Il traffico di organi e mutilati che arricchisce l'Isis

Trapianti di reni. Commercio di parti umane e di neonati. È l'ultimo business dello Stato islamico coi profughi siriani. Tra medici ricattati e maxi profitti.

di

|

30 Dicembre 2015

Schiave, neonati e anche organi: le forme più abiette del trafficking proliferano, soprattutto alla frontiera tra Turchia, Siria e Iraq dove dal 2011 milioni di civili scappano dalla guerra.
Milioni di loro sono costretti a fermarsi nei campi profughi turchi.
Altri milioni, con più disponibilità economiche o vendendo parti del corpo, attraversano l’Egeo e i Balcani verso il Nord Europa.
IL BUSINESS DELLA TRATTA. Come dimostrano gli ultimi documenti scoperti sull’Isis e le indagini dell’anti-terrorismo, dal Nord Africa alle rotte euro-asiatiche anche il Califfato ingrassa sulle lucrosissime tratte di esseri umani.
Collegandosi alle reti mafiose internazionali: i migranti sono usati dall’Isis in larga parte come fonte per maxi introiti, e all’evenienza come viatico per infiltrare l’Europa di jihadisti sfuggendo ai controlli.
EROINA, ARMI E ORGANI. Anche Lettera43.it ha avuto notizia da fonti curde del passaggio illegale di organi, in atto da anni, al solito confine colabrodo con la Turchia, attraversato regolarmente dall'eroina afghana, da autocisterne di petrolio e da casse di resti archeologici.
Adesso il personale sanitario conferma il commercio di parti umane e bambini appena nati: l’Associazione dei medici siriani ha tolto la licenza a cinque (ex) membri coinvolti in questo tipo di reato.
Un do ut des tragico e disperato che, secondo diversi report, cresce con il flusso dei profughi.
 

  • Una profuga siriana con il figlio (Getty).

Turchia e Libano gli hub del mercato nero di cliniche e intermediari

Le contrattazioni avvengono anche via internet, come per i “pacchetti” viaggio.
I donatori si dicono pronti a «dare un rene per arrivare in Europa» o per far partire la famiglia, in cambio di poche migliaia di dollari.
Un giro diffuso al punto di apparire su Facebook e Twitter, alcuni profughi sarebbero anche obbligati dalle mafie a vendere gli organi per ripagarsi il viaggio e la Turchia sarebbe uno dei centri più attivi di questo trafficking: un hub per gli intermediari e i passaggi di denaro tra donatori e trafficanti.
Ma il giro è grande anche in Libano, stando alle testimonianze raccolte dal giornale tedesco der Spiegel.
MEDICI SOTTO RICATTO. Tra circa 4,3 milioni di profughi registrati dall’Onu, il ministero della Salute siriano stima che in quattro anni di guerra almeno 18 mila siriani siano andati sotto i ferri per farsi prelevare organi.
E nonostante ciò, ha riportato il quotidiano israeliano Haaretz, solo pochi trafficanti vengono fermati o arrestati.
Le condizioni dei medici siriani sono particolarmente difficili: non a caso c’è un esodo di massa tra il personale sanitario, molti di loro sono richiedenti asilo, combattuti tra l’imperativo di curare i civili sotto le bombe e la volontà di sfuggire al ricatto dell’Isis.
 

  • Un siriano dopo l'operazione per l'espianto.


Gli ospedali di Raqqa e Mosul hanno continuato a funzionare: il Califfato ha cambiato i vertici e costringe il personale a lavorare - anche violando l’etica e gli standard professionali -, pena la confisca di tutti i beni di loro proprietà.
Alcuni specialisti di Mosul, roccaforte irachena dell’Isis, denunciano strani movimenti nelle strutture ex sanitarie: i chirurghi locali sarebbero stati separati dagli stranieri, i feriti e i prigionieri sarebbero portati negli ospedali e operati rapidamente per rivendere gli organi a cliniche estere, attraverso le reti criminali e mafiose.
PROFITTI DEL 100%. I profitti sono grandi.
I donatori prendono dai 1.000 ai 7 mila dollari per un rene o un polmone, ma gli intermediari guadagnano 100 volte tanto: per un trapianto i pazienti pagano fino a 100 mila dollari in nero. In Turchia le autorità hanno arrestato ed estradato un israeliano, già indagato in Kosovo e Azerbaijan, che tentava di convincere i profughi a farsi operare.
Il rapporto Ue del 2015 sul Traffico di organi cita «seri e recenti report, ancora non confermati» su questo tipo di commercio tra i rifugiati siriani verso i «mercati neri libanesi e turchi».

