Movimenti, il fronte del No

La militanza di quelli che lottano contro.

di Andrea Spinelli Barrile

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25 Settembre 2012

La marcia da Bussoleno a Susa del movimento No Tav.

(© LaPresse) La marcia da Bussoleno a Susa del movimento No Tav.

Ad aprire la strada sono stati i NoTav, nati per esprimere il dissenso contro la realizzazione della linea ferroviaria Torino-Lione. Ma col tempo, da un lato all'altro dello Stivale, si sono moltiplicati i movimenti del 'No'. Pronti a contrastare, di volta in volta, una nuova minaccia ambientale: trivellazioni petrolifere, inceneritori, gasdotti, antenne radar.
Tra militanza verde, spunti no global e refusi di bolscevismo, buona parte dei 'movimenti No' - a parte poche eccezioni - nasce, combatte e muore quasi in silenzio.
L'ARRIVO DEI NO TRIV. Gli ultimi nati sono i NoTriv che, dalla Sicilia alla Basilicata, dal Molise alla Sardegna, si battono per impedire che vengano autorizzate ulteriori trivellazioni petrolifere. E hanno conquistato l'attenzione dei media, otre al plauso del governatore pugliese Nichi Vendola, dopo il caso delle isole Tremiti, dove il ministro dell'Ambiente Corrado Clini ha autorizzato l'attività dell'azienda Petroceltic.
Secondo il decreto Crescitalia, nuove trivellazioni dovrebbero garantire una produzione aggiuntiva di idrocarburi per i prossimi 20 anni, con almeno 17 miliardi di euro di entrate tra royalty e tasse. Nella sola Basilicata (dove è presente l'85% del petrolio italiano) questo significa incrementare le estrazioni da 80 mila barili al giorno a 174 mila entro il 2015.
I NoTriv contestano proprio questo «modello anacronistico di sviluppo» che viene presentato come «unica possibile salvifica via». Anche sulla base dei numerosi casi di inquinamento ambientale dovuti alle estrazioni, dalla val di Noto siciliana alla Val d’Agri lucana.

In Silicia NoPonte e NoMuos, in Sardegna NoRadar e NoGalsi

Una protesta dei NoMuos, nati per impedire la realizzazione di un sistema militare di telecomunicazioni, chiamato appunto Muos (Mobile user objective system).

Una protesta dei NoMuos, nati per impedire la realizzazione di un sistema militare di telecomunicazioni, chiamato appunto Muos (Mobile user objective system).

Scendendo fino in Sicilia, circa tre anni fa, è nato il movimento NoPonte, solidale e apertamente creato sull'onda NoTav, con l'intenzione di contestare il progetto del ponte tra Scilla e Cariddi, sullo stretto di Messina, creando un vero e proprio laboratorio di approfondimento sul progetto e, più in generale, sulle grandi opere. Una lotta aperta contro il consumo di risorse pubbliche e territorio.
GUERRA ALLE RADIAZIONI. Nella stessa regione, si segnala il movimento NoMuos, nato per impedire la realizzazione di un sistema militare di telecomunicazioni, chiamato appunto Muos (Mobile user objective system), presso la base militare americana di Niscemi (Caltanissetta).
Il progetto (43 milioni di dollari investiti dalla UsNavy) prevede la costruzione di tre antenne radar dal diametro di quasi 20 metri ciascuna per trasmissioni verso satelliti geostazionari e di due trasmettitori elicoidali di 149 metri d'altezza.
Secondo i NoMuos, le onde elettromagnetiche provenienti dal questo sistema sono gravemente dannose per la salute di chi vive nell'area attorno alla base.
E un rapporto del Politecnico di Torino ha sancito l'insostenibilità ambientale del progetto americano, previsto tra l'altro all'interno di una riserva naturale.
LOTTA A URANIO E GASDOTTI. Un movimento piuttosto simile al NoMuos di Niscemi è il NoRadar, nato in Sardegna: il movimento si è battuto (e continua la battaglia) contro l'installazione di alcuni radar militari a Sant'Antioco, Fluminimaggiore, Tresnuraghes e Argentiera.
I NoRadar hanno vinto, nel gennaio scorso, una importante battaglia quando il Tar della Sardegna ha riconosciuto il fondato pericolo che queste apparecchiature radar possano arrecare danni alla salute pubblica, sospendendone l'installazione.
Sempre in Sardegna esistono altri movimenti simili: NoGalsi (comitato sardo contro la costruzione del gasdotto Galsi), NoPisq (comitato sardo contro il Poligono interforze Salto di Quirra, in cui l'inquinamento da uranio è a livelli da guerra nucleare) che, nel classico spirito 'nazionalista' sardo si spalleggiano vicendevolmente.

