REPORTAGE

Napoli, i finti custodi della camorra

Scuole senza controlli, l'ombra della camorra.

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25 Dicembre 2012

Impianti hi fi, tivù di ultima generazione, lavagne elettroniche, sofisticati laboratori: grazie ai finanziamenti europei, le scuole sono diventate casseforti appetibili per vandali, ladri, bande di taglieggiatori. Ma a Napoli, dove i raid ai danni di asili e circoli didattici si susseguono impuniti, non è possibile garantire la sorveglianza degli istituti perché gli ex custodi andati in pensione occupano gli alloggi di servizio e spesso, su ordine dei clan di camorra, li subaffittano a estranei che il Comune, la Provincia e la prefettura non sono in grado di cacciar via. Lo chiamano «lo scandalo dei finti custodi» e, specie dopo i recenti assalti alle scuole più esposte, appare a molti un fenomeno ancor più grave di quello delle centinaia di abitazioni popolari sequestrate a Napoli e in provincia da famiglie di affiliati ai clan.
L'ALLOGGIO DI SERVIZIO DIVENTA PROPRIETÀ. Come sia possibile un tale imbroglio, lo racconta a Lettera43.it Re.Gia., un funzionario comunale: «Il custode di una scuola va in pensione, però - visto che trovar casa è difficile - chiede e ottiene di restare temporaneamente ad abitare nell’alloggio di servizio. Dopo qualche mese, nel silenzio di tutti, quel che era temporaneo diventa definitivo. Spesso, poi, l’ex custode si appropria di qualche aula attigua all’alloggio per sistemarvi altri familiari, per esempio la figlia che nel frattempo si è sposata e ha bisogno di privacy».
«Oppure, sceglie di prestare l’appartamento a un’altra famiglia del rione, magari», confida il funzionario, «fra quelle indicate dal boss della zona che a suo tempo lo ha favorito per il posto di custode e che tutto decide su alloggi e sopravvivenza».
CAMORRISTI NELL'AULA ACCANTO. Il risultato? Maestre, dirigente scolastico e famiglie si ritrovano in casa, invece che il nuovo custode cui affidare la sicurezza degli alunni e delle attrezzature, un affiliato al clan o, nella migliore fra le ipotesi, un abusivo che non ha alcun titolo per abitare lì, che non svolge e mai svolgerà mansioni da custode e anzi impedisce la nomina di un vero sorvegliante. In Comune ammettono: «Almeno la metà delle scuole elementari e degli asili è rimasto senza sorveglianza per colpa dei finti custodi, che finiscono per essere i soli a tenere sotto controllo, di giorno e di notte, chiunque entri o esca dall’area didattica, compresi i malintenzionati».
SCUOLE NON SORVEGLIATE SONO FACILI PREDE. Anna Maria Palmieri, assessore comunale alla scuola, spiega a Lettera43.it: «Incendi, minacce, violenze e furti non sono più frutto di ragazzate o opera di balordi: a Napoli si sono costituite bande di delinquenti professionisti specializzati in questo tipo di assalti perché la malavita ha capito che le scuole sono luoghi in cui c’è molto da depredare, è facile farlo, e ne vale la pena. Il Servizio patrimonio ha approntato un piano di sgomberi: presto si procederà a liberare gli alloggi occupati sapendo però che nelle scuole sono a rischio di furto perfino le telecamere per la videosorveglianza».

