Pino Daniele e Napoli, rapporto tormentato

Era pazzo per la città. Non tollerava gli eccessi dei guagliù. Pino se n'è andato prima di tornare a casa. In bilico tra affetto e fuga. Tanto da scordare gli amici.

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05 Gennaio 2015

A San Gregorio Armeno, la strada dei pastori, troneggia la sua statuina con la scritta del saluto con cui era solito accomiatarsi dai fans: «Ciao, guagliù...» (Ciao, ragazzi, ndr).
In uno dei suoi ultimi tweet aveva scritto «back home», cioè torniamo a casa.
Per alcuni, un presentimento. Per altri, solo una combinazione.
Instancabile, sempre insoddisfatto di sé, a 59 anni stava prendendo lezioni di chitarra.
Si sentiva attratto dal flamenco. E dal sound ispanico in generale.
PRIMA O POI SAREBBE TORNATO. Nel mare di testimonianze, una fra le più vere è quella di chi lo ricorda rilassato sulla spiaggia di Sabaudia, in vacanza con la seconda moglie Fabiola e sua figlia Sarah ancora piccola.
Sotto l’ombrellone, raccontava convinto che prima o poi sarebbe tornato a Napoli, nel quartiere in cui era cresciuto. Lo raccontava in dialetto, per risultare ancor più vero e convincente: «Quando faccio l’età», diceva, «me ne vaco ‘o cavone (me ne vado al Cavone, un rione popolare del centro antico, ndr). Mi sono accattato (comprato, ndr) a casarella ‘e mammà e là voglio andare a morire. Ciao guagliù».
E poi ripeteva di voler vivere «fregandomene delle classifiche, del marketing, della discografia».
«INVECCHIO, MA CON DIGNITÀ». Con la sua voce in falsetto sussurrava: «Non sapendo quel che vuole la gente, faccio solo quello che davvero mi sento. Cerco di invecchiare con dignità, tirando fuori la grinta se è necessario».
Chi lo ha conosciuto assicura che Pino Daniele - musicista e cantautore morto per un infarto la notte del 4 gennaio 2015 -, era proprio così: «Introverso e timido, ma capace di emozionare con un gesto improvviso, una vampata, un guizzo, due parole inattese».
«Parole e musica nascono assieme», ha spiegato per anni ai critici. E poi: «Io stesso nasco in musica. Sono mediterraneo, Napoli è molto vicina all’Africa. Ma è  anche a un passo dall’America».
«UN FIGLIO DI RENATO CAROSONE». Contaminazioni, meticciato spinto, neri a metà e bianchi da colorare.
E infatti lui, nato povero da una famiglia «umile, ma onesta» (come avrebbe detto ironizzando il grande amico Massimo Troisi, affetto fin dalla nascita da una malformazione cardiaca simile alla sua), era stato allevato dalle zie in una casetta nel centro antico di Napoli che negli anni del Dopoguerra era affollato di marine americani e strambi suoni provenienti da Oltreoceano: «Un figlio di Renato Carosone», lo ha definito il critico musicale Federico Vacalebre.
Ma «disponibile e attento» ai nuovi rapper e a tutto il sound - da Clementino ai 99 Posse fino a Rocco Hunt e nipotini - comparso nel frattempo fra i vicoli di Napoli.

Poche amicizie, le sue: era legatissimo ad Alessia Marcuzzi

Pino Daniele durante il Festivalbar 1979.

Pino Daniele durante il Festivalbar 1979.

