Michele Zagaria, come sopravvivere 16 anni latitante

Poliglotta. Viaggi in Francia, Usa e Australia. Affari immobiliari e nella sanità. Due pentiti raccontano come il boss Zagaria si è nascosto. Dal 1995 al 2011.

di Giuseppe Tallino

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26 Dicembre 2015

Michele Zagaria, capo del clan dei Casalesi.

Michele Zagaria, capo del clan dei Casalesi.

«Come potrebbe sfuggire alla cattura per 14 anni un Michele Zagaria, che ha la quinta elementare, ha faticato sempre sopra il camion e la pala meccanica?»
L’interrogativo è legittimo.
Va corretto in alcune sue parti, ampliato in altre, ma è assolutamente valido.
A pronunciarlo, nel 2009, fu Carmine Schiavone, storico pentito del clan dei Casalesi, scomparso il 22 febbraio 2015.
Zagaria è stato catturato il 7 dicembre del 2011, a Casapesenna.
Compierà 57 anni il 21 maggio 2015 e tutti gli altri che vivrà deve trascorrerli in carcere.
TENTACOLI OVUNQUE. Capastorta - questo il soprannome del boss - ha vissuto oltre tre lustri da latitante.
Cosa ha fatto da pericoloso ricercato?
Ha gestito il clan, ampliato il suo potere criminale, ispessito la sua forza economica, spaziando dal cemento al metano, dai rifiuti alla sanità, dagli affari immobiliari a quelli idrici.
Per arrivare, come è emerso dalle recenti indagini della Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Napoli, persino alla costruzione di un centro commerciale.
MA QUALE SPROVVEDUTO. Carmine Schiavone dunque affidava a Michele Zagaria un profilo basso: quasi uno sprovveduto, un uomo poco colto, un praticone che da giovane, per campare, svolgeva lavori pesanti.
Insomma, il boss di Casapesenna gli appariva incapace di ricamare, da solo, intrecci finalizzati a garantirgli una latitanza lunga e agiata.  
Probabilmente la descrizione compiuta dal cugino di Sandokan è riferita allo Zagaria da lui conosciuto personalmente, quello degli Anni 90.
Totalmente diverso, invece, appare il capoclan descritto da pentiti di nuova generazione.

«Non è un semplice malavitoso, ha una marcia in più»

Michele Zagaria è stato arrestato il 7 dicembre 2011: era nascosto in un bunker a Casapesenna.

Michele Zagaria è stato arrestato il 7 dicembre 2011: era nascosto in un bunker a Casapesenna.

Massimiliano Caterino, il suo ex braccio destro, ha raccontato: «Michele Zagaria non è un semplice malavitoso, ma è uno ‘con una marcia in più’. Sapeva parlare bene, conosceva le lingue, sapeva vestirsi, sapeva gestire le operazioni economiche».
Altro che quinta elementare.
Capastorta è poliglotta. Condizione fondamentale per i suoi viaggi.
IN GIRO PER IL MONDO. Perché Zagaria, durante i 16 anni di latitanza - due in più di quelli che disse il sorpreso Schiavone -, è riuscito a spostarsi in mezzo mondo.
Ha fatto vacanze di lusso. È stato sulla spiaggia di Porticci, in Corsica, come ha detto il super pentito Antonio Iovine.
Corsica, bella, ma non solo. ‘O Ninno, grazie alla sua recente collaborazione con lo Stato,  ha fornito all’antimafia  altri particolari sulle piacevoli villeggiature del fuggiasco Zagaria.
VACANZE IN PORTOGALLO. «Ricordo che nel 2001 in Portogallo eravamo in vacanza io con la mia famiglia e Michele Zagaria che stava da solo e mi raggiunse portato da …omissis… dall’aeroporto di Parigi. In Algarve», ha riferito Iovine alla Dda, «località Albufera in Portogallo, fummo raggiunti da Pasquale Zagaria che giunse a bordo di una Mercedes 5000 con Francesca Linetti e il cognato, fratello di Francesca e un altro ragazzo che stava con loro. […]».
DOCUMENTI FALSI E VIA. E ancora: «In questa occasione, al ritorno, fummo fermati e controllati in Spagna, ma avevamo documenti falsi e riuscimmo a proseguire. Ricordo che alla frontiera, essendo da poco avvenuti i fatti terroristici dell’11 settembre in America, trovammo una fila molto lunga, ma non fummo comunque fermati».
Iovine ricorda: «Anche nel Nord della Francia, qualche tempo prima, io e Michele Zagaria fummo fermati dalle forze dell’ordine e anche in quel caso, utilizzando documenti falsi, non avemmo ulteriori conseguenze».

