MALAVITA

La camorra diversifica il business

Dai cantieri alle sale Bingo. Dai parchi eolici ai francobolli falsi. Fino al restauro. Con la crisi il marketing criminale si fa più ingegnoso. E riscopre vecchi affari.

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13 Settembre 2013

Su richiesta del governo di Enrico Letta, sono in corso agli Scavi archeologici di Pompei ispezioni antimafia per accertare che i clan della camorra non siano riusciti a infiltrarsi negli appalti per i lavori di restauro finanziati dall’Unione europea con 105 milioni di euro. I cantieri, il personale, gli automezzi sono stati sottoposti ai raggi X dagli uomini delle forze dell’ordine per capire se la documentazione sia o no in piena regola.
ALLARME ALTO. Il livello di allarme resta alto: si sa che le organizzazioni criminali puntano a diversificare i loro business e a mettere le mani su comparti finora mai trattati come i Beni culturali, il recupero archeologico, la tutela, il restauro e tutto quanto sia sostenuto e finanziato dalle appetitose casse di Bruxelles.
Pompei, per la camorra, è un’occasione d’oro. Come da non perdere sono gli altri appalti targati Europa.
Si sussurra che ogni clan stia preparando all’estero (a proprie spese) giovani super-manager fidati e in grado di districarsi nel labirinto delle gare europee e delle assegnazioni di fondi. «Chi è boss», spiega un inquirente, «insegue i soldi, non può mai restarne lontano».
SANATORIE A FAVORE DEI FURBI. Non può, per esempio, non occuparsi della delibera con cui il Comune di Napoli ha deciso di rivedere le graduatorie degli occupanti le migliaia di case pubbliche finite in mano agli affiliati di camorra.
Si sussurra di una sanatoria a favore dei furbi che, bypassando le graduatorie degli assegnatari, si sono impadroniti con la forza degli appartamenti. Il perdono del Comune, oltre che ingiusto, suonerebbe per molti come un trionfo per i clan che per decenni hanno decretato a suon di minacce chi dovesse entrare in quelle case e chi no.
Osservano in molti: «Sarebbe come riconoscere alla camorra il ruolo di Immobiliare che nei fatti ha svolto ma che nessuno ha mai autorizzato». Il sindaco Luigi de Magistris ha smentito con forza l’ipotesi di sanatoria, però la tensione resta alta.
BUSINESS FUORILEGGE. Restauri, appalti, case in affitto: il carnet del business fuorilegge - al di là dei classici droga, rifiuti, racket, prostituzione - sta diventando con la crisi sempre più fantasioso e imprevedibile. Si inventano nuovi “impegni” criminali, ma si riesumano anche antiche passioni truffaldine.
«Marlboro, chi fuma?», urlavano le femmine dei vicoli sulle bancarelle negli Anni ’70 e ‘80: quasi mezzo secolo più tardi, le sigarette di contrabbando sono ricomparse in molti quartieri del centro antico. Costano un euro e mezzo in meno che dal tabaccaio, sono prodotte in Ucraina e Polonia, a gestirne i traffici sono i “nipotini” dei vecchi boss (Licciardi, Mazzarella, Giuliano) abituati a fuggire per mare a bordo dei potenti scafi blu e a ispirare i film con Mario Merola. Sono cambiate le rotte, le facce, i metodi ma il gergo contrabbandiero resta quello dell’epoca d’oro: le casse con la merce sono «le mozzarelle». Il denaro si chiama «documenti». Gli inquirenti hanno accertato che i convogli tri-settimanali che partono da Varsavia destinazione Napoli trasportano almeno 1000 casse di sigarette per volta.
Il valore: 1 milione e mezzo di euro. Il contrabbando è solo una delle vecchie-nuove frontiere della camorra, che sta re-impegnando uomini e capitali anche nella contraffazione e nella pirateria commerciale. Ma in forme inedite.

Dalle sale Bingo ai francobolli falsi, la fantasia criminale non ha confini

Secondo Giovanni Fava, presidente della commissione parlamentare che si occupa del problema, «ora la criminalità si è impadronita del comparto dalla produzione fino al consumo, mescolandosi al mercato legale fino a imporre a esso i propri prodotti contraffatti che riempiono impuniti gli scaffali autorizzati».
CONTRAFFAZIONI ALIMENTARI. A proposito di contraffazioni, resta viva l’impressione suscitata dal cablogramma con cui il console Usa a Napoli Patrick Trhun nel giugno 2008 avvertì preoccupato che «la camorra a Napoli fa affari importando a basso costo mele cariche di pesticidi dalla Moldova e sale dal Marocco infestato dall’escherichia coli e impone l’acquisto e il consumo di pane cotto con materiali tossici».
Dal 2008 a oggi le cose appaiono peggiorate. E di molto. Per convincersene, basta leggere quel che dice Davide Imberbe, 35 anni, imprenditore sotto scorta perché non ha voluto piegarsi ai diktat di camorra. Imberbe, titolare di una catena di supermercati che fattura 20 milioni all’anno, a un ufficiale dei carabinieri ha raccontato: «La camorra siamo noi, tutti i giorni, senza accorgercene, finanziamo i clan. Il latte che beviamo da neonati, il pane e la pasta con cui ci nutriamo da adulti, la tazzina di caffè che beviamo contenti. La camorra ci vende di tutto. Perfino quando moriamo, la bara e i funerali sono un suo monopolio».
BOSS PIÙ FORTI DEL MERCATO. Imberbe ha fatto i nomi. E i cognomi. Ha spiegato chi sono i boss che contano nel settore e i criteri con cui stabiliscono che il pane vada venduto a due o a tre euro al chilo e oltre. «La centrale è ad Afragola. I boss sono più forti delle leggi di mercato», ha raccontato, «e per chi non compra il pane consigliato sono guai e mazzate».
«I clan controllano», secondo Imberbe, «anche i 1200 forni legali attivi tra Napoli e provincia nonché i 2000 forni clandestini». Per Francesco Borrelli, leader dei Verdi a Napoli, il traffico di pane illegale «garantisce alle bande incassi comparabili solo allo spaccio di droga».
Al traffico locale va infatti aggiunto quello collegato ai Paesi dell’Est, alle centinaia di forni rumeni e bulgari, dove si produce un pane di qualità zeta che arriva zigzagando per mezza Europa fino alle tavole ignare delle famiglie italiane.
MARKETING CAMORRISTA. Ma la fantasia criminale non sembra aver confini. Dalle sale Bingo alle scommesse on line, dall’eolico alle bonifiche ambientali fino alla tassa sui condomini, sulle liste di attesa dal medico, sulle vincite al Lotto: il marketing camorrista non conosce pudore.
In fortissima espansione appare, secondo gli inquirenti, anche il traffico di francobolli falsi. La polizia postale di Napoli ha accertato numerosi episodi truffaldini in cui non è mancato il coinvolgimento dei negozianti autorizzati. In espansione è anche l’infiltrazione dei boss nel mondo del calcio minore: ci si impadronisce delle squadre di serie D e di eccellenza per accattivarsi le simpatie del pubblico e gestirne poi le opinioni a piacimento.
Uno stadio da costruire, le infrastrutture da realizzare, i mille favori da contraccambiare: il gioco vale - sempre - la candela. Dalla Nocerina alla Paganese, dalla Mondragonese all’Albanova (di cui erano tifosissimi i boss casalesi), il football di Lega pro è costellato di presenze criminali o para-criminali spesso sfociate in candidature politiche dagli esiti controversi ma dalla fede calcistica super-blindata. O quasi.

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