Una prima moglie, da cui ha avuto due figli. Poi la seconda, Fabiola, il suo «commissario prefettizio» (così amava chiamarla, scherzando), cioè colei che ha vegliato fino all’ultimo sulla sua malformazione cardiaca preservandolo il più possibile dai rischi.
Poche amicizie, le sue. Ma molto curate: fra i più assidui in villa, l’attrice Alessia Marcuzzi.
EVITAVA IL SOLE FORTE. «Pino ha sempre amato il mare, ma in spiaggia», racconta chi gli è stato vicino, «si recava solo di prima mattina o nel tardo pomeriggio per evitare il sole forte. Non si bagnava quasi mai, per paura dello shock termico. Il tempo libero lo trascorreva nel giardino della villa, lo sentivamo spesso che strimpellava la chitarra».
Da Sabaudia ad Ansedonia, dopo la vendita della casa per una storia di presunti piccoli abusi edilizi.
Poi il rifugio nel Grossetano, per le vacanze.
UN GIOVANOTTO SENSIBILE. Ricorda un altro amico: «Pino aveva solo 18 anni quando scrisse Napule è, il brano-capolavoro che nel sondaggio lanciato dal quotidiano Il Mattino risulta ora la sua canzone più amata».
Un giovanotto, incolto ma dotato di straordinaria sensibilità, che di fronte alla delusione provocata dalla fine dell’esperienza delle giunte di sinistra guidate dal sindaco comunista Maurizio Valenzi ebbe - a metà degli Anni 70 - il coraggio di scrivere una frase come «’o tiempo ‘d’e ‘ccerase è già fernuto (Il tempo delle ciliegie, cioè della speranza, si è già consumato, ndr)», ritenuta eretica dal politically correct dell’epoca.
LA CITTÀ È STESA, AL TAPPETO. Napoli è attonita. C’è stato chi, alla notizia della morte di Pino Daniele, ha creduto a uno scherzo di pessimo gusto, per poi rassegnarsi alla tremenda verità.
Bandiere a mezz’asta, lutto cittadino nel giorno dei funerali, camera ardente al Maschio Angioino (ma è solo una proposta).
Come quando è morto Massimo Troisi (4 giugno 1994). Come quando se ne è andato il grande Totò (15 aprile 1967). Come per la morte del bolognese-napoletano Lucio Dalla (primo marzo 2012).
Napoli si sente come un pugile al tappeto.
Il presidente della squadra di calcio Aurelio De Laurentiis ha annunciato che Pino Daniele sarà ricordato allo stadio San Paolo, il sindaco Luigi de Magistris lo ha definito «figlio di Napoli» e poi ha aggiunto commosso: «Pino è dentro ciascuno di noi».

Non sopportava l'invadenza e gli eccessi dei napoletani

Massimo Troisi (1953-1994) e Pino Daniele (1955-2015).

(© Twitter) Massimo Troisi (1953-1994) e Pino Daniele (1955-2015).

Dolore autentico, un po’ di retorica, fiumi di parole (la maggior parte sincere).
Racconta un amico: «Pino amava Napoli in maniera viscerale. Ripeteva sempre che la città, con i suoi guai, non si poteva abbandonare e che bisognava inventare qualcosa per aiutarla. La sua era quasi un’ossessione. Nel contempo, pur amandoli, non sopportava l’invadenza e gli eccessi dei napoletani. Faceva capire che gli toglievano l’aria, forse perfino l’ispirazione. Perciò se ne è andato via, rifugiandosi prima a Formia, dove aveva allestito il suo studio di registrazione, e poi altrove».
AI GIORNALISTI DAVA DEL LEI. Fuga da Napoli, per colpa delle esagerazioni di massa. Quando incrociava qualche giornalista de Il Mattino, il quotidiano di Napoli, l’artista amava ricordarsi di quando - da giovanissimo - a bordo del Motom (un motorino in voga negli Anni 60) si svegliava di notte «per correre a distribuire in giro le copie del giornale fresco di stampa».
A molti cronisti dava del lei, per una forma di rispetto e - forse - di soggezione.
Ma gli piaceva molto conversare con loro. In tanti ricordano che ogni volta che parlava di Napoli «gli si illuminavano gli occhi».
DETESTAVA I PAPARAZZI. Meno disponibile appariva nei confronti dei fotografi, in particolare dei paparazzi. Appena li vedeva spuntare in lontananza, pronti “all’invadenza” senza limiti, salutava tutti e in fretta e furia si rinchiudeva in casa.
Ad Acerra, paesone agricolo a Nord di Napoli, il musicologo Modestino De Chiara ha ricordato una festa dell’Unità a fine Anni 70 cui Pino Daniele partecipò da giovane artista semi sconosciuto: «Arrivò nella sua Fiat 500 sgangherata con il manico della chitarra che spuntava dritto dal tettuccio dell’utilitaria. Appena iniziò a cantare, la gente restò come ipnotizzata. Con lui sul palco, si esibiva un altro ragazzo. Si chiamava Edoardo Bennato».

