Meir Dagan, morto l'ex capo del Mossad

Era soprannominato il Superman israeliano. Stratega della guerra sporca con Teheran, ma contrario a uno scontro frontale. Il profilo e la carriera di Meir Dagan.

17 Marzo 2016

Meir Dagan, capo del Mossad dal 2002 al 2011, è morto a 71 anni.

(© Ansa) Meir Dagan, capo del Mossad dal 2002 al 2011, è morto a 71 anni.

La giornalista Ilana Dayan ha scritto che «dal 2002 al 2011 Dagan si è ritenuto personalmente responsabile per la sicurezza di ogni israeliano e di ogni ebreo nel mondo». Mentre per lo scrittore Michael Bar-Zohar era «il Superman israeliano».
Meir Dagan, per nove anni a capo del Mossad, è morto giovedì 17 marzo dopo una lunga malattia. Fautore della guerra sporca contro il programma nucleare iraniano, ma strenuo oppositore di un intervento militare contro le installazioni della Repubblica islamica, se n'è andato dopo aver visto la fine delle sanzioni internazionali al regime degli Ayatollah.
LA FOTOGRAFIA DEL NONNO. Dicono che dovunque andasse portava con sé la fotografia del nonno materno, Ber Erlich Sloshny, mentre i soldati nazisti gli stavano sparando a morte nell'Europa dell'Est occupata. La stessa foto campeggiava anche alle sue spalle nell'ufficio del Mossad. In molti hanno ricordato il peso della Shoah nella sua vita. Un peso riconosciuto dallo stesso premier israeliano Benyamin Netanyahu, che porgendo le proprie condoglianze alla famiglia ha sottolineato la determinazione di Dagan nel proteggere il popolo ebraico: «A questo fine ha dedicato la sua vita, costruendo la forza dello Stato di Israele».
ARRIVATO IN ISRAELE NEL 1950. Dagan è stato lo stratega dietro le operazioni più segrete ed efficaci del Mossad per impedire all'Iran di diventare una potenza nucleare, ma si è sempre opposto ai piani dei leader politici che progettavano un attacco militare su vasta scala. Nato Meir Huberman nel 1945 su un treno tra l'Unione Sovietica e la Polonia, Dagan è arrivato in Israele nel 1950, due anni dopo la nascita dello Stato ebraico. Una volta entrato nell'esercito ha cominciato una carriera d'eccellenza: nel 1970 fu al comando di 'Sayeret Rimon', un'unità che operava nei Territori a contrasto della violenza. Nel 1971 ottenne la Medaglia del Coraggio per aver fermato un terrorista con una bomba a mano già innescata. Poi la Guerra del Kippur (1973), quindi il Libano, dove da comandante di un brigata corazzata fu tra i primi ad entrare a Beirut.
AL VERTICE DEL MOSSAD CON SHARON. In quegli anni nacque il sodalizio con Ariel Sharon, che nel 2002 da primo ministro lo portò al comando del Mossad. Dagan riorganizzò completamente il servizio, con un occhio sempre più attento ai pericoli per lui crescenti di un Iran nucleare. Tra le operazioni riconducibili al periodo in cui Dagan guidò il Mossad, non mancano gli omicidi mirati: in particolare l'uccisione di cinque scienziati nucleari di Teheran. Ma anche il sabotaggio degli impianti e l'installazione di virus informatici all'interno dei computer al lavoro sulle centrifughe per l'arricchimento di uranio a Natanz.
LE OPERAZIONI SEGRETE. Poi le informazioni di intelligence che nel dicembre 2007 guidarono, con l'assenso degli Usa, i bombardamenti mirati a distruggere un reattore nucleare siriano. Senza dimenticare nel 2008 un'altra operazione attribuita al Mossad e mai confermata: l'uccisione di Imad Mughniyeh, il ministro della Difesa degli Hezbollah libanesi. O l'assassinio a Dubai nel 2010 di Mahmoud Al-Mabhouh, cofondatore delle Brigate Al-Qassam di Hamas, che tuttavia si rivelò uno scacco diplomatico perché gli 007, che avevano passaporti di Paesi stranieri, furono ripresi dalle telecamere di sicurezza.
OPPOSITORE DI NETANYAHU. Dagan lasciò il Mossad nel 2011. Ritiratosi a vita privata e colpito da un tumore, per il quale subì anche un trapianto di fegato, non rinunciò mai a dire la sua. Alle ultime elezioni si era schierato apertamente contro Netanyahu, invitando la gente a non votarlo: «Non ho fiducia in questa leadership. Penso che il primo ministro e Naftali Bennett, leader di un partito vicino ai coloni, stiano portando Israele verso uno Stato binazionale. Ai miei occhi è un disastro e la fine del sogno sionista».

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