Migranti, adesso è emergenza anche in Lapponia

Sono bloccati a -40 gradi tra la Russia e la Norvegia. Che non vogliono ospitarli. L'ondata non si arresta: 5 mila arrivi in pochi mesi. E si registrano i primi morti.

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23 Gennaio 2016

Una nuova guerra dei profughi sta esplodendo tra la Russia e i Paesi scandinavi al Circolo polare artico.
Sì, quasi al Polo Nord, su un approdo pressoché ancora ignorato dai media, che dalla prima alla seconda metà del 2015 è balzato da circa 150 a oltre 5.500 arrivi.
Questi migranti partono nella grande maggioranza dalla Siria e dal Libano per chiedere asilo, attraversano la Turchia e la Georgia o più spesso volano fino a Mosca: 4 mila chilometri per aggirare i barconi dei trafficanti dell’Egeo e le barriere e le risse spuntate tra i Paesi dei Balcani, fino all’estremo Nord delle frontiere norvegesi e finlandesi.
LA SCANDINAVIA CHIUDE LE PORTE. L’obiettivo è ridiscendere dalla Lapponia verso Oslo e Heklsinki, anche verso la Svezia. Ma la Scandinavia che innalza steccati - la Norvegia non è nell’Ue, come Svezia e Finlandia, ma aderisce all’area Schengen e ha inasprito le regole con l'obbligo dei visti - non li vuole fare più fare entrare e neanche la Russia li rivuole indietro.
Lungo il remoto confine norvegese di Storskog si è dato anche l’ordine di distruggere circa 3.500 biciclette usate per entrare dalla Russia, «non rispondenti agli standard scandinavi di sicurezza», i profughi che le hanno usate fanno ora uno sciopero della fame contro le espulsioni.
IL NO DEL CREMLINO. «Deportazioni» per il Cremlino, che si è autoproclamato «Paese di transito», non di destinazione.
Solo il piccolo quotidiano online no profit transfrontaliero The Independent Barents Observer ha riportato di un migrante 33enne morto questo inverno per aver atteso per cinque giorni con 30 gradi sotto lo zero, lungo il confine finlandese.

 

  • Oslo è pronta a espellere 600 richiedenti asilo (Getty).

Dallo stop della Norvegia alla Finlandia, bloccati a -40 gradi

La giovane vittima, probabilmente di nazionalità indiana, non aveva soldi per «pagare il servizio» di passaggio ed è morto assiderato.
Tra gli stranieri che entrano illegalmente in Scandinavia ci sono anche afghani, iracheni, iraniani, indiani e nepalesi: questa via è da decenni una delle tante praticate per accedere dall’Asia al Nord Europa.
Ma si trattava di poche centinaia di ingressi, qualche decina al mese e soprattutto con le temperature miti: non una priorità per l’agenzia Ue di contrasto ai migranti Frontex, almeno finché l’ondata dei profughi non ha popolato rapidamente anche la rotta artica.
300 ARRIVI NEL 2016. La legge norvegese sull’obbligo per qualsiasi straniero, dal 29 novembre, di un mostrare un visto regolare all’ingresso sta spostando il flusso dal varco russo verso Storskog a quello finlandese di Salla, in un’ambiente ancora più disabitato.
Lì si registrano oltre 300 arrivi nel 2016: un boom vistoso per la Finlandia, tra loro ci sono anche alcuni bambini salvati dai presidi medici locali dal rischio di assideramento.
Nella località lappone di Kandalaksha è stato anche aperto un ostello per migranti e ai più piccoli si potrà perlomeno raccontare di averli portati nelle foreste di Santa Claus.
SCONTRO MOSCA-OSLO. Ma il clima della penisola di Kola è davvero tra i più proibitivi al mondo per chi vi staziona: temperature estreme fino a -40 gradi nei boschi, pochissimi anche gli edifici lungo le strade.
Intanto tra Norvegia e Russia si litiga, in una cronistoria a puntate che ha raccontato l'inglese The Guardian: i profughi si sono messi ad attraversare la frontiera in bicicletta perché i russi vietano il passaggio della frontiera a piedi e in auto non ci possono andare, perché la Norvegia multa e toglie la licenza ai tassisti che li portano e indaga per traffico di esseri umani i traghettatori di passeggeri senza i visti richiesti.
Dei richiedenti asilo prima della stretta sui visti - e dopo le stragi francesi del 13 novembre - Oslo progetta di rispedirne indietro circa 600, che protestano: «Siamo profughi, non terroristi».

 

  • Migliaia di biciclette abbandonate al confine norvegese (Getty).

Verso la Lapponia con visti i turistici della Russia

Un centinaio di loro è parcheggiato in un centro d'accoglienza al confine con la Russia e anche oltrefrontiera, nel villaggio russo di minatori di Nikel, si accumulano profughi e dormitori.
La destra norvegese al governo intende espellere tutti i migranti senza visto «entrati con l’appiglio legale della bicicletta», non considerando che maggioranza di loro si trovava in un limbo già al varco della frontiera, e scaricando la responsabilità su Mosca.
Anche se l’obiettivo è il Nord Europa, la maggioranza dei siriani entra infatti nella Russia con visti turistici o da studenti universitari, rilasciati dalla cancellerie del Cremlino a Damasco o in Libano, dove sono nate anche diverse agenzie specializzate nelle procedure.
UN VIAGGIO LEGALE. Anche volendo, i profughi non potrebbero chiedere di altri visti per la Norvegia, eppure il passaparola alimenta comunque la rotta artica perché più sicura ed economica delle altre: la Russia chiude un occhio sulle dubbie motivazioni dei soggiorni e in una settimana o anche meno chi si è potuto permettere un volo a Beirut da Mosca arriva nella regione nordica di Murmansk, diretto verso il confine di Nikel.
Tra visto legale (che include l'invito per entrare e il voucher degli alberghi obbligatori) e i mezzi di trasporto, il viaggio verso la nuova vita in Scandinavia costa sui 2.500 dollari: come una vacanza, e non si finisce nelle mani dei trafficanti.
INTRAPPOLATI TRA STORSKOG E NIKEL. Alla frontiera, una bicicletta russa è arrivata a costare 150 dollari, ma l'obolo si paga senza rimpianti.
Oslo accusa di complicità i russi, che però non vogliono sentirne di altri profughi: secondo i dati ufficiali del Cremlino, in Russia si troverebbero già circa 12 mila siriani, la metà con un permesso d’asilo temporaneo o con uno status comunque legale.
All’altra metà non viene garantita assistenza: sono di passaggio. Dopo la crisi diplomatica tra Putin ed Erdogan non possono neanche essere respinti in Turchia, perché Ankara non li accetta più.
Restano intrappolati tra Storskog e Nikel, in quello che - prima del 2015 - era famoso per essere il punto più a Nord della (vecchia?) Cortina di ferro.
 

Twitter @BarbaraCiolli

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