L'accusa: si era dimenticato degli amici di un tempo

Tony Esposito, Pino Daniele, Joe Amoruso, Tullio De Piscopo, James Senese e Rino Zurzolo.

(© Ansa) Tony Esposito, Pino Daniele, Joe Amoruso, Tullio De Piscopo, James Senese e Rino Zurzolo.

Napoli, amore e insofferenza, affetto e bisogno di aria.
Difficile è stato anche il rapporto con i musicisti napoletani nati e cresciuti con lui.
Per anni, al di là delle facili retoriche, il clima tra Pino Daniele e artisti come James Senese, Enzo Avitabile e tantissimi altri è rimasto quantomeno tiepido: l’accusa nei confronti del blues man del Cavone era «di aver fatto i soldi da solo e di aver dimenticato gli amici di un tempo», fino al punto da essersi costruito una band da cui erano stati «eliminati tutti i nomi storici del Neapolitan sound più prestigioso».
Ragioni e torti, ripicche mai elaborate, affetti e frustrazioni. Sentimenti forti.
LA REUNION SOLTANTO NEL 2008. Fu solo nel 2008, con il grande concerto in piazza del Plebiscito, che Pino volle finalmente riunire sul palco i vecchi amici, primo fra tutti proprio lui, James Senese, il sassofonista nero-partenopeo di Napoli Centrale dal destino complicato ma molto simile a lui per indole, carattere, modo di intendere l’amore infinito per la propria terra.
A quel concerto, Pino invitò pure Gigi D’Alessio e Nino D’Angelo, lontani anni luce fra loro e dal suo modo di fare musica: una prova ecumenica, un mettersi in gioco unico e coraggioso.
La sera del 31 dicembre 2014, ultimo dell’anno, in piazza del Plebiscito a Napoli ha cantato Gigi D’Alessio (tra gli ospiti di calibro, il bluesman Enzo Avitabile).
LA LEGA DEFINITA «UNA VERGOGNA». Pino Daniele era a Courmayeur, come al solito lontano da Napoli, dove ha cantato tra l’altro ‘o Scarrafone, uno dei suoi pezzi più taglienti, “dimenticando” la seconda strofa del testo, quella in cui la Lega Nord viene definita «una vergogna».
Casualità? Improbabile, perché di recente l’artista aveva dichiarato che «ormai tutto in politica è una vergogna, mica solo la Lega».  E che sull’emergenza rifiuti a Napoli «per la prima volta» si era trovato «d’accordo con Umberto Bossi».  

