Priebke, in 40 alla messa di don Abrahamowicz

Il lefebvriano: «Le leggi di guerra non sono colpa del soldato».

19 Ottobre 2013

Erich Priebke in una foto d'archivio.

(© Ansa) Erich Priebke in una foto d'archivio.

Sono andati in 40 alla messa in onore di Erich Priebke che il religioso negazionista don Florian Abrahamowicz ha officiato nella 'Domus Marcel', sua residenza a Paese (Treviso).
L'evento è stato blindato da un fitto cordone di polizia e carabinieri.
Lo stesso don Abrahamowicz ha spiegato di aver rivolto personalmente un invito alle associazioni di estrema destra a non intervenire se non attraverso singoli elementi e senza manifestare in modo collettivo.
SIMULACRO DEL FERETRO. All'esterno della cappella è stato eretto un catafalco al di sotto del quale è stato collocato un simulacro del feretro dell'ufficiale nazista morto alcuni giorni fa.
L'unico esponente di una pubblica autorità presente è Loris Mazzorato, sindaco leghista di Resana (Treviso), il quale ha spiegato la sua scelta accomunando la necessità di Priebke, figura comunque condannata, di eseguire ordini superiori con quella dei primi cittadini costretti ad obbedire a disposizioni statali contrarie alla propria volontà.
«Le leggi orrende della guerra ancorate nel diritto internazionale non sono colpa del semplice soldato», ha detto don Abrahamowicz nel corso della sua omelia.
«UN ATTO DOVUTO PERCHÉ È MORTO DA CATTOLICO». «Il requiem per Priebke è un atto dovuto in quanto Priebke è morto da cattolico. Questo requiem non è un funerale perchè la salma non c'è. Si prega per il defunto e si applicano al defunto i meriti della morte e della risurrezione di Gesù Cristo realmente presente nel santo sacrificio della messa. Insomma, si prega per il povero peccatore Priebke. Ma attenzione: peccatore sì, criminale di guerra no».
Il sacerdote ha quindi aggiunto di voler prendere le distanze «da tutti (certi tradizionalisti compresi) che ritengono che Erich Priebke sia colpevole delle rappresaglie avvenute alle Fosse ardeatine È per riparare questa menzogna e calunnia nei suoi confronti che desidero larga diffusione di questo requiem. Mi sento il dovere di difendere colui che mi disse: 'Avranno la mia vita ma non il mio onore'».

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