La Francia per Capastorta era una seconda casa

Un carabiniere dei Ros perlustra Casapesenna, il paese vicino a Casal di Principe, dove è scattato il blitz che ha portato all'arresto del boss Michele Zagaria.

(© ansa) Un carabiniere dei Ros perlustra Casapesenna, il paese vicino a Casal di Principe, dove è scattato il blitz che ha portato all'arresto del boss Michele Zagaria.

Stando alle dichiarazione dei pentiti, per Capastorta la terra dei cugini d’Oltralpe era quasi una seconda casa: una nazione molto frequentata.
Altra rivelazione di Iovine: «Mi trovavo in Francia insieme con Zagaria in Alsazia, vicino a Strasburgo, e Michele Zagaria notò una catena di supermercati particolarmente fornita e ben organizzata, la Le Clerc. Ebbene proprio questo marchio in seguito fu presente nel Jumbo (il centro commerciale costruito da Zagaria, ndr)».
TAPPA ANCHE A LIONE. E sempre Iovine attestò la presenza del collega mafioso in un’altra città francese: «Tra il 1999 e il 2000 Michele Zagaria venne prelevato a Lione da Nicola Russo, sempre di Trentola».
A tutte queste tappe vanno aggiunte le altre raccontate dal pentito Caterino, detto ‘o Mastrone: «Maurizio Capoluongo», ha dichiarato il collaboratore, «ha avuto un ruolo importante durante la latitanza di Zagaria e lo ha accompagnato all’estero numerose volte […]. Sono stati insieme in America, a Parigi, in Australia, in Romania e in altre località. Ne sono a conoscenza per avermelo riferito sia Michele Zagaria sia Maurizio Capoluongo».

Si spostò pure in Austria: lì fu curato da un medico

L'arresto del boss Michele Zagaria il 7 dicembre 2011.

(© Ansa) L'arresto del boss Michele Zagaria il 7 dicembre 2011.

Nel tour bisogna inserire anche l’Austria.
Per il momento non sono note dichiarazioni di pentiti sulla presenza di Zagaria nella Republik Österreich, ma a confermarla è una sentenza di primo grado, emessa dal giudice del tribunale di Napoli, Isabella Iaselli, che ha condannato a 2 anni Enrico Parente, medico ed ex sindaco, per essere andato, nel 2009, a Innsbruck a curare l’ex primula rossa.
Un camorrista, con ergastoli sul groppone, è stato capace di visitare il mondo.
È riuscito a fare viaggi che molti giovani mai riusciranno a concretizzare nella loro esistenza.
IMPERO FORTIFICATO. È stato in grado di gestire e fortificare un impero del male, costruito sul sangue, sul cemento, sulla monnezza e chissà cos’altro ancora.
«Come potrebbe sfuggire alla cattura per 14 anni un Michele Zagaria, che ha la quinta elementare, ha faticato sempre sopra il camion e la pala meccanica?».
Carmine Schiavone a quest’interrogativo, rilasciato ai giornalisti de Il Tempo De Chio e Martino, fece seguire anche un’affermazione forte: «Senza lo Stato la camorra non sarebbe potuta esistere».
Il perché di quella latitanza lunga e agiata è tutta ancora da scoprire. Sempre che ci sia volontà di farlo.

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