Rom e sinti, le comunità nomadi in Italia: i miti da sfatare

Sono 170 mila nel nostro Paese. E oltre la metà ha la cittadinanza.

di

|

25 Ottobre 2013

Leonarda Dibrani, l'adolescente rom espulsa da Parigi con la famiglia il 9 ottobre 2013, e finita al centro di una polemica internazionale, è nata in Italia, da madre italiana e padre kosovaro.
Si potrebbe definirla marchigiana, visto che è cresciuta a Fano fino al 2008.
Una rom italiana? Certo. E non è l'unica. Perché, anche se in pochi lo sanno, oltre la metà dei rom e sinti che si trovano sul territorio nazionale ha la cittadinanza italiana. Vive in case vere. E talvolta ha un lavoro come dipendente.
Ecco le cose da sapere sulle persone che chiamiamo, genericamante, zingari. Un elenco stilato con l'aiuto di Maurizio Pagani, presidente di Opera nomadi Milano, e Dijana Pavlovic, vicepresidente dell'associazione Rom e sinti insieme.

1. Oltre la metà degli zingari ha la cittadinanza italiana

  • Un rom italiano dietro una bandiera tricolore (©Getty Images).

In Italia i cosidetti zingari sono 170 mila, appartenenti a due etnie: i rom e i sinti.
Si differenziano principalmente per dialetto, provenienza geografica e occupazione. I rom, arrivati prevalentemente dall'Est Europa, si sono tradizionalmente dedicati al commercio di rame e ferro; i sinti, originari delle regioni del Nord e dell'Ovest del Vecchio Continente, hanno una lunga tradizione come giostrai e circensi. 
A dispetto degli stereotipi, oltre la metà di loro è italiana. Molti lo sono da generazioni, alcuni addirittura da secoli.
APPENA IL 30% ARRIVA DALLA ROMANIA. Secondo fonti storiche i primi ad arrivare furono i rom abruzzesi, giunti via mare dai Balcani nel 1300, circa 200 anni prima che i sinti, spesso identificati come 'zigani italiani', giungessero dal Nord Europa.
Solo tra il 30 e il 35% dei rom presenti in Italia proviene invece dalla Romania, anche se il nome induce spesso in inganno. Un altro 10-15% viene dai Paesi della ex Jugoslavia.

2. Solo un quarto degli zingari vive nei campi nomadi

  • Una donna rom tiene in braccio un bambino in un campo nomadi (©Getty Images).

Secondo un'indagine della commissione Diritti umani del Senato, sono solo 40 mila i rom e i sinti distribuiti nei vari campi nomadi in Italia. E anche il termine 'nomadi', ormai, risulta impreciso.
Dopo secoli in perenne movimento per sfuggire a carestie, guerre e persecuzioni, le popolazioni zingare sono ormai diventate sedentarie. Ciò nonostante il nomadismo rimane nella loro cultura e nella loro filosofia di vita.
IL MODELLO DELLA FAMIGLIA ALLARGATA. Così alcuni di loro continuano a vivere in baracche e roulotte, organizzati in gruppi costruiti sulla base della famiglia allargata, in condizione di costante precarietà, pronti a fare i bagagli e partire al primo sgombero.
Gli altri, invece, hanno optato per case e condomini verticali, integrandosi nel tessuto abitativo del Paese ospitante, e spesso sono restii a definirsi rom o sinti per via dei pregiudizi sulle due etnie.
SENZA ACQUA CORRENTE. Secondo una ricerca della fondazione Casa della carità, condotta attraverso un questionario distribuito a 1.500 rom e sinti (un campione rappresentativo di circa il 10% del totale), il 24% vive in insediamenti 'abusivi', il 41 in campi regolari, il 32% non ha acqua calda e il 23% nemmeno quella fredda corrente.

3. Soltanto uno su tre lavora; uno su cinque si diploma

  • Uno striscione in una manifestazione contro il razzismo a Roma (©Getty Images).

