Migranti, sei Paesi Schengen introducono controlli alla frontiera

Svezia, Danimarca, Norvegia, Austria, Germania e Francia tornano a presidiare i confini, in deroga agli accordi. Bruxelles convoca i ministri. E Roma è pronta a sorvegliare i valichi sloveni.

05 Gennaio 2016

La Danimarca ha ripristinato i controlli alla frontiera con la Germania.

La Danimarca ha ripristinato i controlli alla frontiera con la Germania.

La fortezza Europa stringe i controlli alle sue frontiere interne, anche fra gli Stati che hanno aderito agli Accordi di Schengen, meta di migranti e profughi che scappano dalle guerre mediorientali. E costringe l'esecutivo dell'Unione a intervenire, per tentare di ripristinare «un maggiore coordinamento».
I ministri competenti di Svezia, Danimarca e Germania sono stati convocati a Bruxelles per mercoledì 6 gennaio: la posta in gioco è scongiurare l'effetto domino, che mina la tenuta dell'area Schengen. Al un nuovo giro di vite deciso dalla Svezia sui suoi collegamenti con la Danimarca, infatti, Copenaghen ha risposto con una stretta al confine con la Germania.
CONTROLLI IN DEROGA 'TEMPORANEA'. Il commissario europeo all'Immigrazione, Dimitris Avramopoulos, intende trovare una soluzione comune, ma sono già sei i Paesi europei firmatari degli accordi sulla libera circolazione delle persone che hanno reintrodotto forme di sorveglianza alla frontiera.
Lo hanno fatto in deroga «temporanea», in seguito a un flusso di profughi definito «eccezionale».
Oltre a Svezia e Danimarca, analoghe decisioni sono state prese dalla Norvegia, che non fa parte dell'Unione europea ma aderisce allo spazio Schengen, dall'Austria, dalla Germania e dalla Francia. Malta, che aveva reintrodotto i controlli, è invece tornata alla normalità dal primo gennaio 2016.
QUANDO GLI ACCORDI POSSONO ESSERE SOSPESI. La reintroduzione dei controlli, prevista dagli Accordi di Schengen in casi eccezionali all'articolo 23, era stata finora decisa solo per eventi programmati. Ad esempio, in occasione di grandi conferenze internazionali che riuniscono in uno stesso luogo i leader mondiali e rappresentano un rischio per eventuali attacchi terroristici. Oppure grandi manifestazioni sportive. Negli ultimi mesi, tuttavia, gli attacchi di Parigi e l'acuirsi della crisi migratoria hanno provocato un aumento di richieste da parte degli Stati nazionali.
STRETTA TRA BALCANI E NORD EUROPA. Dopo le stragi del 13 novembre, la Francia ha disposto controlli alle frontiere fino al 26 febbraio 2016. In Germania la stessa decisione è stata presa il 14 novembre, per controllare il flusso di migranti provenienti dalla rotta balcanica attraverso l'Austria. A Vienna i controlli sono stati reintrodotti due giorni dopo, il 16 novembre, con una particolare attenzione per la frontiera con la Slovenia. La Norvegia è intervenuta a breve distanza, decidendo di controllare chi arriva nei porti lo scorso 26 novembre. Durante l'autunno del 2015, inoltre, i controlli sono stati temporaneamente reintrodotti in diversi altri Paesi, tra cui Ungheria e Slovenia. Il governo di Budapest, com'è noto, ha ultimato la costruzione del suo muro al confine con la Serbia a settembre 2015.
L'ITALIA PRONTA A PRESIDIARE IL CONFINE SLOVENO. L'Italia, finora, ha deciso di reintrodurre i controlli alle frontiere soltanto due volte, in occasione del G8 di Genova del 2001 e di quello che si è svolto all'Aquila nel 2009. Ma Roma, adesso, sarebbe pronta a ripristinare controlli temporanei alla frontiera con la Slovenia. Secondo quanto riferito dal Corriere della Sera, pattuglie di polizia avranno l'incarico di verificare la regolarità dei documenti di tutti coloro che attraversano i valichi terrestri e ferroviari.

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