Migranti, più di 100 morti nel naufragio in Egitto

Centosessantadue corpi recuperati in mare. A bordo erano in 400.

23 Settembre 2016

L'ecatombe annunciata prende la forma macabra di corpi racchiusi in sacchi di plastica nera allineati sulla spiaggia di Rosetta, davanti al Mediterraneo che li ha appena restituiti, in attesa di essere trasportati negli obitori degli ospedali per l'identificazione, quando è possibile. Sono finora 162 i resti recuperati dei migranti annegati davanti alle coste egiziane due giorni fa, dopo il naufragio della barca dove erano stipati in 450 - secondo l'Unhcr - o in più di 600, secondo l'agenzia egiziana Mena.
All'appello mancano ancora decine di uomini, donne, bambini. Ufficialmente dispersi. Spesso senza nome e ormai anche senza volto dopo due giorni in acqua, raccontano i pescatori della zona che vedono galleggiare i morti intorno alle barche e tentano di portare a riva i cadaveri già decomposti di egiziani, sudanesi, somali, eritrei.
IL BARCONE DIRETTO IN SICILIA. Gente che aveva tentato di arrivare sulle coste della Sicilia pagando 6mila dollari a famiglia, a volte di più, e che, dai trafficanti - secondo il sito egiziano Al-Youm al-Sabei - aveva avuto l'indicazione di presentarsi come 'profughi siriani' alle autorità italiane. Al el-Borg, piccolo molo dove attraccano barche e mezzi della guardia costiera, si sono radunate centinaia di famiglie - racconta l'Ap - in attesa di sapere dove sono i propri congiunti. Molti probabilmente non lo sapranno mai. E se alcuni corpi sono stati trovati a 20 chilometri dal luogo del naufragio, altri sono ancora nella stiva della barca, a 16 metri di profondità, dove erano stati stipati quelli che avevano pagato di meno. Abdel Raouf Mustafa Abdel-Garih aspetta che qualcuno gli dia notizie del figlio.
«SIAMO QUI DA TRE GIORNI». «Era un ragazzo di 23 anni ed era partito in cerca di lavoro. Non sappiamo dove sia. E siamo qui da tre giorni». «Nessuno dovrebbe assumersi un rischio del genere», riflette Ahmed Darwish, un sopravvissuto. Ci sono ancora decine di morti, comunica Mohammed Sultan, governatore di Beheira, la provincia del Delta del Nilo dove, a 12 chilometri dalla costa, si è rovesciata la barca. E mentre le autorità egiziane cercano di dare almeno i numeri esatti della tragedia, il presidente del parlamento europeo Martin Schulz propone un'intesa con l'Egitto sul modello di quella con la Turchia per fermare il flusso dei profughi.
SCHULZ: «SERVE ACCORDO IN STILE TURCHIA». «Si deve imboccare questa strada» e l'accordo con Ankara «dimostra che tali collaborazioni sono possibili senza venir meno ai propri principi», dichiara Schulz alla Sueddeutsche Zeitung. Intanto l'Organizzazione internazionale delle migrazioni (Oim) dà i nuovi numeri dell'esodo. Nel 2016 sono giunti in Europa via mare 300.450 migranti, la maggior parte dei quali in Grecia (166.050) e in Italia (130.567). Finora sono morte in mare oltre 3.500 persone. «Di questo passo», osserva l'Alto Commissariato Onu per i rifugiati, «il 2016 sarà l'anno più letale mai registrato nel Mar Mediterraneo».

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