Libia, la mappa degli affiliati all'Isis

L'armata di jihadisti libici è composta soprattutto da stranieri. Il tunisino Chochane e un altro leader per anni nel Paese. Vertici a Sirte ma identità dubbie.

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11 Marzo 2016

Il capo dell'Isis di Sabrata Noureddine Chouchane, tunisino che ha vissuto a lungo in Italia.

(© Youtube) Il capo dell'Isis di Sabrata Noureddine Chouchane, tunisino che ha vissuto a lungo in Italia.

Tra i quadri dell’Isis in Libia che le intelligence occidentali ritengono morto nello strike Usa del 19 febbraio scorso su un campo d’addestramento nella periferia di Sabrata ci sarebbe anche il 36enne tunisino Noureddine Chouchane, ritenuto la mente delle stragi in Tunisia del 2015.
Un nome che interessa parecchio l’Italia, perché sembra che i quattro nostri connazionali rapiti si trovassero in un covo vicino ai quattro edifici colpiti e ne abbiano subito i contraccolpi. E perché, da ricostruzioni tunisine che trovano conferma nel nostro Paese, Chouchane ha vissuto tra Novara e Ancora, in periodi di clandestinità e con regolari permessi di soggiorno.
LA MOGLIE CON GLI ITALIANI? Alla moglie Madeeha Azima Mahmoud, sempre stando ad alcune fonti tunisine, apparterrebbe il corpo della donna vicino ai due italiani morti: un fatto difficile da accertare in mezzo alle turbolenze della zona.
Il percorso di Chouchane riflette quello di diversi jihadisti del Califfato che si sta allargando da Sirte, città natale del clan di Gheddafi, in Libia, e tra questi non è l’unico ad aver vissuto in Italia.

Molta manovalanza dal Sahel, ma i vertici sono davvero a Sirte?

(© Ansa)

La maggioranza di affiliati libici all’Isis è composta da stranieri, con esperienze di training in Medio Oriente dal 2003, spesso passati da al Qaeda in Iraq (poi Isi, infine Isis) di Abu Musab al Zarqawi.
Il flusso per trasformare in un distaccamento dell’Isis l’ex colonia italiana sul Mediterraneo starebbe aumentando consistentemente soprattutto attraverso la manovalanza jihadista fatta entrare dalle frontiere meridionali del Sahara: da fonti di Lettera43.it, il Mali si starebbe svuotando e in Libia starebbero rientrando in circolazione molti passaporti verdi falsicati dell’era di Gheddafi.
MIGLIAIA DI STRANIERI. Si parla di migliaia di ingressi stranieri, ma le informazioni sulle loro generalità (e soprattutto quelle sui quadri dell’Isis) vanno prese con cautela perché - inclusa la lista sui presunti 22 mila membri dell’Isis scoperta in Gran Bretagna - vengono filtrate dalle intelligence occidentali che al momento hanno interessi strategici crescenti in Medio Oriente e in Libia e litigano anche tra loro.
Un mese fa il super ricercato dagli Usa Abu Omar al Shishani, georgiano ceceno tra i massimi comandanti militari dell’Isis, veniva per esempio indicato a Sirte come neo-capo del Califfato in Libia: dalle ultime comunicazioni sarebbe invece ora morto, o più probabilmente rimasto ferito, in un raid aereo del Pentagono in Siria.
LE FRONTIERE APERTE. I corpi non si trovano mai, i morti hanno diversi pseudonimi e in generale c’è molta disinformazione su quello che accade nei due Paesi che si sollevarono nel 2011, non solo per le continue manipolazioni dei libici e dei siriani. Ci scrive una fonte da Tripoli che rischia la vita, «stavamo provando a fare del nostro meglio fino al 2014, quando altri Paesi hanno iniziato a intervenire».
Dalla Turchia è un via vai di aerei libici di linea verso Misurata e la capitale: sarebbero entrati anche «sospetti tunisini» bloccati dalla frontiera terrestre blindata dalle barriere e dall’esercito. Dallo scalo antagonista di Tobruk atterrerebbero altrettanti rinforzi e rifornimenti stranieri e i confini meridionali della Libia sono un colabrodo.

Al Najdi capo dell'Isis in Libia dopo al Anbari. Ma le identità sono incerte

(© Ansa)

