Ilva, Fabio Riva fugge a Miami

Asilo all'estero per il figlio del patron Emilio.

28 Novembre 2012

Panoramica dello stabilimento Ilva di Taranto.

(© Ansa) Panoramica dello stabilimento Ilva di Taranto.

Ha lasciato l'Italia giusto in tempo, forse avvisato da qualche amico che l'inchiesta della procura di Taranto avrebbe portato a lui.
E così, uno dei figli del patron dell'Ilva, Fabio Riva, è scomparso nel nulla da due settimane, nonostante la guardia di finanza lo abbia cercato ovunque.
L'uomo, ormai noto ai più per aver definito, in una telefonata, poi intercettata,  una «minchiata» «un paio di tumori in più all'anno», causati dall'inquinamento velenoso della sua azienda, potrebbe essere fuggito a Miami.
Come racconta La Repubblica, Riva, secondo qualificate fonti investigative, potrebbe essere però ancora indeciso sulla sua meta definitiva. In dubbio tra la Repubblica Dominicana, Stato in cui non è prevista l’estradizione per il reato di associazione per delinquere di cui è accusato o un Paese dell’Unione Europea, come auspicherebbero i suoi avvocati.
CONTI IN LUSSEMBURGO E NELLA MANICA. Ma per Riva si tratta solo di scegliere, perchè, secondo la finanza, non ha problemi di disponibilità economica, grazie ai conti anche all'estero della famiglia.
Sono state individuate, infatti, nel Lussemburgo e nelle isole del Canale della Manica (Jersey e Guernsey) le due piazze finanziarie off-shore contenenti la maggior parte dei fondi trasferiti fuori dall'Italia dai Riva.
E inoltre con il padre Emilio e il fratello Nicola detenuti, è il solo che, in questo momento, può accedere liberamente ai conti della holding, la Riva F.I.R.E. Spa, di cui è vicepresidente.
CLINI FIRMÒ UN DOCUMENTO PRO ILVA. Intanto proseguono le indagini sull'Ilva che mirano a portare alla luce i retroscena che hanno consentito, in 17 anni, di massimizzare i profitti dell'azienda (leggi qui l'intervista a Roberto Nistri). Basti pensare che 2 miliardi e mezzo di euro sono stati gli utili tra il 2008 e il 2011.
Il 27 novembre sono state acquisite a Bari e a Roma i documenti relativi all’Autorizzazione Integrata Ambientale del 4 agosto 2011 con cui il ministero dell’Ambiente del governo Berlusconi permise all'Ilva di continuare l'attività, nonostante il rischio di inquinamento.
Il documento fu firmato anche dal ministro Stefania Prestigiacomo e dall’allora direttore generale del dicastero, Corrado Clini, oggi ministro dell'Ambiente.
SOTTO SCACCO IL MINISTERO. E in una informativa al gip Patrizia Todisco, la Procura di Taranto scrive: «Dalle intercettazioni emerge come anche al livello ministeriale fervevano i contatti non proprio istituzionali per ammorbidire alcuni componenti della Commissione incaricata di istruire l’Aia 2011. Il fatto che la Commissione debba essere pilotata e che comunque sia stata in qualche modo avvicinata, si rileva anche da una conversazione in cui l’avvocato Perli di Milano, legale esterno dell’Ilva, aggiorna Fabio Riva dei rapporti avuti con l’avvocato Luigi Pelaggi (capo dipartimento del Ministero dell’Ambiente). Da quanto riferisce Perli, si rileva che Pelaggi abbia dato precise disposizioni all’ingegner Dario Ticali, presidente della Commissione, su come procedere».
Infine, l'inchiesta sull'acciaieria più grande d'Europa si allarga a macchia d'olio e rivela nuovi inquientanti retroscena. Oltre ai sette arresti praticati nei giorni scorsi, che hanno portato alla chiusura dello stabilimento, il 27 novembre sono stati iscritti nel registro degli indagati cinque persone.
Tra questi figurano i nomi di don Marco Gerardo, il sindaco di Taranto Ippazio Stefano e un ispettore della Digos. E il vaso di Pandora è appena stato scoperchiato.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

caeranos 28/nov/2012 | 13 :03

Parentopoli.
Riva non è il cognato dell'ex presidente del consiglio DINI ? cerco conferma....grazie!

Alessandromagno 28/nov/2012 | 12 :26

Mah . . . non era ai domiciliari ?
Mi piacerebbe che qualcuno mi spiegasse come funzionano ( o non ) questi arresti domiciliari e chi dovrebbe vigilare ! C'è qualcuno in rete che può risponderci ?

Per scrivere un commento è necessario registrarsi oppure accedere con Twitter o Facebook: Loggati - Registrati

Dalla nostra HomePage
Greco, un indipendente che piace al potere

Greco è il nuovo capo della procura milanese. Estraneo alle logiche correntizie, assicura continuità con Bruti Liberati. E accontenta (quasi) tutti. Renzi incluso.

prev
next