’effetto di alcune scosse o in occasione dello sciame sismico del 2009 e questo è facilmente riscontrabile nelle non adottate misure di prevenzione sismica, come nei permessi a costruire rilasciati dal Comune senza avvenuto deposito al Genio Civile (quindi senza verifica sismica), o nell’aver fatto costruire un intero quartiere come Pettino sopra una nota faglia attiva, fino a votare in Consiglio Comunale la proposta di declassificazione sismica della propria città.
Questo magari Wolman non lo sa. Inoltre quello che si contesta, che una intera comunità scientifica di sismologi contesta, è proprio il fatto che le rassicurazioni durante lo sciame sismico e dopo la riunione della cosiddetta Commissione Grandi Rischi sicuramente non sono provenute né dal mondo scientifico (quello dei sismologi non quello dei vulcanologi o dei genetisti) e né da tale Commissione, la quale per legge, non comunica con i cittadini. Tra l’altro quella, sempre per legge, non era neanche la Commissione Grandi Rischi.
Veniamo adesso all’intervento di Bertolaso. Sorvolando sulle migliaia di scosse avvertite dalla popolazione aquilana (non le sembra di aver un tantino esagerato?) lei afferma che Wolman fa confusione sulle intercettazioni in quanto la frase di Bertolaso “Queste cose non si dicono nemmeno sotto tortura” sono riconducibili alla seconda intercettazione (quella tra Bertolaso e Boschi) avvenuta dopo il terremoto. Ma come le viene in mente? La frase comincia con Daniela ed è noto, a meno di clamorose smentite, che Boschi è un uomo dal nome Enzo. Infatti tale frase è nella prima intercettazione tra Guido Bertolaso e Daniela Stati (che non è un dirigente locale della protezione civile ma l’Assessore Regionale alla Protezione Civile) ed è pronunciata a seguito dell’intenzione demenziale di diramare un comunicato stampa dove si avvisava che “non si prevedono scosse di nessuna entità”.
Allora chi è che fa confusione lei o Wolman?
Veniamo alla operazione mediatica. Lei ancora una volta dimostra di capire ben poco in materia di comunicazione in tempo di crisi. L’operazione mediatica altro non è che comunicare ai cittadini attraverso i media. Tale intervento si rende necessario quando si crea allarmismo, panico e pericolo per la pubblica incolumità (per questo esiste il reato di procurato allarme), come era avvenuto all’Aquila grazie a Giuliani e ad altri che spacciandosi per volontari di protezione civile annunciavano da un furgoncino rosso imminenti scosse (i quotidiani locali riportano di tali episodi). Per tanto Bertolaso usa tale termine rivolgendosi ad una persona ignorante in materia (per sua stessa ammissione al Processo) come l’Assessore alla Protezione Civile Daniela Stati, per fargli capire con parole semplici quali erano le intenzioni della riunione e cioè far parlare gli esperti in modo tale da tranquillizzare la popolazione che si sentiva martellata da notizie a volte allarmanti (Giuliani e gli sciacalli spacciatisi per volontari di protezione civile) e a volte tranquillizzanti (Regione Abruzzo con dichiarazioni dei suoi funzionari ai media o con il tentativo di diramare il demenziale comunicato stampa), cioè bisognava riportare ordine nella comunicazione facendo parlare gli esperti. Questo tipo di intervento è già indicato nel 1999 in un volume l’ABC della Protezione Civile distribuito a tutti gli Enti Territoriali (sarebbe opportuno che si procurasse anche lei una copia).
Infatti interrogato Bertolaso al Processo in merito, ha chiarito cosa si intende per operazione mediatica e quindi il PM Picuti ha deciso di non procedere nei suoi confronti. A questo punto cade il fantomatico mandante delle fantomatiche sciocchezze dette dai sette condannati in quella fantomatica Commissione Grandi Rischi. Rimangono comunque le frasi aggiunte sullo scarico di energia che non trovano collegamento con nessuna dichiarazione ufficiale e non, fatta sia dai componenti scientifici di quella riunione che da altri scienziati. Tale legenda ha radici lontane e il Sindaco Cialente al Processo dichiara che a l’Aquila da tempo sentiva di questa storia dello scarico di energia e posso confermarle anche io che l’ho sentita già da prima del terremoto e non da scienziati.