I livelli occupazionali, secondo dati sempre della fondazione Casa carità, sono molto bassi.
Solo il 34,7% degli intervistati ha dichiarato di avere un lavoro, contro il 44,3% complessivo italiano rilevato dall'Istat all'epoca della ricerca (2012).
Molti di loro sono lavoratori autonomi, solo il 6,7% è dipendente.
Ma i problemi di integrazione cominciano da prima, fin dall'infanzia. I dati sull'istruzione parlano di un 30% dei bambini che frequentano la scuola, ma, tra questi, solo uno su cinque riesce ad arrivare fino al diploma di scuola superiore.

4. Non rapiscono i bambini: in 30 anni solo un caso

  • Due bambini rom in un campo nomadi (©Getty Images).

Una ricerca della onlus Geordi, risalente al 2006 (l'ultima disponibile sul tema), ha segnalato che in quell'anno sono stati 2.384 i minori non rom transitati dai Centri di giustizia minorile nelle regioni del Centro Italia, a fronte di 1.434 minori rom: oltre il 50% dei casi, dunque, riguarda giovani 'nomadi'.
NOTIZIE FALSE. Eppure alcuni falsi miti sono da sfatare. Primo fra tutti quello che vorrebbe gli zingari rapitori di bambini, rilanciato dal caso dell'«angelo biondo» trovata in un campo nomadi in Grecia.
Una ricerca curata dall'università di Verona ha evidenziato come i circa 30 casi di cui si è data notizia nel periodo fra il 1985 e il 2007 si siano rivelati tutti infondati.
UNA SOLA CONDANNA IN ITALIA. C'è un solo precedente di condanna: quella della giovane accusata di aver rapito una bambina a Ponticelli, nel 2008. Un caso che portò all'assalto e all'incendio di un campo da parte dei residenti e di affiliati alla camorra. Ma le uniche prove furono le testimonianze della madre della bambina e dei suoi parenti.
 

5. Sono una minoranza senza tutele

  • Agenti di polizia durante lo sgombero di un campo rom (©Getty Images).

Rom e sinti sono a tutti gli effetti una minoranza, ma non sono mai stati riconosciuti come tale. La legge 482 del 1999, che identifica 12 gruppi linguistici minoritari da tutelare nella Penisola - tra cui il catalano parlato ad Alghero (in Sardegna), il greco, l'albanese - non include idiomi romanì (cioè quelli parlati indifferentemente da rom e sinti).
Il nomadismo di questi gruppi (ormai quasi inesistente nei fatti) è stata la giustificazione dell'esclusione di questi gruppi dalla normativa che ha attuato la Convenzione-quadro per la protezione delle minoranze nazionali, approvata dal parlamento Ue il primo febbraio 1995.
INSEDIAMENTI RICOSTRUITI. Anche l'approccio delle istituzioni nell'affrontare la questione abitativa è sempre stato improntato all'assimilazione.
Spesso si è partiti dal presupposto di cancellare i campi e trasferire la popolazione dentro case tradizionali, una soluzione che non può funzionare sempre.
Così i tentativi si sono spesso rivelati fallimentari: gli insediamenti, semplicemente, venivano spontaneamente ricostituiti da qualche parte. «Non si può negare un substrato culturale forte e radicato. Si deve ripensare il campo, renderlo più vivibile, ma si deve anche rispettare un bisogno abitativo diverso e più consono alla tradizione», ha spiegato a Lettera43.it Maurizio Pagani.
RIFIUTANO L'ASSIMILAZIONE. Quello denunciato dalle associazioni è un tentativo di assimilazione che non può essere accettato da chi ha alle spalle secoli di persecuzioni.
Lavoriamo per una «convivenza pacifica e bella», ha detto Dijana Pavlovic, «rifiutando l'assimilazione». Ma la strada da percorrere è ancora lunga e difficile.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

giar 26/ott/2013 | 10 :17

I pregiudizi nascono da ignoranza. Finalmente questo articolo dà un po' di fatti. Alla fine è emerso che anche il "rapimento" della bambina in Grecia non era affatto un rapimento. Al massimo un'adozione illegale. E ce ne sono tante anche di bambini slavi o neri nelle famiglie bianche europee o americane.

