Maroni e la Lombardia delle moschee fai-da-te

La Consulta boccia la legge Maroni, che limitava i luoghi di culto islamici. Ma in regione ne esistono solo due di ufficiali. Così i fedeli si devono arrangiare.

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24 Febbraio 2016

Un altro schiaffo a Roberto Maroni: la cosiddetta legge anti-moschee varata dalla Regione Lombardia circa un anno fa è stata bocciata dalla Consulta.
Il testo contenente norme urbanistiche restrittive per la costruzione di nuovi luoghi di culto (dal divieto a campanili troppo alti a quello di architetture in conflitto con il panorama lombardo, fino al referendum tra gli abitanti) impugnato dal governo davanti alla Corte costituzionale viola, infatti, la Carta stessa che stabilisce l'uguaglianza dei cittadini e delle confessioni religiose.
«La sinistra esulta Allah Akbar», ha commentato provocatoriamente il governatore su Twitter.
 

 

A rincarare la dose ci ha pensato a ruota Matteo Salvini: «Consulta islamica, non italiana. È complice dell'immigrazione clandestina», ha dichiarato il leader della Lega Nord. Componendo un medley dei suoi migliori successi: la battaglia anti moschee e l'immigrazione clandestina. Anche se il trait d'union tra le due non è così evidente.

Lombardia, due moschee ufficiali per 420 mila fedeli

Davide Piccardo.

(© Manuel Carli) Davide Piccardo.

La battaglia anti-moschea è da sempre cavallo di battaglia delle destre e della Lega nord, a Milano e non solo.
Battaglia che è stata rilanciata dopo i fatti tragici di Parigi.
Ma la sindrome da accerchiamento e da «invasione islamica» è giustificata?
Non esattamente.
SEGRATE E BERGAMO. In Lombardia le moschee ufficiali, e cioè riconosciute come luoghi di culto, «sono due», conferma a Lettera43.it Davide Piccardo, coordinatore e portavoce del Caim, coordinamento associazioni islamiche di Milano e Monza e Brianza: «quella di Segrate e quella di Bergamo».
Con una precisazione: a Segrate si tratta in realtà «di una piccola cappella, legata all'area cimiteriale adiacente considerata luogo sacro».
Mentre i musulmani residenti in regione sono circa 420 mila. 
SI PREGA PRESSO LE ASSOCIAZIONI. In realtà gli edifici dove le comunità si ritrovano per pregare non sono vere moschee ma «centri islamici o associazioni culturali visto che la legge impedisce la realizzazione di luogi di culto», aggiunge  Reas Syed, coordinatore associazioni islamiche del capoluogo.
Insomma si tratta di «luoghi di culto informali».
A Milano e provincia questi centri sono una trentina, un centinaio in Lombardia su 800 a livello nazionale.

«Per garantire la sicurezza servono luoghi di culto ufficiali»

Reas Syed.

(© Manuel Carli) Reas Syed.

La decisione della Consulta potrebbe cambiare le cose e sbloccare la costruzione di una moschea a Milano.
Molto, va detto, dipenderà dalla nuova amministrazione.
I PALETTI DEL CENTRODESTRA. Il candidato di centrodestra Stefano Parisi ha già messo le mani avanti. «La moschea non è una priorità nell’agenda di Milano», dichiarava appena qualche giorno fa. Mentre la pentastellata Patrizia Bedori in un'intervista a Lettera43.it non ha escluso l'idea di moschee 'diffuse', per favorire e migliorare l'integrazione.
Syed frena: «La moschea non è certo un simbolo da piazzare ovunque, ma dove se ne avverte la necessità».
Anche sulla questione sicurezza, altro cavallo di battaglia del centrodestra, ha le idee chiare.
Il ragionamento è semplice: la mancanza di luoghi di culto ufficiali e riconosciuti diminuisce la possibilità di controllo da parte delle comunità.
COMUNITÀ CON LE MANI LEGATE. «La moschea è necessaria», insiste Syed, «non solo per fare sì che i musulmani abbiano un luogo 'bello' dove pregare, ma anche per garantire la sicurezza. Le comunità possono informare i fedeli e indirizzarli verso centri ufficiali solo se questi esistono. Al momento questo ci è negato».
Insomma è il solito cane che si morde la coda.
L'AFFONDO DELL'ASSESSORE. Con buona pace dell'assessore alla Sicurezza leghista Simona Bordonali che non ha intenzione di mollare la presa. 
«La Regione Lombardia, dopo la bocciatura della Consulta della cosiddetta legge 'anti moschee', si doterà comunque di una legge sulla costruzione dei nuovi luoghi di culto perché è una questione di sicurezza», ha commentato a caldo.
E ha puntato il dito contro il ministro dell'Interno Angelino Alfano: «Chiarisca la propria posizione», chiede Bardonali, «visto che il partito di cui è segretario (Ncd, ndr) ha votato questa legge, mentre il governo di cui fa parte l'ha impugnata».

Incostuzionalità della legge? «Un pasticcio di Maroni»

(© Ansa)

Va detto che la decisione della Consulta non è stata però una doccia fredda. Almeno non per l'opposzione al Pirellone.
«MARONI PASTICCIONE». «L'avevamo detto, Maroni è un pasticcione e fa leggi solo per motivi ideologici», ha commentato il segretario lombardo del Pd Alessandro Alfieri.
«La legge lombarda», ha ribadito Piccardo, «era un obbrobrio giuridico e rappresentava anche un caso di inciviltà e intolleranza inammissibile in Lombardia, dove vivono più di 400 mila musulmani considerati cittadini di serie B ed è grave l'utilizzo di istituzioni pubbliche per negare i diritti di una parte della comunità, e in modo evidente e sfacciato».
«HANNO INGANNATO I LOMBARDI». Sulla stessa lunghezza d'onda Syed. «La legge era anticostituzionale», spiega a Lettera43.it. «Semplice propaganda. Per questo chi l'ha firmata ingannando per oltre un anno i cittadini dovrebbe dimettersi».

 

Twitter: @franzic76

 

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