I network criminali operano in Africa e dall'Afghanistan ai Balcani

In Siria, anche nelle zone controllate dai ribelli o dal regime, gli stipendi dei sanitari sono inesistenti o talmente bassi da spingere i cinici e i disonesti ad arrotondare con il traffico di organi ed esseri umani.
Anche dei funzionari alle dogane e militari corrotti sarebbero coinvolti nel malaffare, al pari dei molti gruppi criminali che ormai vivono di rapine, sequestri e di ogni commercio illecito.
Nei sobborghi di Damasco un gruppo di miliziani islamisti ha fucilato 17 soldati dell’esercito regolare, accusati di rivendere organi.
UNO STATO CRIMINALE. Non è insomma prerogativa dei jihadisti arricchirsi dal trafficking, anche se il Califfato è sicuramente il gruppo islamico più organizzato che si è inserito nel giro e che accumula maggiori business.
La tratta di esseri umani dall’Asia all’Europa si snoda lungo la vecchia e consolidata rotta della droga, delle armi e anche dei migranti che collega l’Afghanistan ai Balcani.
Il flusso - anche dall’Africa centrale al Mediterraneo, attraverso il Sahel - è da anni in mano alle reti criminali sovranazionali che abbondano di manovalanza.
 

  • Bambini rifugiati in Libano dalla Siria e dall'Iraq (Getty).


Altra “merce” preziosa sono le prigioniere rivendute dall’Isis come schiave a uomini disposti a pagare anche 20 mila dollari a donna: la tratta di cosiddette prostitute e anche di minori.
Starebbe prendendo piede il commercio di neonati, bambini che spesso le famiglie siriane non possono più mantenere.
Ma alle donne i figli verrebbero sottratti ancora nell'utero, con la forza o comunque senza la volontà loro o dei famigliari.
Dagli ospedali siriani, le pazienti incinte sarebbero convinte ad andare a partorire in luoghi più sicuri in Libano.
DESAPARECIDOS DI SIRIA. Lì i bambini gli verrebbero subito tolti e consegnati ai genitori adottivi, in altri casi i neonati dei desaparecidos siriani sarebbero addirittura svuotati dei loro organi.
Per i trafficanti, un giro di migliaia di dollari a neonato. Alcune madri derubate sarebbero prigioniere stuprate o costrette a prostituirsi.
Dai dati dell’Alto commissariato dell’Onu per i diritti umani (Unhcr), più di 25 mila mila tra donne e bambini sono stati imprigionati, abusati e venduti dall’Isis.
 

Twitter @BarbaraCiolli

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Canoi 30/dic/2015 | 13 :10

Chi esegue gli espianti e chi esegue i trapianti. Mi pare che state esagerando. Espiantare un organo non basta, bisogna conservarlo e trasportarlo fino a destinazione cioè un Paese ove questi organi sono richiesti quindi Europa, neanche tutta, e USA. Ma da noi un mercato di quel genere non esiste, men che meno in Francia e in Germania. Negli USA? forse ma quanti sono: 10-30 "pezzi" all'anno Insomma la sparate troppo grossa così che non vi credo neppure la dove non esagerate.

Per scrivere un commento è necessario registrarsi oppure accedere con Twitter o Facebook: Loggati - Registrati

Dalla nostra HomePage
Isis, l'evoluzione della propaganda anti-Turchia

Nel 2016 sono tre gli attentati attribuiti da Ankara al Califfato. Che però nega. Pur definendo Erdogan un «apostata». E paragonando Istanbul al Vaticano.

prev
next