Ad ogni modo, il nuovo leader del sedicente Stato islamico nell’ex regime di Gheddafi non sarebbe al Shishani ma Abdel Qader al Najdi, dal cognome probabilmente saudita. Per il resto non si hanno altre informazioni a parte quel poco estrapolato dalla sua intervista sulla rivista dell’Isis al Naba, nella quale si rilanciano le minacce di «conquistare Roma», specie adesso che «Francia, Gran Bretagna e Italia» sono «in prima fila» per la guerra in Libia.
Lo sconosciuto al Najdi sarebbe quindi il successore del califfo di Libia Abu Nabil al Anbari (tra i nomi di battaglia Abul Nabil al Qahtani), iracheno dell’al Anbar, a lungo militatante in al Qaeda in Iraq. Infine spedito nel 2014 dal califfo Abu Bakr al Baghdadi in Libia a stringere alleanze con le tribù locali ed espandersi in Nord Africa.
CHI È DAVVERO AL ANBARI? Anche sulle origini e il destino di al Anbari però c’è un’enorme confusione: il Pentagono lo ha dichiarato morto in un raid di due F-15 su Derna, il 13 novembre 2015, che dalle rivelazioni di Le Monde sarebbe in realtà stato subappaltato dagli Usa ai francesi, nella stessa data degli attentati di Parigi.
Ma dalla cittadina libica lo indicavano «non a Derna» in quel periodo, anche se poi l’Isis ha pubblicato un suo elogio funebre e l’intervista del nuovo investito. Quanto alla sua identità, in diverso l’hanno scambiata addirittura per quella del numero due dell’Isis Abu Ali al Anbari, ex comandante di Saddam Hussein, dal 2003 in al Qaeda in Iraq e indicato, come al Shishani, da fonti militari occidentali anche al New York Times, tra i quadri dell’Isis riparati in Libia nell’autunno 2015, per effetto dei raid russi in Siria.
NELLA BABELE DELL'ISIS. Curiosamente però fonti irachene davano lo stesso Ali al Anbari (che ha anche pseudonimi diversi da Abu Nabil al Anbari) colpito, e forse solo ferito, in un raid in Iraq il 12 novembre 2015: entrambi gli al Anbari sarebbero comunque due ex elementi del vecchio regime baathista di Saddam, all’epoca con contatti diretti con i Gheddafi.
Questa è la Babele, non solo libica. Negli ultimi proclami da Sirte, l’Isis ha egualmente attaccato sia il governo esiliato dei laici di Trobuk sia gli islamisti al potere a Tripoli, ed entrambe queste due principali fazioni si rinfacciano di portare l’Isis in Libia: i primi per le vecchie collusioni con i gheddafi, i secondi per le frange islamiche estremiste.
Intanto gli uomini veri del Califfato accerchiano, da Est e da Ovest, Tripoli.

Le cellule dell'Isis in Libia comandate da due jihadisti 'italiani': morti o vivi?

(© Ansa)

L’altro pezzo grosso dell’Isis identificato in Libia è appunto il tunisino che parla italiano Chouchane: fermato nel 2003 dagli Usa mentre stava per unirsi ad al Zarqawi in Iraq, è poi partito per la Siria nel 2011, e infine rientrato in Nord Africa per militare tra gli affiliati di al Qaeda nel Maghreb di Ansar al Sharia.
La moglie Madeeha Azima sarebbe appartenuta alla famiglia che comanda l’ala scissionista confluita nell’Isis, e che dalla Tunisia ha aperto campi d’addestramento a Sabrata con alcune centinaia di miliziani a Sabrata. Diplomato a Sousse, Chouchane sarebbe a capo anche degli attentati in Tunisia al Museo del Bardo e al resort di Sousse, rivendicati dall’Isis.
Ma neanche sulla sua morte c’è certezza: due F15 e droni Usa, decollati quest'ultimi forse dall’Italia, avrebbero sganciato bombe su alcuni edifici occupati dall’Isis, i libici dicono una fattoria, che dalle testimonianze dei due italiani superstici sembrerebbero stati vicini al loro.
UN RAID SBAGLIATO? Le coordinate dei raid non sono note: i libici parlano di corpi di tunisini, algerini, anche giordani rinvenuti nella zona, dove sarebbero stati trovati anche passaporti nigeriani e indonesiani, non si sa se veri o falsi.
Chochane non è stato ancora identificato e tra le vittime del bombardamento Usa si sono scoperti due diplomatici serbi ostaggi in Libia, per i quali il Pentagono si è scusato affermando che l’«area era stata monitorata per settimane e non si avevano indicazioni di civili».
Presto il numero iniziale delle vittime (alcune variabili decine) è raddoppiato e almeno altrettanti sfollati sarebbero in circolazione, sotto il tiro delle milizie.
GLI ISIS -LEAKS. Un altro tunisino vissuto a Milano, Moez Fezzani (nome di battagliaAbu Nassim), indagato per terrorismo, poi espulso, infine volato dalla Siria alla Libia, sarebbe tra i quadri di Ansar al Sharia finiti a Sabrata con Chochane, lui sopravvissuto e a piede libero però.
Dalla lista dei 20mila arruolati nell’Isis che un autoproclamato disertore ha consegnato all’emittente inglese Sky news, al vaglio ora dei servizi MI6 britannici e di altre intelligence, sono intanto già emersi almeno altri due aspiranti kamikaze dell’Isis, di origine nord-africana come Chochane, transitati in Italia: il marocchino Abu Rawaha al-Itali (vero nome Anas el Abboubi) e un tunisino identificato finora con il suo alias Abu Ishaq al-Tunisi.
Per i servizi segreti tedeschi gli Isis-leaks sono «autentici» ma «vecchi», del 2013.

 

Twitter @BarbaraCiolli

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