Processo Grandi Rischi: un contributo affinché giustizia sia fatta

Un commento e qualche precisazione all’articolo di Ranieri Salvadorini del 10 aprile 2014.

07 Maggio 2014

Gentile dottor Salvadorini,

Ho letto il suo articolo L'Aquila, processo Grandi rischi: ambiguità e mistificazioni (10 aprile 2014), e mi complimento con Lei, perché lo trovo in certo senso convincente.
Se permette, vorrei  solo segnalarle alcune imprecisioni e (piccole) inesattezze, correggendo le quali lei, secondo me, potrebbe migliorare il suo elaborato, diminuendo anche gli attacchi che, forse inavvertitamente, lei rivolge al giudice:

1) Leggo: «Nel processo de L’Aquila alcuni scienziati sono stati valutati e condannati per il loro cattivo operato: negligenza, informazioni fuorvianti, accondiscendenza al potere politico».
Scrivendo così lei dà l’impressione di non aver letto la sentenza (errore da evitare!), la quale non parla di «accondiscendenza al potere politico».
Se mi consente, lei sembra  implicitamente accusare il giudice di aver omesso di esplicitare nella condanna proprio una delle accuse più interessanti (il suo punto 6), il che, mi pare, rovina un poco il suo sostegno alla sentenza.
1b) Lei scrive: «I riferimenti agli studi scientifici sono marginali e del tutto ininfluenti in termini penali». D’accordo. Però, anche qui, il giudice alla sua discussione scientifica-tecnica (un centinaio di pagine) sembra tenerci tanto! Si potrebbe quasi pensare che, non potendo – o non volendo -  esplicitamente condannare gli scienziati per non aver previsto il terremoto, il giudice cerchi di fare in modo che il lettore li condanni da solo. Quindi, perché andargli a rompere le uova nel  paniere?

2) Lei scrive: «Boschi ha scritto che la comunicazione è compito esclusivo della Protezione civile. Falso». Non potrebbe esprimere meglio il suo parere. Però, anche se capisco il suo entusiasmo,  Le raccomanderei di  andarci piano, perché la tesi di Boschi  è la tesi del Giudice (Motivazione, in particolare la Sez.3.6, e più in particolare ancora le pagine 171 e 173 della versione in 800 pagine reperibile sul sito INGV).
2b) Di seguito lei scrive: «La legge istitutiva della Protezione civile (225/1992, articolo 3) non separa nettamente le sue (della Commissione grandi rischi-Cgr) responsabilità da quella dei consulenti tecnico-scientifici».
Qui purtroppo l’articolo che lei cita è in vigore solo dal maggio 2012. Conseguentemente, la definizione di «Previsione» che lei fa propria, non è quella che il giudice ci ripete più volte (sette, mi pare) nella Motivazione. Certo lei capisce che, con queste citazioni sbagliate, uno che abbia letto la Motivazione potrebbe concludere che lei non l’ha probabilmente mai vista. Anche se fosse vero, se io fossi in lei cercherei di evitare di dare questa impressione.
2c) Suggerirei anche di non caricare troppo la mano sulla storia che la riunione durò mezz’ora. Magari è vero, ma si rischia di perdere credibilità, perché il Verbale, la Bozza e il Giudice stesso dicono che durò un’ora (Motivazione, p.187).
2d) L’Assessore Stati, secondo il Giudice Billi, almeno in riunione fu più che un «dirigente», ma (sebbene ignara di esserlo) fu promossa dal giudice a membro della Cgr, insieme ad altri cinque partecipanti (Motivazione p.168).
Qui abbiamo un interessante problema che Lei potrebbe utilmente esplorare. Da un lato abbiamo una Bozza di verbale, documento non ufficiale, da cui risulta che la Stati (membro della Cgr secondo il Giudice e  testimone poco attendibile – o almeno, il Suo punto 6 non ispira fiducia nel personaggio) si sentiva «rassicurata» e si proponeva di rassicurare la popolazione; dall’altra abbiamo un telegramma, documento ufficiale, che fu indirizzato «cinque giorni prima del sisma» ad una serie di appropriati destinatari (La Repubblica, 18 aprile 2009) dal sindaco Cialente, anch’egli membro della Cgr secondo il giudice, e testimone quanto meno controverso, evidentemente poco o nulla «rassicurato».
Infatti nel telegramma si chiedeva  la proclamazione dello stato di emergenza. Come si conciliano questi due documenti? L’istanza di proclamazione dello stato di emergenza, purtroppo, il giudice Billi ha omesso di citarla e commentarla nella sua pur lunga Motivazione, come non ha citato la deposizione di Cialente, del 7 dicembre 2011.
Sia chiaro che capisco come il giudice possa pensare che, purché giustizia sia fatta, sia giusto citare unicamente le deposizioni dei testi che sostengono la buona causa. Tuttavia, secondo me, lei, che è giornalista e non Giudice, la storia dello stato di emergenza la potrebbe citare, anche solo per mostrare che è al tempo stesso informato e indipendente. Oltretutto, si metterebbe al riparo da possibili critiche. Comunque, questo  è solo un parere che naturalmente Lei è libero di ignorare (come gli altri).

