Libia, l'Italia prepara i raid contro l'Isis

Roma prepara i raid con gli Usa. Per non restare indietro rispetto a Parigi e Londra. Tobruk però nega la fiducia al governo Sarraj: il nodo sono i poteri militari di Khalifa Haftar.

25 Gennaio 2016

L'Isis è presente in Libia da circa un anno.

L'Isis è presente in Libia da circa un anno.

Il 29 gennaio avrebbe potuto essere il giorno dell'avvio del nuovo governo libico di Tobruk, la deadline oltre la quale sarebbe potuta partire l'offensiva militare. Ma il piano di Matteo Renzi dovrà attendere ancora qualche giorno. Per poter prendere qualsiasi iniziativa sul territorio, bisogna attendere la richiesta dell'esecutivo di Fayez Sarraj, così come prescrive l'Onu.
IL PARLAMENTO DI TOBRUK NEGA LA FIDUCIA. Il parlamento di Tobruk, però, lunedì 25 gennaio ha negato la fiducia al governo Sarraj. Hanno votato contro 89 membri su 104. Il premier libico designato ora ha una settimana di tempo per presentare un nuovo governo, secondo quanto riferito all'agenzia di stampa Ansa da fonti qualificate. Il nodo sarebbe l'articolo 8 dell'accordo politico siglato a dicembre 2015: il testo attribuisce al Consiglio di presidenza guidato da Sarraj le funzioni di Comandante supremo dell'esercito libico, un punto fortemente osteggiato dal generale Khalifa Haftar.
IL NODO DEI POTERI MILITARI DI KHALIFA HAFTAR. A stretto giro è arrivata la conferma di Lybia Channel: pur negando la fiducia, il parlamento di Tobruk ha approvato l'accordo politico di Skhirat, ma ha 'congelato' il sì del passaggio dei poteri militari dal generale Khalifa Haftar al premier Fayez al Sarraj. La Camera dei rappresentanti ha ratificato l'accordo di Skhirat, ma non ha dato il suo placet all'articolo 8 dell'intesa, con 97 voti contrari su 104.
AZIONI CONCORDATE CON USA. Per quanto riguarda il ruolo che l'Italia si appresta a giocare, fonti di Palazzo Chigi hanno comunque ribadito a la Repubblica quello che era già nell'aria da settimane, e che Lettera43.it aveva anticipato il 13 gennaio 2016. «Ogni azione degli americani è concordata con noi», hanno affermato dal governo italiano al quotidiano diretto da Mario Calabresi. Ogni azione militare sarà comunque eseguita di concerto con gli alleati, compresi Londra e Parigi, che tempo mordono il freno invocando un intervento con attacchi vi aerea, via mare e con qualche blitz mirato via terra.
L'Isis fa sempre più paura. Con i suoi 3.500 uomini sul territorio libico ha già sotto controllo il porto di Sirte (che i miliziani dello Stato islamico sono pronti a difendere dagli attacchi), ha attaccato i pozzi di petrolio di Ras Lanuf e al Sidra, e ora estende le sue mire all'oro nero e al gas di Sabratha, vicino a Tripoli, sede del grande impianto di Mellitah cogestito dall’Eni.
PARIGI (FORSE) HA GIÀ AVVIATO LE MANOVRE. Se Roma aspetta l'effettiva entrata in carica del governo di Tobruk, altri sembrano aver già rotto gli indugi, e c'è chi sostiene che alcuni degli ultimi raid anonimi condotti contro le postazioni dell'Isis in Libia abbiano regia francese.
Una cosa appare chiara: a prescindere da come andranno a finire le vicende interne libiche, a prescindere dalla tenuta dell'esecutivo di Sarraj, i raid ci saranno. E come aveva spiegato a Lettera43.it l’esperto di Libia dell’European council on Foreignrelations, Mattia Toaldo, «l'intervento è possibile ormai, sotto forma di raid contro il Califfato, anche senza il via libera del neonato governo di unità nazionale libico, se non riuscirà a insediarsi o a operare».
L'ITALIA RECLAMA UN RUOLO CENTRALE. Sulla Libia, l'Italia si gioca una grossa fetta del suo peso diplomatico internazionale. E se dagli Stati Uniti continuano ad arrivare rassicurazioni sul ruolo centrale attribuito a Roma nella soluzione della crisi, in Europa c'è chi cerca di mettere nell'angolo ed emarginare Roma. Che ormai non può più restare a guardare.

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