NoF35 in Piemonte, NoGronda in Liguria

Una manifestazione NoGronda, che si batte contro la realizzazione della Gronda di Ponente, un tratto autostradale a quattro corsie in Liguria.

Una manifestazione NoGronda, che si batte contro la realizzazione della Gronda di Ponente, un tratto autostradale a quattro corsie in Liguria.

In Piemonte, in provincia di Novara, è nato recentemente il movimento NoF35, che denuncia e contesta il programma governativo sugli aerei da guerra F35, che verrebbero assemblati in alcuni hangar nel Parco del Ticino.
AEREI DA GUERRA INCOSTITUZIONALI. Il governo ha deciso di 'ridurre' l'acquisto da 131 esemplari a 90: 10 miliardi di euro subito più 30 per la manutenzione, senza creazione di alcun posto di lavoro.
Oltre al mero aspetto economico, il movimento NoF35 contesta anche la costituzionalità del progetto, richiamando l'articolo 11 della Carta, in cui «l'Italia ripudia la guerra», nonché le sue problematiche ambientali.
Lo stabilimento che Alenia e Lockheed Martin stanno costruendo a Cameri, all'interno della base militare, è già in fase avanzata, nonostante Costituzione e spending review dovrebbero, secondo il movimento, portare a progetti diametralmente opposti.
AUTOSTRADA INUTILE. Arrivando in Liguria, è nato il NoGronda, legato al Movimento 5 stelle di Genova, che si batte contro la realizzazione della Gronda di Ponente, un tratto autostradale a quattro corsie (sostanzialmente il raddoppio urbano dell'A10): 19 km per 5,7 miliardi di euro.
Lo scopo dell'infrastruttura è quello di alleggerire il traffico urbano ma chi lo contesta sostiene che è solo uno sperpero di denaro pubblico: otto anni di lavori, demolizioni, espropri e scavi nella roccia che spaventano molto gli attivisti.

NoInc contro i rifiuti, NoCoke contro il carbone

Una protesta del movimento NoInc, in provincia di Napoli.

Una protesta del movimento NoInc, in provincia di Napoli.

C'è poi il movimento NoInc, che si batte contro la costruzione di impianti di bruciatura per Rsu (rifiuti solidi urbani) e che vede la nascita di un tentacolo ogni volta che si paventa la costruzione di uno di questi 'ecomostri' in qualsiasi parte d'Italia che effettivamente, grazie al know-how e alle iniziative condotte negli anni, sta portando molte amministrazioni a ritenere l'incenerimento solo l'extrema ratio alla mancata raccolta differenziata e al recupero.
L'evoluzione NoInc ha portato ai Comitati rifiuti zero, che sono referenti informati e attivi sul fronte dei rifiuti in molte città del Paese, in particolar modo a Roma.
CENTRALI NEL MIRINO. Rimanendo nel Centro Sud, tra l'alto Lazio e Brindisi si segnala il movimento NoCoke: cittadini e attivisti che si oppongono alle riconversioni a carbone delle centrali Enel di produzione elettrica e all'uso di combustibili fossili in tutte le centrali d'Italia, sotto la bandiera «non esiste carbone pulito».
Come per i diversi comitati nati per combattere la crisi (NoEuro, NoTasse, NoDebito), tutti questi movimenti mantengono la negazione come tema di fondo. Ciò che manca alla loro battaglia, forse, è l'idea di inclusività. Quella che ha potuto vantare in Spagna, agli inizi del 2000, il movimento NoGlobal, che venne definito Altermundista.
Non c'era solo un 'no' di fondo, seppure esistesse un conflitto sociale, politico ed economico in atto: il movimento Altermundista inglobava persone, contenuti e idee che promuovevano un mondo differente da quello che poi è diventato con lo scoppio della crisi e uno sfruttamento ambientale che massimalizza le rendite a scapito della salute pubblica.

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