Le trame di Fini e Checchino contro la Meloni

Alleanze con Storace e Alemanno. Appoggio al nuovo Msi. L'acquisto di Belsito. E la figura chiave di Checchino, suo segretario storico. Così Fini trama contro Meloni.

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05 Febbraio 2016

Altri tempi: Fini con Urso, La Russa, Gasparri e Ronchi

Altri tempi: Fini con Urso, La Russa, Gasparri e Ronchi

Fratelli coltelli. O meglio, fascisti coltelli.
La lotta fratricida e senza esclusione di colpi tra gli eredi del Msi di Giorgio Almirante e l'Alleanza Nazionale di Gianfranco Fini continua. Non c'è un attimo di pace. Se l'anno scorso la vittoria di Giorgia Meloni e Fratelli D'Italia al congresso della Fondazione aennina aveva posto, per il momento, la parola fine agli screzi, ora le prossime elezioni comunali di Roma hanno riacceso il calderone dei veleni.
IL TESORO DI ALLEANZA NAZIONALE E DI ALMIRANTE. Di mezzo c'è quel poco di consenso elettorale rimasto, i simboli dei partiti nati sulle ceneri del fascismo, ma soprattuto i soldi e gli immobili del patrimonio di Almirante e della fondazione: un tesoro di quasi 200 milioni di euro. Nei viali della Capitale si parla di un Fini in grande movimento per cercare di ostacolare insieme con Gianni Alemanno e Francesco Storace, l'avanzata della Meloni, ormai alleata della Lega Nord di Matteo Salvini, stretta in quel groviglio nero-verde che vede come punto di riferimento in Europa la leader del Front National Marine Le Pen.
IL RITORNO DI CHECCHINO, SEGRETARIO DI FINI. Va letta in questa chiave, quindi, la rinascita del neo Movimento Sociale-Destra Nazionale, il partito delle camicie brune rifondato anni fa da Gaetano Saya e ora in mano alla moglie Maria Antonietta Cannizzaro e soprattutto a Francesco Proietti Cosimini, detto «Checchino».
Chi è Checchino? È stato per anni il segretario e resta ancora adesso grande amico personale proprio di Fini. Solo un caso? Si direbbe di no, visto che nella nuova sigla, con Checchino, sono riapparsi diversi ex dirigenti locali finiani di Futuro e Libertà
Il pezzo pregiato della campagna aquisti, se così si può dire, è stato Francesco Belsito, ex tesoriere del Carroccio di Umberto Bossi, diventato poche settimane fa il nuovo segretario amministrativo. Il nome di Belsito non è un nome ingombrante solo nella Lega Nord, ma anche in quel mondo delle destre radicali italiane.
LE INDAGINI SULLA LEGA NORD E IL LEGAME CON GUAGLIANONE. 'Tombolotto', come veniva chiamato dagli amici leghisti, è infatti un amico di Lino Guaglianone, l'ex Nar, spesso candidato con An e Ignazio La Russa in Lombardia, tra i titolari dello studio commerciale Mgm di via Durini, finito nelle carte dell''inchiesta sul Carroccio, tra le indagini sul socio Bruno Mafrici, le presunte connessione con la 'Ndrangheta calabrese e i diamanti.
Insomma il nome di Belsito rimbomba a destra come nella sede del Carrocccio in via Bellerio a Milano.
Tutte coincidenze? Voci bene informate parlano di una operazione organizzata dall'ex presidente della Camera per sparigliare il tavolo della destra e mettere in difficoltà e discussione l'egemonia di Giorgia Meloni e Fratelli d'Italia.
Non a caso, a Roma, Checchino, esattamente come i finiani e gli alemanniani di Azione Nazionale (altra sigla con l'acronimo An ed il simbolo simile a quello del vecchio partito) hanno già detto di sostenere la candidatura a sindaco di Roma di Storace e del suo partito (oramai presente solo nel Lazio) La Destra.
I MANIFESTI CHE CIRCOLANO GIÀ A ROMA. E i problemi sono anche qui all'ordine del giorno. Perché i manifesti dei neo missini sono ricominciati a circolare per Roma. Pronta la reazione della Fondazione An. «Sono apparsi in questi giorni a Roma manifesti riportanti abusivamente il simbolo del Movimento Sociale Italiano (la fiamma tricolore con l’acronimo Msi). Contestualmente notizie di stampa riferivano l’intento di utilizzare tale simbolo da parte di un nascente partito politico, con riferimenti sia a una sede sia a persone fisiche in guisa tale da trarre in inganno i cittadini.
Al riguardo la Fondazione Alleanza Nazionale informa di essere incontestabilmente «l’unica legittima detentrice di tale simbolo e pertanto che agirà in giudizio ove perdurasse l’indebito uso dello stesso da parte di chiunque».
UN MASSONE E UNA COMMESSA IN UN NEGOZIO. La storia del nuovo Msi è lunga e controversa. Saya (ex poliziotto e massone dichiarato) e la consorte Cannizzaro (ex commessa in un negozio di scarpe) diversi anni fa riuscirono a depositare privatamente il marchio del Msi-Dn all'ufficio dei brevetti commerciali di Milano. Non si sono mai presentati alle elezioni e gli è sempre stato inibito l'utilizzo del simbolo. Ma, nonostante questo, sono sempre riusciti, carpendo la buona fede dei vecchi missini, a raccogliere fino d un migliaio di iscritti e a fare qualche comparsata mediatica.
Peraltro, sono stati poi denunciati, inquisiti e condannati per avere annunciato la nascita di un corpo paramilitare e l'organizzazione di ronde, con tanto di divise nazistoidi e l'improprio uso di palette, tessere e distintivo tipo polizia: Saya ha ricevuto 11 mesi di condanna per apologia del fascismo. 
LA MELONI CON ROMAGNOLI E VENEZIANI. Non a caso la Meloni ha convocato da tempo, insieme con il giornalista Marcello Veneziani, un congresso costituente aperto, e si è ufficialmente alleata, per difendersi le spalle e i confini destri del suo partito, con la Destra Sociale di Luca Romagnoli (ex europarlamentare e segretario della Fiamma Tricolore) e del 'barone nero' Roberto Jonghi Lavarini che descrive il nuovo Msi-Dn: «Al netto di qualche camerata in buona fede, si tratta di una truffa politica e di una tragicomica pagliacciata. Il solo pensare ai volti di Belsito e Saya accanto alla nostra gloriosa fiamma, ed alla storia che essa rappresenta, mi fa vomitare».

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