Il fatto che gli scienziati si dovevano preoccupare di smentire quello che è una legenda metropolitana, durante lo sciame sismico, equivale a dire (dato che uno sciame non cambia di molto la probabilità di un evento sismico distruttivo ai fini di poter fuggire dagli edifici) che gli scienziati dovrebbero ogni giorno, costantemente, smentire le innumerevoli sciocchezze che soprattutto voi giornalisti scrivete in merito a tale argomento, comprese, ad esempio, quelle numerose riportate nei suoi articoli.
Capisce che così non potrebbero più lavorare.
Veniamo alla conferenza stampa di cui manca l’audio, però guarda caso nel Programma Presa Diretta (quello che ha intervistato tutti, come il geologo Moretti poi smentito dalle sue stesse dichiarazioni rintracciate sui media prima del terremoto, tranne che i sismologi) viene riportato uno stralcio sullo scarico di energia e questa lei la chiama indagine giornalistica? Semplicemente ridicolo. Ma come mai Presa Diretta non ha riportato l’intera discussione? Perchè solo quello stralcio di cui non si capisce il prosieguo?
I media in tale vicenda hanno avuto un peso determinante.
Passiamo ora all'equivoco sulla Commissione. Anche qui lei scrive cose assurde inerenti i compiti assegnati per legge alla Commissione. Posso giustificare che magari lei possa leggere o interpretare male una legge però, anche se non è un esperto del campo, almeno un po’ di logica la potrebbe usare.
Dove è scritto che tra i compiti c’è quello di comunicare con il pubblico? Il Dpcm n. 1250 del 3 aprile 2006, allora in vigore, assegnava tali compiti: art. 3 comma 1 “La Commissione, incaricata di rendere al Dipartimento della protezione civile pareri e proposte di carattere tecnico-scientifico in relazione alle problematiche relative ai settori di rischio indicati all'art. 1”. E comunque quella per legge non era neanche la Commissione Grandi Rischi in quanto dei dieci componenti minimi (art. 3 comma 6) solo quattro erano presenti.
Non mi dilungo sulle altre innumerevoli imprecisioni e inesattezze riportate nel suo articolo, in quanto mi richiederebbe troppo tempo, per venire al punto della controlettera a Napolitano.
Ma si rende conto chi sono quelli che lei chiama scienziati e quindi esperti di sismologia? Fanno parte del "famoso" International Seismic Safety Organization (ISSO) – Headquarters: Studio legale Avv. Wania Della Vigna, Viale San Francesco,12, I-64031 Arsita (TE), Italy.
Cioè tale “prestigiosa” Organizzazione ha sede presso lo studio legale dell’Avv. Wania Della Vigna da Arsita (per chi non lo sapesse è un piccolo paese nella provincia di Teramo), cioè presso un legale di parte civile al Processo.

Salvadorini e lei con tali argomentazioni sostiene che la ricostruzione statunitense è sbagliata?

Alessandro Venieri un geologo che nel 2007, in un Convegno Nazionale del GNGDTS (Gruppo Nazionale di Geofisica della Terra Solida) a Roma, mise in evidenza, tra le tante cose, l’assurdità di aver fatto costruire un quartiere come Pettino a l’Aquila sopra una nota faglia attiva.

Per scrivere un commento è necessario registrarsi oppure accedere con Twitter o Facebook: Loggati - Registrati

Dalla nostra HomePage
Csm, una riforma fatta in fretta. Per il referendum?

Revisione del regolamento approvata a marce forzate. Si vuole dare a Renzi un'arma da campagna elettorale? Magistratura indipendente attacca Legnini: «Norme fantasy» e «dibattito poco democratico».

prev
next