Nozze gay e immigrati, la Svizzera vuole fermarli

Si vota su quesiti cruciali. I matrimoni omosex rischiano di essere irricevibili in Costituzione. E 10 mila stranieri potrebbero essere espulsi per reati passati.

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26 Febbraio 2016

La bandiera della Confederazione elvetica.

La bandiera della Confederazione elvetica.

Bloccare i matrimoni gay ed espellere gli stranieri che commettono reati. La Svizzera si prepara ad andare alle urne il 28 febbraio per quattro referendum - il terzo è sul raddoppio del tunnel stradale del San Gottardo e il quarto per una legge contro la speculazione sulle derrate alimentari. Le due principali iniziative, sulle nozze omosessuali e sull’immigrazione, già dividono, e la Confederazione elvetica ha scelto di affrontarle con uno dei suoi strumenti più tipici, il referendum, i cui risultati andranno a incidere sulla Costituzione.
PIÙ TASSE AGLI SPOSATI. Nel dettaglio, il primo quesito riguarda la disparità di trattamento fiscale che esiste in Svizzera tra coppie sposate, unioni registrate e coppie conviventi. In pratica, i primi due tipi di coppia pagano più tasse rispetto ai semplici conviventi, in quanto i redditi di due persone sposate o registrate come unione vengono conteggiati come cumulati e quindi, secondo un principio di progressività, spesso risultano a più alta tassazione di chi convive e ha un medesimo reddito. Alle coppie conviventi, infatti, le entrate vengono tassate individualmente. Questa disparità è stata nel tempo smussata prima da alcune sentenze e poi dai Cantoni, ma la Confederazione continua ad applicarla nel proprio sistema di tassazione.
UNA DEFINIZIONE CHE NON INCLUDE I GAY. Il tema di scontro non è, però, la materia fiscale, ma il quesito proposto dal Ppd, il Partito popolare democratico, formazione centrista a forte rappresentanza cattolica, che descrive il matrimonio, nel testo da sottoporre a voto, come una «durevole convivenza tra un uomo e una donna».
Se passasse il sì, quindi, la definizione entrerebbe in Costituzione, mettendo un serio paletto, almeno così dicono le associazioni Lgbt, al matrimonio gay, non previsto dall’ordinamento svizzero. Le associazioni omosessuali temono che a quel punto servirebbero ancora anni, con iter legislativi e referendum, per introdurre il matrimonio gay e modificare quanto stabilito in Costituzione in caso di vittoria del sì in questa consultazione. Ma dal Ppd ribattono: «Invece di competere per i diversi modelli familiari, poniamo il benessere dei bambini al centro dell’azione politica. E chi li ha deve usufruire di agevolazioni fiscali».
UNIONI TRA GAY GIÀ ESISTENTI. Per ora, la legislazione elvetica permette e riconosce esclusivamente le coppie di fatto tra persone dello stesso sesso, attraverso la cosiddetta unione domestica registrata. Ciò avviene dal 2007, dopo che un referendum per abolirle è fallito. Le unioni gay sono equiparate al matrimonio eterosessuale in tutti i diritti, ma non sono possibili le adozioni. Inoltre, i matrimoni omosessuali contratti all’estero sono riconosciuti in Svizzera soltanto come unioni registrate.

A casa chi non ha la cittadinanza svizzera e commette un reato

Svizzera, manifesti elettorali del partito di estrema destra Swi

(© Getty) Svizzera, manifesti elettorali del partito di estrema destra Swi

La seconda iniziativa referendaria, presentata dall’Unione democratica di centro (Udc), un partito conservatore, mira a ripristinare, almeno secondo i promotori, il principio sancito con un referendum del 2010 che fece molto discutere e che ottenne il 52,9% dei consensi: espellere gli stranieri che commettono reati.
DISCRIMINATI I PREGIUDICATI. Si tratta della cosiddetta «iniziativa per l’attuazione». Punta a far applicare alla lettera la normativa che prevede l’espulsione per i cittadini non svizzeri, anche se nati su territorio elvetico o a prescindere dallo status con cui sono stati accolti, condannati per reati specifici come furto, rapina, violazione di domicilio, violenza sessuale, omicidio, lesioni, truffa e traffico di droga.
L’espulsione verrebbe applicata anche a chi commette un secondo reato dopo una prima condanna definitiva inflitta fino a dieci anni prima. In pratica, un pregiudicato straniero verrebbe espulso, oltre che per i reati dell’elenco precedente, anche se ritenuto colpevole di incendio, pedofilia, violenza o offesa a pubblico ufficiale, favoreggiamento del terrorismo o riciclaggio.
FINORA APPLICAZIONE BLANDA. Il motivo della nuova consultazione è da rintracciare nella cosiddetta «clausola di rigore» che permette ai giudici di salvare dall’espulsione i condannati se il rimpatrio può causare dei pregiudizi alla persona coinvolta. Una norma che di fatto ha smorzato il risultato del referendum del 2010 e che ha portato l’Udc svizzera a chiedere una nuova consultazione per l’applicazione alla lettera del testo.
10 MILA STRANIERI COINVOLTI. Non ci sono previsioni statistiche ufficiali, ma sarebbero da alcune centinaia fino a 10 mila, gli stranieri che verrebbero espulsi nel caso in cui passasse il referendum. La vittoria si ottiene con il contemporaneo raggiungimento della maggioranza dei votanti e dei cantoni. Successivamente, come prevede l’iter legislativo, occorre una legge del parlamento confederale per applicare la nuova previsione costituzionale. Con il successo dei sì, l’espulsione, in sostanza, sarebbe automatica senza più un’ulteriore discrezionalità della magistratura. Una situazione che ha portato i giuristi svizzeri a firmare un appello contro il referendum.
'SECONDOS' A RISCHIO. Altro punto di scontro sono gli immigrati di seconda generazione, ovvero i ‘secondos’ nati in Svizzera. Non tutti sono cittadini della Confederazione. La cittadinanza, infatti, non si ottiene con lo ius soli, occorre chiederla e soltanto una minoranza ne è provvista grazie al lungo e articolato processo di naturalizzazione. Tutti gli altri, per vari motivi, hanno preferito la cittadinanza del genitore straniero. Anche sui ‘secondos’, quindi, potrebbero abbattersi le conseguenze del referendum. 

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