Non solo Ramadi: dove l'Isis sta perdendo terreno

Strappata la città irachena di Ramadi allo Stato islamico. Che nel 2015 ha perso il 14% del territorio. Grazie agli sforzi dei curdi sostenuti dagli Usa. La mappa.

28 Dicembre 2015

Le forze governative irachene hanno preso il controllo di Ramadi, la città chiave in mano allo Stato islamico, 130 chilometri a Ovest di Baghdad (guarda le foto).
Nonostante alcuni uomini dell'Isis continuino a combattere, la maggior parte dei quartieri sono stati liberati.
L'offensiva è durata più di una settimana, condotta da truppe regolari (sono state preferite milizie di origine sunnita, data l'appartenenza settaria della maggior parte della popolazione nella regione) ampiamente sostenute dall'aviazione Usa.
CALIFFATO IN DIFFICOLTÀ. La riconquista di Ramadi, caduta nelle mani dei jihadisti a maggio 2015, rappresenta un importante passo avanti contro gli uomini di Abu Bakr al Baghdadi, particolarmente in difficoltà negli ultimi mesi proprio in Iraq.
In un Paese desertico, le città e gli snodi stradali sono punti chiave decisivi, perché spesso rappresentano gli unici luoghi vitali per centinaia di chilometri.
Conquistando Ramadi (capoluogo della regione dell'Anbar), l'esercito iracheno potrebbe facilmente riprendere il controllo anche su una vasta parte del territorio che la circonda.
NEL 2015 PERSO IL 14% DEL TERRITORIO. La presa su vaste aree di terreno è una delle peculiarità dell'Isis rispetto ai gruppi terroristici “tradizionali” e rappresenta uno dei capisaldi su cui al Baghdadi ha costruito la sua campagna.
Ma, dopo la fulminea espansione del 2014, è risultato sempre più difficile per l'Isis guadagnarsi nuovi spazi nella regione, specialmente in Iraq.
Secondo il centro studi Ihs, un istituto specializzato in informazioni militari, lo Stato islamico ha perso nel 2015 il 14% del territorio che aveva guadagnato nel 2014.

 

  • In giallo, il territorio perso dall'Isis nel 2015, in rosso quello guadagnato (Fonte: NewYorkTimes/Ihs).

Iraq: l'Isis si ritira a Sud e a Nord

Dalla mappa risulta che le perdite maggiori sono avvenute in Iraq, dove la ripresa di Ramadi rappresenta l'ultima sconfitta, e nel Nord della Siria.
Se la riconquista del capoluogo dell'Anbar è una vittoria per le truppe governative irachene, che sono riuscite solo dopo molti mesi a scacciare i jihadisti che si erano piazzati a soli 130 chilometri dalla capitale, la maggior parte dei successi dell'ultimo anno si deve alle forze curde nel Nord dell'Iraq e della Siria.
SINJAR TORNA AI PESHMERGA. A novembre i peshmerga del Kurdistan iracheno hanno ripreso il controllo di Sinjar, la città della minoranza Yazida sulla strada tra Mosul e la Siria.
I curdi hanno beneficiato del sostegno dell'aviazione statunitense - guidata da forze speciali Usa sul campo - e di preparazione e armamenti forniti durante tutto l'anno dalle forze della coalizione.

Siria: le vittorie curde con l'appoggio Usa

In Siria la situazione è più complessa.
Molti gruppi diversi si contendono il potere ed è più difficile stabilire dei fronti ben precisi.
Alla battaglia contro l'Isis si aggiungono i conflitti multi-laterali tra le varie brigate (jihadiste e non) e l'esercito regolare di Bashar al Assad appoggiato da Russia e Iran.
Anche qui sembra però evidente che le vittorie maggiori siano state ottenute dai curdi nel Nord dell'Iraq, che a partire dalla battaglia di Kobane dell'autunno 2014 non si sono più fermati nella loro lotta contro lo Stato islamico.
 

  • La mappa del Nord della Siria. In giallo le perdite dell'Isis, in gran parte a vantaggio dei curdi (Fonte: NewYorkTimes/Ihs).

 

Dietro le vittorie curde, sia in Siria sia in Iraq, c'è l'appoggio delle forze Usa e della coalizione.
In mezzo al groviglio di alleanze e fazioni del conflitto medio-orientale, appare chiaro che gli Stati Uniti hanno identificato come unico alleato sicuro i curdi, di cui non temono possibili volta faccia né le rischiose derive verso il fondamentalismo a cui, invece, sono soggette le opposizioni al regime di Assad.
L'ISIS CAMBIA PIÙ VOLTE FRONTE. Se da una parte l'Isis ha dovuto cedere alcune parti di terreno, dall'altra ne ha ottenute di nuove, in particolare nella zona a Sud di Palmira, la città-sito archeologico conquistata dal Califfo in primavera.
Dietro a questa capacità di adattarsi alle condizioni sfavorevoli o favorevoli c'è proprio la precisa scelta tattica dell'Isis di ritirarsi velocemente dalle zone in cui viene minacciato per spostare le forze su fronti diversi.
In questo modo risparmia uomini e mezzi, rendendo più difficile per i suoi oppositori individuare una strategia durevole per combatterlo.
 

 

  • La battaglia di Ramadi raccontata in breve in un video dell'agenzia Reuters.

 

LE CONSEGUENZE IN AMBITO INTERNAZIONALE. Le conseguenze del contenimento dell'Isis in Siria e Iraq, perché per adesso di contenimento si parla, producono contraccolpi che si ripercuotono direttamente sul resto del mondo.
Lo Stato Islamico ha una continua necessità di vittorie, carburante per la sua propaganda bisognosa di titoli di giornali, ma i raid della coalizione Usa e dei russi (in misura minore) hanno fortemente limitato le sue capacità offensive e di spostamento.
Molto più difficile per i jet è colpire i miliziani quando sono confusi tra la popolazione di una città che quando si muovono in colonna con i pick-up
Ma se in “patria” i jihadisti sono costretti sulla difensiva, all'estero avviene il contrario.
Non è un caso che da quando la vita in Siria e in Iraq si è fatta più dura per gli uomini del Califfo, l'Isis abbia rilanciato la sua campagna di terrorismo internazionale, culminata con gli attacchi di Parigi. Se al Baghdadi non riesce più a vincere in casa, cerca di farlo in trasferta.

 

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