Migranti, 25 anni fa lo sbarco di migliaia di albanesi a Brindisi

Tra il 6 e il 7 marzo del 1991 attraccarono in Puglia le prime navi cariche di disperati. Il ricordo dell'accoglienza italiana. Foto.

07 Marzo 2016

Quando ancora nessuno poteva immaginare che l'Italia sarebbe diventata il primo approdo dell'emergenza profughi, il nostro Paese si trovò a fare i conti con uno sbarco senza precedenti.
Era il 1991, esattamente 25 anni fa, e dall'Albania, tra il il 6 e il 7 marzo, misero piede a Brindisi 24 mila migranti (guarda la gallery)
Era il preludio del maxi esodo che interessò anche Bari con l'arrivo del 'Vlora', l'8 agosto successivo.
AMMASSATI SULLE NAVI. Persone che fuggivano da crisi economica e dittatura, a bordo di navi che a malapena riuscivano a contenerli. In molti casi ammassati l'uno sull'altro, spesso senza cibo né acqua.
Dopo l'arrivo delle prime due imbarcazioni, a far capire la portata di ciò che stava accadendo furono i mezzi di fortuna, vere e proprie zattere che sbarcavano a decine col loro carico di essere umani.
Trovarono sull’altra sponda dell’Adriatico un Paese in difficoltà nel gestire un afflusso di quel tipo.
EMERGENZA SENZA PRECEDENTI. Fu un’emergenza umanitaria senza precedenti: nel porto della città pugliese attraccarono decine di piccole imbarcazioni e grossi mercantili stracolmi di uomini, donne e bambini. Per molti l’Italia rappresentava la terra promessa, il sogno di una nazione ricca e pacifica suggerita dalle immagini trasmesse in tivù sull'altra sponda dell'Adriatico.
ACCOGLIENZA STRAORDINARIA. L’accoglienza e la solidarietà mostrata dalle gente comune fu comunque straordinaria. «Fu un miracolo», racconta oggi Pjerin Gjoni, medico del 118 brindisiono di quasi 60 anni. Ne aveva 34 quando arrivò in Italia su una carretta del mare. «Il popolo brindisino ci spalancò le porte di casa, ci accolse mettendoci a disposizione tutto quello che poteva per scaldarci, per sfamarci. Corsero da noi, per donarci i loro abiti migliori».
Per lui i brindisini sono «il suo popolo». «Non hanno avuto un riconoscimento adeguato alla loro generosità. Quello che accadde 25 anni fa fu impareggiabile. C'è solo una piccola targa, in un posto nascosto del porto, per altro non accessibile a tutti. Meriterebbero un obelisco enorme per quello che hanno fatto».

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