Un malcostume che va avanti impunito dagli Anni 70

È dagli Anni 70 che la brutta storia va avanti. Oscena, impunita. Sembra un bollettino di guerra: assalti all’80esimo circolo di Pianura, poi quello all’asilo dell’istituto Marotta di rione Traiano, ma anche a un asilo nido a Barra, al 48esimo circolo in via delle Repubbliche marinare e a decine di altri istituti scolastici. In provincia non va meglio: se non si trova roba da rubare, scatta il dispetto crudele.
RUBATI PERFINO GLI ALBERI DI NATALE. A Torre Annunziata, nella scuola di un rione popolare, sono scomparsi gli addobbi per il Natale, abete compreso. Racconta a Lettera43.it Ernesto Menichini, insegnante: «Come i pirati, le bande agiscono di notte, scavalcando recinti, cancellate, sbarramenti. Si muovono veloci, precisi e silenti, furbi come faine, forti di evidenti complicità interne. Quando scompaiono, nelle aule depredate è come dopo un terremoto: pareti traballanti, banchi, cattedre e sedie carbonizzati, il presepe ridotto a un mucchio di cenere, i collage stracciati sul pavimento. E peggio per i bambini, costretti a rinunciare perfino alla recita di fine d’anno».
A FUOCO L'ASILO DEL RIONE TRAIANO. Patrizia D’Afflivio, maestra all’asilo del rione Traiano dato alle fiamme il 20 dicembre, racconta a Lettera43.it: «L’altra mattina sono entrata prima del solito, intorno alle 7 e 40. Le fiamme in corridoio erano spaventose, ho afferrato l’estintore ma una coltre di fumo nero mi ha accecato. Non respiravo». I ladri, in quell’asilo, avevano già rubato l’impianto stereo da 3500 euro e tentato di portar via la cassaforte.
Annuncia a Lettrera43.it padre Carmelo, parroco della chiesa della Madonna delle Salette, al rione Traiano: «I 180 bambini dell’asilo incendiato reciteranno le poesie natalizie qui in canonica: li ospiterò insieme con i genitori, ci sarà una fetta di panettone per tutti».
IL CASO TAMBURRINO E L'OMICIDIO LUCENTE. Nel dicembre 2011 Gaetano Tamburrino ha occupato la casa del custode e alcune aule circostanti al quinto circolo didattico di Scampìa, quello dove il 5 dicembre 2012 i sicari del boss sono entrati sparando all’impazzata per ammazzare un rivale, Luigi Lucente, mentre a pochi passi le maestre stavano intonando Tu scendi dalle stelle con decine di piccolissimi scolari.
Daniela De Crescenzo sul quotidiano Il Mattino ha raccontato che «nell’asilo alcune aule sono diventate camere da letto per far dormire i familiari di Tamburrino». L’uomo ha spiegato serafico: «Circoscrizione, capo dell’istituto e Comune non mi hanno mai contestato nulla: anzi, è stata una ditta della Municipalità a effettuare i lavori di ristrutturazione».
A NAPOLI 130 CUSTODI ABUSIVI. Il 4 dicembre 2012 la Commissione patrimonio del Comune di Napoli ha preso ufficialmente atto che «risultano ancora 130 i custodi in pensione che occupano senza titolo l’alloggio di servizio nelle scuole di Napoli».
Ed ha ammesso che «tale presenza arreca grave danno all’attività didattica nonché alle casse municipali».
L’assessore Palmieri propone: «È necessario che tutti sentano la scuola come un bene comune, cioè di proprietà di ciascuno, e si organizzi una rete di protezione permanente». «Niente ronde», precisa, «ma esistono scuole in cui già oggi i genitori si autofinanziano per far vivere progetti utili alla crescita dei figli: è dimostrato che, se vive la partecipazione, l’invadenza criminale va in crisi».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

frenk 27/dic/2012 | 01 :27

@ Iciap
Non so come mai scrivi spesso contro De Magistris e Vendola e non capisco il perché. Guarda, non so come fa il sindaco Giggino, come lo chiami tu, ma sicuramente credo che i Napoletani, non si aspettino da lui che combatta la camorra, per questo è preposta altra gente di altre istituzioni. Per quanto riguarda Vendola poi, sei proprio fuori strada, dato che la regione pugliese e' da molti considerata tra le regioni meglio amministrate, a meno che, anche tu come fanno alcuni, reputano che essendo gay di conseguenza sia un essere inferiore e non all'altezza di governare una regione. No Vero?

iciap 26/dic/2012 | 13 :27

Falso sindaco
Che un sindaco ex magistrato non si occupi della diffusa illegalità di Napoli suggerisce che Giggino utilizzi la carica non come fine della sua attività, ma come mezzo per salire a più alte cariche pubbliche. E' un falso sindaco, come è un falso governatore Vendola. Il bello, o il brutto, è che gli elettori non guardano alle capacità dimostrate in passato.

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