Pompei, altro crollo: giù muro di una bottega

Cedimento causato dalla pioggia.

03 Marzo 2014

In poche ore la pioggia ha sbriciolato tre diverse strutture negli Scavi di Pompei.
E come già accaduto più volte, il dito viene puntato contro gli enti predisposti alla tutela del patrimonio artistico italiano, rei di non intervenire con restauri di estrema emergenza per mettere in salvo secoli di storia.
Le ultime ''vittime'' dell'incuria sono emerse tra la serata del primo marzo e la mattina del 2 negli: i muri si sono sbriciolati sotto la pioggia insistente, il peso del tempo e i mancati interventi di restauro.
I cedimenti avevano riguardato inizialmente il Tempio di Venere e un muro di una tomba della necropoli di Porta Nocera.
CROLLI CAUSATI DALLE PIOGGE. Ma i due cedimenti non sono rimasti isolati e nella mattinata del 3 marzo, a crollare è stato un muro di due metri, parte della struttura di una bottega chiusa al pubblico.
Il costone dell'edificio chiuso al pubblico, nell'area di via Nola nella regione V, insula 2, civico 19, si è così sbriciolato a causa delle intemperie meteorologiche, con il costone di terra che ha pressato l'area a causa delle infiltrazioni d'acqua.


PUGLISI (UNESCO): «SENZA INTERVENTI CROLLA TUTTO». Una situazione che, come già rilevato da diverso tempo, è di estrema emergenza. Il presidente della commissione nazionale italiana per l'Unesco Giovanni Puglisi, ha detto chiaramente che non c'è più tempo da perdere «dal punto di vista burocratico» e che bisogna intervenire: «Occorre un piano di interventi straordinario che metta in sicurezza l'intera area perché se questi terreni non hanno un drenaggio forte delle acque piovane è chiaro che Pompei è destinata a crollare per intero», ha detto Puglisi, che ha parlato di «situazioni annunciate».
RIUNIONE MARTEDÌ 4 MARZO. Immediata è giunta la convocazione, da parte del neoministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, di una riunione operativa su Pompei, in programma per martedì 4 marzo alle 10.30 al Mibact.
Franceschini ha chiesto un rapporto dettagliato sulle motivazioni dei crolli nel sito archeologico degli ultimi mesi.
Il nuovo titolare del Mibact vuole valutare l'efficacia degli interventi di ordinaria manutenzione e lo stato del Grande Progetto Pompei.
Al tavolo pronti a partecipare il Soprintendente incaricato Massimo Osanna, il direttore generale delle antichità, Luigi Malnati, il direttore generale del Grande Progetto Pompei, generale Giovanni Nistri, tutti di recentissima nomina da parte dell'ex ministro Massimo Bray.
Franceschini ha chiesto proprio a Nistri e Malnati chiarimenti sulle ragioni degli ultimi due crolli negli Scavi di Pompei.
«STATO DI CONSERVAZIONE COMPROMESSO». «Il Tempio di Venere era l'avamposto della città verso il mare. Il suo stato di conservazione era da tempo compromesso. Per quanto riguarda la necropoli di Porta Nocera, si tratta della più rilevante, per numero e importanza di monumenti funerari, tra quelle rinvenute nell'area archeologica», ha affermato l'architetto Antonio Irlando, responsabile dell'Osservatorio Patrimonio culturale, che punta il dito contro «un vuoto gestionale senza precedenti».
«LO STAFF NON ANCORA INSEDIATO». Irlando ha ricordato che «la nomina del soprintendente Massimo Osanna non è stata ancora perfezionata dalla Corte dei Conti e incombono su di essa alcuni ricorsi amministrativi. Inoltre il direttore generale del Grande Progetto Pompei e il suo vice sono di fatto impossibilitati a operare in quanto lo staff di 25 persone che li dovrebbe supportare nel difficilissimo compito di dare impulso al piano per la città non è stato ancora insediato».
MURATURA GIÀ PUNTELLATA. Nel Tempio di Venere, sono cadute pietre dalla spalletta del quarto arcone sottostante la struttura. La muratura, interessata da alcune lesioni, era già stata puntellata. Più grave il crollo avvenuto nella prima mattinata del 2 marzo, che ha interessato il muro di una tomba della necropoli di Porta Nocera, prospiciente l'antica strada. Il muro serviva da contenimento del terreno in cui erano state poste le sepolture ed era pertanto costruito contro-terra.
«Si è provveduto a chiudere tutti gli accessi alla necropoli», ha assicurato la Sovrintendenza speciale di Pompei, «che rimarrà chiusa al pubblico fino al completamento delle verifiche del caso e al ripristino del muretto».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Gigi76 04/mar/2014 | 09 :57

fate una cosa...
radetela al suolo.....
sentire degli imbecilli che si atteggiano ad esperti dire che ci sono i crolli perchè le piogge sono state troppo abbondanti è proprio sentirsi prendere per il culo....come se in tutti questi secoli non si fosse mai avuta una pioggia più intensa.......
radiamola al suolo, visto che la manutenzione e il restauro non si portano a termine, evitamo che si faccia male qualcuno..... oppure chiediamo alla camorra di metterci mano, visto che è questo il modo di fare qualcosa al sud Italia.... forse la malavita riuscirà a fare qualcosa in più dello stato italiano (ovviamente la mia è solo polemica, ma molte persone ragionano proprio così)

giodygio 03/mar/2014 | 13 :50

Lasciare pompei in mano all'Italia e' come lasciare un gioiello delicato in mano a dei bambini incoscenti...
per favore che qualcuno espropri questo gioiello all'Italia che proprio non sa gestire.

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