© RIPRODUZIONE RISERVATA

MONICAMARTE 10/gen/2015 | 15 :21

Vera SIMBIOSI tra Pino ed i Napoletani
SIMBIOSI Pino e Napoletani
mai una parola è stata così chiara e centrata nella definizione
Pino Daniele era ed è Napoli, Pino Daniele è l'espressione più vicina alla quasi totalità del popolo Napoletano,
Pino Daniele non cantava o suonava o interpretava, perchè era lui stesso qualcosa di straordinario
di unico, un mix tra arte e genio, il fatto che sia nato ed abbia vissuto a Napoli gli ha dato ovviamente 100 marce in più, l'umanità che hanno i Napoletani non la si trova da nessuna parte
infatti oltre ad avere grandi sentimenti, tanta passione etc. hanno tutto elevato alla potenza 3 (cubo)
proprio lo ha musica dalla sua voce uscivano suoni che nessuno strumento musicale potesse imitarlo Pino Daniele era ed è l'essenza, l'estratto con il quale poi attingono milioni di persone.
una sola canzone ha interpretato ed è "o sole mio" ma disse che era una cosa che si sentì di fare dopo averla ascoltata da Elvis.
Quindi Pino essendo originalissimo voleva, desiderava, continuamente confrontarsi con altre realtà musicali, fino a intersecarle, ad intrecciarle, dando vita a nuove e grandi emozioni,
La chitarra per lui diventava sempre più importante, sempre come elemento espressivo oltre alla sua voce, voleva essere sempre più bravo tecnicamente per materializzare quello che voleva comunicare, nella canzone Pigro si riferisce alla sua chitarra, insomma non perchè è accaduta questa tragedia ma simile a Pino Daniele ne nasce (forse) uno ogni 700 anni

Gigi76 09/gen/2015 | 09 :46

aggiungo
scusatemi aggiungo che io come tutti i non più giovanissimi, siamo cresciuti con in sottofondo le canzoni di Pino Daniele, abbiamo amato e regalato le sue canzoni alle nostre ragazze, e le stesse canzoni ci hanno accompagnato nei momenti più difficili della nostra vita.
Ciao Pino.... buon viaggio

Gigi76 09/gen/2015 | 09 :44

bhè
sono sicuro che il rapporto tormentato con i napoletani ce lo aveva.
penso che sia dovuto al fatto che era una persona molto riservata e schiva, non amava il trambusto e la caciara (forse per via del cuore) e come sappiamo (da campano) tutti i napoletani sono molto calorosi e accorati, si è visto per i funerali....
forse questo è il motivo del suo amore/odio

MONICAMARTE 06/gen/2015 | 16 :23

??? L'accusa: si era dimenticato degli amici di un tempo?? ha appena terminato la tourè con loro
Assurda L'accusa del giornalista,si era dimenticato degli amici di un tempo!

Pino Daniele è tornato sulle scene live con lo spettacolo Nero a Metà.
Sul palco la band composta da James Senese al sax, Gigi De Rienzo al basso, Agostino Marangolo alla batteria, Ernesto Vitolo al piano e Rosario Jermano alle percussioni, Rino Zurzolo al contrabbasso, Elisabetta Serio al piano e la partecipazione di Tullio De Piscopo: sabato 6 allo Zoppas Arena di Conegliano Veneto (Treviso), special guest Mario Biondi; giovedì 11 al PalaFlorio di Bari, special guest Alessandra Amoroso.
(In tournée a dicembre: sabato 13 al Palalottomatica di Roma; martedì 16 e mercoledì 17 al PalaPartenope di Napoli; lunedì 22 al Mediolanum Forum di Assago, Milano).