candido 26/ott/2013 | 07 :59

Il problema non sono loro...
Il problema sono le istituzioni italiane che hanno sempre fatto la voce grossa con le persone miti e civili lasciando libertà di azione alle persone incivili (perché questi signori sono semplicemente degli incivili).
Noi siamo condizionati da mille regole, quelle relative alla convivenza con le altre persone, quelle relative ai rapporti con le istituzioni, quelle imposte dalle istituzioni, quelle relative al codice civile, a quello penale, e a quello stradale etc....
Questi signori, sia che vivano in campi o in "civili" abitazioni, invece no.
Per certi ambienti benpensanti, obbligarci a convivere con questi individui, è il sistema per favorirne l'integrazione, tuttavia questo deve avvenire lontano dai loro salotti e i danni collaterali sono un prezzo che loro ritengono accettabile, tanto è tutto a carico della gente comune.
Però gli zingari o rom o sinti, o pigri , se ne fottono altamente di integrarsi, hanno il previlegio di una impunità, che per i loro schemi mentali, è il massimo che la vita possa offrire.
Non riguarda solo gli zingari, riguarda gli immigrati, riguarda ormai la disfunzione totale diffusa che tutti i giorni ci perseguita.
Abbiamo delle istituzioni autoreferenti che non hanno a cuore il benessere del popolo ma solo la difesa del loro status raggiunto nella maggior parte dei casi, senza meriti e senza passione, solo per convenienza personale e grazie all'appoggio del potere politico e religioso e anche ad un popolo bue che permette tutto questo, perché in fondo, un giorno potrebbe capitare, con la spinta buona, di entrare a far parte degli eletti.

frenk 26/ott/2013 | 01 :41

Naturalmente condivido quello che ha scritto gallero
Penso comunque che sarebbe bene tenere separati i Rom dai Sinti o giostrai, perchè non sono la stessa cosa e mi pare che il loro modo di vivere sia completamente diverso. Probabilmente i dati che riguardano le percentuali di lavoratori di queste due razze, riferiti nell'articolo, si possono considerare grosso modo giusti se si pensa ai Sinti o giostrai, come vengono più comunemente chiamati, invece mi viene da sorridere se si vuole far passare il concetto che tra i Rom, ci sia un 30 o 35% di lavoratori, perchè non è assolutamente vero. Io naturalmente non ho dati ufficiali per avvalorare quello che dico, ma mi fido di quello che vedo in giro e francamente non ho mai visto un Rom lavorare e la cosa mi sembra abbastanza palese e facilmente accertabile, se qualche giornalista si prendesse la briga di andare ad intervistare questi lavoratori Rom.

luponero 25/ott/2013 | 16 :11

Questo articolo rientra semplicemente nella baraonda mediatica di questi ultimi tempi,in cui sono tutti buoni come i pdiessini degli anni 90,tutti pronti ad aiutare il povero immigrato,il disadattato ed ora anche lo zingaro..Qui sono state veicolate informazioni tendenziose e di parte,come ad esempio il presunto "tradizionale"commercio di rame e ferro dei rom,ma stiamo scherzando!!,lo rubano,ne rubano così tanto che a Roma,per esempio,a volte si resta a piedi con intere linee ferroviarie regionali bloccate per ore a causa dei furti di rame..Per non parlare del discorso minori..non rapiscono bambini,che bravi eh,però ingravidano bambine di 12 anni che poi vanno in giro col pancione o col neonato a fare l'lemosina..o il taccheggio..E' assurdo che una comunità palesemente ostile e restia non all'assimilazione,ci mancherebbe, ma alla legalità e al decoro,non sia rispedita al mittente o quantomeno obbligata forzosamente ad adeguarsi alle nostre leggi,e che una parte dell'opinione pubblica(ovviamente chi vive km e km lontano da un campo rom..) abbia anche il coraggio di difenderli..