3) Lo scarico di energia non fu mai avallato dalla Cgr. De Bernardinis lo menzionò in un’intervista tenuta non il 30, come scrive lei, ma il 31 marzo (un’altra di quelle piccole inesattezze che rovinano la buona impressione che il suo testo darebbe), subito prima di diventare, secondo il Giudice Billi, anche lui membro della Cgr. 
L’intervista fu messa in onda dai media dopo la riunione, dando l’impressione che ne riassumesse le conclusioni. Capisce anche lei che anticipando, sia pure per errore, la data dell'intervista, lei, certo involontariamente, ingigantisce la svista dei media. Suggerirei di lavorare un poco di più su questo punto, per eliminare il sospetto che ci sia un concorso di colpa da parte dei media. Se no, magari va a finire che condannano loro e assolvono gli imputati!   
3b) In più, lei titola l’ultimo sottoparagrafo del suo punto 3 come Il silenzio sull’argomento (dello scarico di energia). Io ci starei attento: l’argomento del silenzio è a doppio taglio. Se da un lato risulta che nessuno insorse, «il silenzio» vuol anche dire che il concetto fu ignorato, probabilmente anche perché Bertolaso, non essendo geofisico, non faceva testo. Ma non le pare che dire che il silenzio calò sull’argomento danneggi non poco il suo punto 6? Qui lei cita una sola «istruzione» indirizzata da Bertolaso alla Cgr, cioè «diranno che è una situazione normale, sono fenomeni che si verificano, meglio che ci siano 100 scosse di 4 scala Richter piuttosto che il silenzio, perché 100 scosse servono a liberare energia e non ci sarà mai la scossa, quella che fa male».  Ma – come lei dice nel punto 3 - la Cgr lasciò cadere il parere di Bertolaso  nel «silenzio». Citando un’unica istruzione, che non fu seguita, non le pare che diventi difficile crederle quando parla di «accondiscendenza al potere politico»? Magari poi va a finire che un lettore si convince del contrario di quello che lei intende!
Fortunatamente, quanto fu detto in sede di riunione è irrilevante, perché il verbale divenne noto solo dopo il terremoto. Se mi permette di darle un consiglio spassionato, lei dovrebbe curare un poco di più il prima e il dopo: perché dovrebbe rovinare un altrimenti eccellente articolo citando leggi non ancora in vigore, interviste tenute prima della riunione da un non (ancora?) membro come se fossero della Cgr, e  bozze di verbale ignote alla popolazione?

4) Le suggerirei di mettere un po’ più di entusiasmo nel Suo punto 4.  Dice bene che «in certe situazioni i membri di un’organizzazione debbano essere consapevoli della propria e della altrui condotta. E di quello si risponde, secondo la legge, a maggior ragione se l’organizzazione è istituzionale (per esempio un’equipe medica)».
Verissimo, ma il giudice Billi ha assai fatto di meglio, e secondo me lei potrebbe lodarlo esplicitamente per il suo coraggio. Difatti ha preso sei ignari partecipanti alla riunione e li ha nominati d’autorità, dopo un paio d'anni, componenti della Cgr, raggiungendo così il numero legale perché la riunione fosse di fatto una riunione della Cgr, e quindi si potessero senz’altro applicare i sacrosanti principi che lei cita. Come ho detto, questa azione è un gesto di vero coraggio, per evitare che la riunione fosse considerata solamente una riunione di un gruppo di esperti. Gli imputati non-Cgr dovrebbero quindi essere fieri del loro sacrificio perché giustizia sia fatta, e sono certo che anche lei lo sarebbe se fosse stato presente in sala e il giudice avesse scelto lei come membro della Cgr. Sono anche certo che lei, se condannato, saprebbe ben dare al popolo italiano un esempio di quella rassegnazione che purtroppo non vediamo negli imputati, che si ostinano a prepararsi per l'Appello.

5-6) Gran parte di quello che dice al punto 5 mi era ignoto e l’ho appreso con vivo interesse. Trovo anch’io indegno che non si pubblichi una lettera in un dibattito adducendo come scusa l’eccessiva lunghezza.  
Invece, secondo me, oltre a migliorare la coerenza tra il Suo punto 6 ed il Suo punto 3, bisognerebbe approfondire un poco al punto 6 in che modo un eccidio di aquilani potesse giovare a Bertolaso o a chi per esso.

In conclusione, penso che con un poco  più di precisione e attenzione all’ordine temporale (e più accortezza nei confronti del Giudice) il suo potrebbe diventare un ottimo lavoro.

Buona fortuna,

Giacomo Cavallo,
Milano

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