Migranti, tensioni al confine greco-macedone

Decine di profughi hanno sfondato le recinzioni alla frontiera per entrare in Macedonia. Sospeso lo sgombero della "giungla" di Calais: i migranti danno fuoco alle baracche. Foto.

29 Febbraio 2016

La rabbia di migliaia di migranti e profughi bloccati in condizioni disumane alla frontiera fra Grecia e Macedonia è esplosa lunedì 29 febbraio, con l'assalto alla recinzione metallica e di filo spinato che segna il confine più caldo della rotta balcanica. Mentre a Calais la polizia francese dava il via allo sgombero della 'giungla', l'accampamento sulla Manica che ospita migliaia di rifugiati e richiedenti asilo, poi interrotto nel pomeriggio a causa degli scontri, dall'altra parte dell'Europa centinaia di profughi siriani, iracheni, afghani e africani bloccati nel campo di Idomeni hanno prima forzato e poi sfondato a colpi di pali e bastoni un tratto della barriera di recinzione, riversandosi in territorio macedone.
L'ASSALTO ALLA RECINZIONE. Scandendo «Open the border» e «We want to go to Serbia», i migranti esasperati hanno lanciato pietre e altri oggetti contro la polizia macedone, che ha risposto con gas lacrimogeni e bombe assordanti, lasciando poi tuttavia passare i migranti. Rinforzi di agenti in assetto antisommossa sono stati inviati d'urgenza da Skopje a bordo di elicotteri. Negli scontri, protrattisi per alcune ore, una trentina di persone sono rimaste ferite, compresi numerosi bambini e un poliziotto macedone.
SCENE GIÀ VISTE IN UNGHERIA. Il dramma richiama alla mente quanto avvenuto a settembre 2015 al confine fra Serbia e Ungheria. Anche allora centinaia di migranti esasperati dall'attesa davanti al muro ungherese si scontrarono con la polizia magiara, forzando la barriera al punto di confine di Horgos. Anche in quel caso gli agenti ungheresi fecero largo uso di lacrimogeni e cannoni ad acqua.

  • Alcuni migranti cercano di sfondare un cancello di ferro.

 

LE RESPONSABILITÀ DELL'AUSTRIA. A trasformare il confine greco-macedone in un gigantesco campo di attesa di migranti e profughi mediorientali è stata inizialmente la decisione dell'Austria di contingentare gli ingressi, riducendo sensibilmente il loro numero. Una decisione che ha determinato reazioni a catena di analoga portata in tutti i Paesi della rotta balcanica (Slovenia, Croazia, Serbia, Macedonia) e il conseguente effetto imbuto in Grecia. 
BLOCCATE CIRCA 6 MILA PERSONE. A Idomeni sono accampati in attesa di proseguire lungo la rotta balcanica oltre 6 mila persone, in gran parte di siriani e iracheni, gli unici ai quali viene consentito di passare le frontiere della rotta balcanica e continuare verso Austria e Germania. Gli afghani vengono respinti, ma gli arrivi si susseguono incessanti ogni giorno. Una situazione che rischia di andare fuori controllo se non si troverà il modo di svuotare gradualmente il campo.
BRUXELLES MEDITA SUL DA FARSI. Da Bruxelles non è escluso che la Commissione europea possa attivare procedure d'infrazione verso quei Paesi che si rifiutano di fare i ricollocamenti, dato che si tratta di decisioni legali vincolanti. E una procedura d'infrazione non è esclusa nemmeno nei confronti dell'Austria, dopo la sua decisione di stabilire tetti giornalieri per l'accoglienza e il transito dei profughi, aspramente criticata durante l'ultimo consiglio europeo.

  • Le baracche date alle fiamme nella 'giungla' di Calais.

 

CALAIS, SOSPESO LO SGOMBERO DELLA 'GIUNGLA'. Intano sono state sospese le operazioni di sgombero della parte Sud della cosiddetta 'giungla' di Calais, dopo ore di scontri tra polizia, attivisti no-border e migranti. Le operazioni di sgombero della tendopoli sono degenerate nel pomeriggio di lunedì 29 febbraio.
Almeno una decina di alloggi di fortuna sono stati volontariamente dati alle fiamme dagli occupanti. Quattro persone sono state fermate e cinque agenti sono rimasti feriti. Intorno alle 17, le tensioni crescenti hanno indotto le autorità frnacesi a sospendere l'evacuazione. Nella 'giungla' di Calais, secondo la prefettura di Pas-de-Calais, vivono attualmente circa 3.500 persone.
FERMATE LE RUSPE. Nella tendopoli sarebbero dovute entrare in azione le ruspe. Gli agenti avevano ordinato ai migranti di lasciare volontariamente la parte Sud del campo. Due mezzi e una ventina di operai, protetti dagli agenti in tenuta antisommossa, avevano effettivamente cominciato a demolire le prime baracche. Poi è iniziata la rivolta. La polizia ha utilizzato gas lacrimogeni e le ruspe si sono dovute fermare.

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