Gabriele Lippi 25/ott/2013 | 13 :22

Prima di risponde al commento, come autore dell'articolo e membro della redazione di Lettera43.it, faccio una piccola precisazione. Noi cerchiamo di riportare i fatti, e questo era l'intento dell'articolo. Non esprimere la nostra opinione.
Detto questo, penso che il primo problema da porsi sia "di chi parliamo?". Perché mi pare evidente che non si possa parlare di rom e sinti come se si trattasse di tutti i 170 mila presenti in Italia. In realtà gli zigani sono un gruppo molto eterogeneo, più di quanto siamo abituati a immaginare, e al suo interno vi sono italiani (tanti) e stranieri (un po' meno), bambini (tanti) e anziani (molti meno), lavoratori, onesti disoccupati, piccoli delinquenti. Come in ogni gruppo, del resto.
Per cui, affrontare il tema secondo la prospettiva "perché io italiano devo pagare per uno straniero" è piuttosto miope, dal momento che oltre la metà di loro sono cittadini italiani.
La criminalità è presente, certamente, e credo che l'articolo ne parli fornendo quei pochi numeri disponibili (sono dati estremamente difficili da rilevare per via di una serie di fattori). Quindi: il rom o il sinti che ha un reddito tale da poter pagare tasse e servizi è giusto che paghi tasse e servizi, quello che non ha reddito, esattamente come un altro cittadino italiano, dovrebbe godere degli stessi diritti.
Sui campi nomadi è ovvio che ci sia un problema di abusivismo, e che questo dovrebbe essere affrontato. La questione è: come affrontarlo. Tentando di inserire forzosamente e indiscriminatamente rom e sinti dentro condomini verticali o creando degli insediamenti regolari (in Italia ce ne sono) che ricalchino lo schema del campo?
L'unico intento dell'articolo, in conclusione, è quello di andare oltre stereotipi e luoghi comuni per provare a interrogarsi sulle origini della questione e sulle sue possibili soluzioni. Abbiamo provato a farlo fornendo dati numerici e ascoltando esperti. Se ci siamo riusciti siamo contenti, altrimenti ci dispiace.

Gabriele Lippi

gallero 25/ott/2013 | 10 :56

licenza di trasgredire
il problema non è tanto la razza,nè la tendenza nomade,ma di cosa (di legale)campino,e soprattutto perchè debbano essere protetti o assistiti dal contribuente innocente (tra l'altro,come noto,con le tasche in rosso di suo ),perchè furono perseguitati?non è certo un buon motivo,non è giusto che esistano colpe storiche a carico dei presenti,altrimenti cadremmo nella storia del lupo,che disse all'agnello:tuo padre bevve l'acqua nella parte alta del ruscello,e se lo mangiò;perchè vogliono essere nomadi?se l'essere nomadi comportasse il pagamento dei posteggi e dei servizi,non ci sarebbe problema,ma non è affatto così,il loro nomadismo è basato sull'illegalità,e produce solo disordine, irreperibilità,irresponsabilità;perchè rifiutano l'assimilazione?ma noi ci siamo dati un ordinamento per il quale paghiamo fior di soldi, doveri e responsabilità:i veri discriminati,insomma,e perseguitati ,addirittura dal nostro di legislatore(autoreferente)siamo noi assimilati;ma poi,l'art 4 Cost impone che ognuno contribuisca al Paese,dia,questi sol prendono;la protezione di questi popoli è fatto incivile,atteso che la civiltà è fatta di diritti e doveri,non di privilegi,e largamente infondati

Per scrivere un commento è necessario registrarsi oppure accedere con Twitter o Facebook: Loggati - Registrati

Dalla nostra HomePage
Libia, il risiko di Bengasi e della Cirenaica

Il no (dubbio) del parlamento di Tobruk al governo di unità complica gli scenari. Serraj perde consensi, Haftar guadagna terreno nell'Est. C'è il rischio scissione.

prev
next