ed solo a NAPOLI al palapartenope il recente 17 Dicembre 2014
Questa canzone in ANTEPRIMA
è stata presentata solo in un concerto al Palasport di Napoli.
Sud, scavame ‘a fossa, / voglio muri’cu te! / Mmiez’‘e penziere d’'a gente /dint’‘a chest’aria ‘e turmiente. / Sud, scavame‘a fossa, / voglio muri’cu te... /‘Ncopp’'o presepio a Natale,/dint’a‘nu cuopp’‘e giurnale.
E ogge, ca i’ passo ‘a ‘nu munno a n’ato, / a me mme pare quase tutt’‘o stesso.
‘E mamme,‘e figlie,‘e viecchie,‘e mariuole,/si stanno a Sud / fanno cchiù rummore.
Nuje nun simmo mangiaspaghetti, / nuje nun simmo né terrone e né fasciste: / nuje ch’ammo jettato ‘o sanghe / int’a sta Storia, / partimmo pe’ turna’ / addo’ simmo nate.
Partimmo, pe’ gghì a truva’ / chello ch'ammo lassato.
Ma pecché? / Sud, scavame ‘a fossa, / voglio muri’ cu te!
TRADUCO
Sud, scavami la fossa, voglio morire con tè in mezzo ai pensieri della gente, dentro quest'aria di tormento
Sud, scavami la fossa, voglio morire con tè, sul presepio di Natale, dentro un coppo di giornale.
Ed oggi che io passo da un Mondo ad un'altro, a me sembra tutto lo stesso.
Le madri, le figlie, le vecchiette, le ladre, se stanno al sud fanno più rumore.
Noi non siamo mangia spaghetti, non siamo nè terroni nè fascisti, noi che abbiamo sudato sangue dentro questa storia, partiamo per tornare dove siamo nati.
Partiamo, per andare a trovare quello che abbiamo lasciato.
Ma perchè? Sud, scavami la fossa, voglio morire con tè!

MONICAMARTE 06/gen/2015 | 02 :25

PINO DANIELE AMAVA Tantissimo i Concittadini Rapporto Tormentato SI con qualche giornalista
IL CANTANTE che amava Napoli e non i Napoletani? ASSURDO! se ci fosse ancora Pino denuncerebbe chi ha scritto queste cose, (se le leggeranno, forse i familiari faranno qualcosa) infatti Pino a dato tantissimo a Napoli come Napoli ha dato tantissimo a lui, eravamo in simbiosi!
aveva un rapporto Tomentato? SI, Certo, con i giornalisti che scrivono bugie! Napule è Mille Colori, ha mille sfaccettature, si sà, ma sono proprio queste contraddizioni che la rendono così, Pino lo scrisse, i Napoletani sono al primo posto come ospitalità, donazioni etc. insomma in un Mondo che diventa sempre più freddo ed apatico Napoli spicca per la tantissima Umanità. certo ci sono purtroppo anche dei deficienti che rovinano l'immagine, ma la stragrande maggioranza dei cittadini Napoletani ...Tene o Core Grande anzi Grandissimo.
Quando si è amati tanto da Milioni di persone, anzi tantissimo ... anzi di più, accade come anche accaduto ad altri, vedi l'esempio di Lavezzi (ex calciatore Napoli) che si bloccava mezza Napoli appena lo riconoscevano in un negozio, certo all'inizio è bello avere tanta dimostrazione d'affetto, ma poi con gli anni si rischia di perdere la libertà di fare anche le cose più semplici, ed è questo che ha costretto tanti artisti a trasferirsi altrove, anche a Pino è accaduto ciò infatti, inizialmente si spostò nel Lazio ma anche lì non era abbastanza tranquillo e decise poi di andare in Toscana in un posto molto isolato, ma da qui a dire che non amava i Napoletani è davvero pura follia, certo aveva un carattere molto forte e selezionava gli intimi.
Da una recente intervista effettuata da SKY gli fecero rivedere i suoi vecchi amici ex band e lui dichiarò di essere disponibile e felice di riorganizzare delle cose insieme a loro Nell’ottobre del 2007 fu rinviato a giudizio per diffamazione nei confronti di Umberto Bossi: ospite d’onore al Festival di Sanremo del 2001, durante una conferenza stampa aveva detto: «Bossi che canta Maruzzella? È un uomo di merda. Mi fa schifo»
Abbiamo perso uno dei più grandi Cantautori che rappresenta il nostro Paese Ma i Napoletani hanno perso di più, abbiamo molto, abbiamo perso troppo!(nel titolo..Cantante..? il diminutivo è solo un'altro errore? o ce dell'altro?)
insomma, purtroppo questo è ancora un altro articolo infelice dell'autore, ha scritto esattamente il contrario di tutto, probabilmente ha una sua visione, molto, ma... molto personale, solo sua!
Ciao Pino, un bacio!

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